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Estero
Papa Leone abbraccia Lampedusa, i momenti simbolo della visita storica
Oggi 04-07-26, 14:59
AGI - Lo sguardo rivolto verso il mare, all'estremo promontorio sud-orientale di Lampedusa, lembo di Europa più vicino alle coste africane. La mano appoggiata alla Porta d'Europa, monumento simbolo e di forte memoria collective per le tragedie del Mediterraneo. Papa Leone varca da solo la Porta e cammina verso gli scogli, si inerpica fino alla costa, sempre con lo sguardo rivolto al mare, mentre il forte vento gli fa volare lo zucchetto bianco (poi recuperato). Il fuoriprogramma di Leone resta una delle immagini più suggestive e potenti della sua visita pastorale a Lampedusa – della durata di circa 4 ore –, realizzato nel solco del suo predecessore Francesco che scelse proprio l'isola come meta del suo primo viaggio nel luglio 2013. La preghiera al cimitero per le vittime delle migrazioni Anche la visita al cimitero di Lampedusa per pregare davanti alle tombe degli invisibili. Leone è il primo Papa e primo leader mondiale a recarsi nell'area del camposanto dove sono sepolti i corpi dei migranti. Tra una quindicina di croci senza nomi o numeri, spicca quella del piccolo Youssef Ali Kanneh, originario della Guinea, inghiottito dalle acque ad appena sei mesi di vita. Di fronte a un disegno con l'arcobaleno, una fotografia senza cornice e una dedica in inglese: "Perché così presto figlio mio? Mamma e papà ti ameranno per sempre". Leone si inginocchia e depone una corona di fiori. Poi si raccoglie in silenzio in preghiera. L'appello alle istituzioni e la dedica a Papa Francesco È un abbraccio di pace, una carezza ai migranti, quello che Leone compie nell'isola simbolo dell'accoglienza, "luogo di approdo, speranza, umanità", come recita la targa, dedicata a Bergoglio, sul Molo Favaloro che da oggi porterà il nome di Francesco. Un abbraccio ma anche un appello all'Europa che ha una responsabilità "epocale" nell'affrontare la crisi migratoria. Lampedusa "è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti", afferma e nell'omelia della messa nel campo sportivo Arena, davanti a circa 4 mila persone, sottolinea il "potenziale unico" del Vecchio Continente. "L'Europa è in grado – in quest'area – di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. È un compito delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa". La condanna del disinteresse e il monito contro i muri "È tempo di riconoscere e affermare che l'appartenenza religiosa non deve mai diventare motivo di discriminazione, quasi che la fede abbia confini e non sia invece chiamata universale alla salvezza", scandisce Leone che rimarca come i morti nel Mediterraneo siano "vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate". "Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l'idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all'elaborazione di politiche organiche e condivise: tutto questo riproduce oggi la fretta di 'passare oltre'", la sua denuncia. "Prima di qualunque considerazione intellettuale e convinzione ideologica, l'impatto con chi giace davanti a noi, spogliato di tutto, chiama alla prossimità", continua il Papa che ricorda che il dramma di chi, fuggendo da guerre muore in mare, "ci interpella non meno di quanti sono sbarcati, bisognosi di attenzione e di soccorso". Il miracolo della compassione e il saluto in dialetto Leone ringrazia Lampedusa per "il miracolo della compassione" ed esorta a essere audaci affinché non si alzino "muri invisibili fra il mare dei naufraghi e quello dei vacanzieri", riprendendo anche le sue parole durante la tappa alle Canarie – durante lo scorso viaggio apostolico in Spagna – altro luogo simbolo delle migrazioni. Per il Pontefice "agli abissi del cuore umano e agli orrori della guerra, solo la misericordia sa rispondere con nuovi inizi", "non lasciamoci vincere dalla paura, ma guardiamo alle fatiche quotidiane come a un tempo di opportunità e testimonianza". "A voi, comunità di Lampedusa e Linosa, non manchi mai il respiro della fede, della speranza e della carità: 'O'scià!'", conclude con il saluto tipico dei lampedusani. L'incontro con il piccolo Leo e il regalo speciale "Caro Papa, sono super emozionato di incontrarti! 10 anni fa la mia storia è iniziata qui a Lampedusa. Ero da solo e avevo perso tutto, soprattutto la mia mamma", è il biglietto che il piccolo Leo, originario del Ghana, consegna a Leone insieme a un pallone da calcio, alla Porta d'Europa. Adottato da una coppia di Palermo, il bambino racconta la sua storia in poche righe: "Mi dicono che ho smesso di piangere solo quando mi hanno dato un pallone fatto di carta, da quel giorno il pallone è rimasto nel mio cuore e io non ho mai smesso di giocare. Spero tanto che questa palla che ti regalo adesso possa arrivare a un altro bambino e farlo felice proprio come me. Grazie". Leo legge al Papa il suo biglietto. È visibilmente ancora emozionato e anche il Papa, sorridente, lo è.
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