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Quanto si risparnia a comprare un iPhone (o un iPad) ricondizionato
Oggi 07-07-26, 13:23
AGI - Il ricondizionato non è più soltanto l’alternativa economica allo smartphone nuovo e sta diventando una scelta di consumo più matura, nella quale convenienza, qualità e sostenibilità cominciano ad avere lo stesso peso. È questa la traiettoria indicata da Jussi Lystimäki, Global ceo di Swappie, piattaforma europea specializzata nella vendita di dispositivi elettronici ricondizionati, dopo un 2025 chiuso per la prima volta con un ebitda positivo di 2,5 milioni di euro. Nel 2025 Swappie, fobdarta nel 2016, ha venduto circa 650 mila dispositivi e ha registrato un aumento del valore medio degli ordini, segnale di una fiducia crescente dei consumatori verso prodotti ricondizionati di fascia più alta. Un cambiamento che, secondo Lystimäki, può consolidarsi solo se l’intera industria continuerà a mantenere la promessa di qualità. Swappie chiude il 2025 con un EBITDA positivo di 2,5 milioni di euro: è un punto di svolta per l’azienda o l’inizio di una nuova fase di crescita più disciplinata? Il 2025 ha rappresentato sicuramente la dimostraziobe che un modello di business circolare può essere non solo sostenibile, ma anche profittevole e scalabile. Allo stesso tempo, consideriamo questo importante traguardo l’inizio di una nuova fase: una crescita più disciplinata e strutturata, basata su solidità operativa, attenzione alle economie unitarie e creazione di valore sul lungo periodo per i consumatori e per l’ambiente. Che cosa ha pesato di più nel raggiungimento della redditività: l’aumento dei volumi, il miglioramento dell’efficienza operativa, il valore medio degli ordini o la maggiore fiducia dei consumatori nel ricondizionato? Questo traguardo è il risultato di una combinazione di fattori. Sicuramente abbiamo beneficiato di un miglioramento delle economie unitarie e di una maggiore disciplina nelle operazioni. Ma un elemento chiave è stata l’evoluzione della domanda: nel 2025 non solo abbiamo venduto circa 650.000 dispositivi, ma abbiamo anche registrato un aumento del valore medio degli ordini. Questo significa che i consumatori hanno sempre più fiducia verso il mondo del ricondizionato e quindi che sono disposti a investire in dispositivi di alta qualità. Quanto è ancora distante il ricondizionato dal diventare una scelta davvero mainstream nel mercato europeo degli smartphone e che il ricondizionato non è più percepito solo come alternativa economica al nuovo? Da sempre la nostra missione è proprio questa: rendere il ricondizionato una scelta mainstream. I risultati che abbiamo ottenuto nel 2025 ci rassicurano ma sicuramente c’è ancora molta strada da fare. Il cambiamento più rilevante è qualitativo: il ricondizionato non è più visto solo come alternativa economica, ma come una scelta affidabile in grado di unire convenienza, qualità e sostenibilità. È un cambiamento strutturale nelle abitudini di consumo, e per noi è il segnale più importante. C’è però un aspetto importante da tenere a mente, questa crescita è dovuta alla fiducia dei consumatori nel ricondizionato che viene dal mantenimento della promessa di qualità dai parte di tutti i player dell’industria. Solo mantenendo questa promessa l’industria potrà continuare a crescere e diventare veramente mainstream. In Europa oltre la metà dei consumatori conserva ancora i vecchi smartphone in casa. Qual è l’ostacolo principale che impedisce alle persone di rivendere o rimettere in circolo i propri device? Sulla base di quanto emerge dalle nostre analisi, c’è una componente legata alla consapevolezza e alla semplicità del processo; molti consumatori non hanno piena contezza del valore economico del proprio dispositivo o trovano complicato rivenderlo. Oltre la metà degli europei conserva ancora i vecchi smartphone in casa e solo una minoranza decide di rivenderli o di riciclarli. Il nostro obiettivo è proprio trasformare questo “possesso passivo” in partecipazione attiva all’economia circolare, offrendo un’esperienza semplice, trasparente e affidabile. Guardando più nello specifico al comportamento degli italiani, invece, è la componente emotiva a imporsi: un italiano su tre dichiara di sentire un vero e proprio legame emotivo con il proprio smartphone, che per il 70% della popolazione rappresenta un alleato contro la noia e per il 56% perfino per combattere la solitudine. Questo legame emotivo fa sì che, al cambio di telefono, quasi sempre il vecchio dispositivo rimanga nel cassetto. In particolare, il 77% degli italiani conserva i vecchi device per “sicurezza”, per paura di perdere informazioni, o anche per nostalgia. Quasi 2 italiani su 5 ammettono di provare disagio all’idea di separarsene, e 1 su 5 li conserva per affetto. L’Italia ha registrato una crescita della redditività del 98% su base annua. Quali caratteristiche rendono il mercato italiano così promettente? L’Italia è un mercato estremamente interessante per noi, oltre che molto importante in termini di business. Nel 2025 abbiamo registrato una crescita della redditività del 98% su base annua, segno di una domanda molto forte. Da un lato c’è grande sensibilità al valore e alla convenienza, dall’altro emerge il forte legame con lo smartphone, che per molti italiani è un oggetto personale centrale nella vita quotidiana. Questo rende ancora più importante offrire qualità e affidabilità, pilastri fondamentali della nostra proposta che ci hanno permesso di distinguerci dalla concorrenza in questo mercato. Il ricondizionamento viene spesso presentato come una scelta sostenibile. Qual è, concretamente, l’impatto ambientale di allungare la vita di uno smartphone rispetto all’acquisto di un device nuovo? L’impatto è molto concreto. La fase di produzione di uno smartphone è quella che genera la maggior parte delle emissioni e del consumo di risorse. Allungarne la vita, attraverso il ricondizionamento, significa ridurre significativamente l’impronta ambientale: meno materie prime estratte, meno emissioni e meno rifiuti elettronici. È un contributo tangibile a un modello di consumo più sostenibile. L’impatto del modello di Swappie è molto concreto: fino al 2024 ha convinto oltre 2 milioni di clienti europei evitando oltre 123.000 tonnellate di CO₂ — l’equivalente di settemila alberi cresciuti in dieci anni. Qual è il risparmio medio per una famiglia che sceglie un dispositivo ricondizionato rispetto a uno nuovo, mantenendo standard di qualità elevati? Non esiste una risposta univoca, perché il risparmio dipende molto dal modello, dall’anno di uscita e dalle condizioni del dispositivo. Quello che possiamo dire con certezza è che il nostro ricondizionato offre un vantaggio economico significativo senza compromessi sulla qualità, grazie a processi di controllo e certificazione molto rigorosi. Per fare un esempio concreto, su modelli più recenti e direttamente comparabili con il nuovo, come un iPhone 15, oggi si può parlare di un risparmio medio intorno al 30–35%: parliamo di circa 600 euro sul mercato del nuovo contro i circa 400 euro su Swappie. Ma il vero valore del ricondizionato va oltre la semplice comparazione con il nuovo. Permette anche di accedere a modelli che non sono più disponibili sul mercato, a prezzi estremamente competitivi. Pensiamo a un iPhone 13, lanciato nel 2021 a 939 euro: oggi su Swappie si può trovare intorno ai 249 euro. È un risparmio di circa 690 euro, non direttamente comparabile con il nuovo di oggi, ma rappresenta una risposta molto concreta al tema dell’obsolescenza tecnologica. In sintesi, il risparmio può variare indicativamente dal 30% fino anche oltre il 70%, ma il vero beneficio per le famiglie è poter scegliere in modo più flessibile, accedendo a dispositivi di alta qualità a un prezzo molto più sostenibile. Come rispondete a chi teme che un dispositivo ricondizionato sia meno affidabile, meno sicuro o meno duraturo di uno nuovo? Quali controlli tecnici e quali garanzie distinguono un ricondizionato di alta qualità da un semplice usato? Per noi, l’affidabilità e la sicurezza sono temi prioritari e fondamentali. Un dispositivo ricondizionato di alta qualità è molto diverso da un semplice usato. Nel nostro caso, ogni dispositivo prima di essere messo in vendita viene sottoposto a rigorosi test tecnici e a processi standardizzati; il nostro processo di ricondizionamento prevede diverse fasi in cui i componenti non conformi vengono sostituiti. A ciò si aggiungono garanzie chiare e politiche trasparenti. È proprio questo livello di controllo e affidabilità a fare la differenza e a contribuire attivamente a cambiare la percezione che i consumatori hanno dei prodotti ricondizionati. Nel 2025 avete ampliato l’offerta agli iPad e nel 2026 puntate anche sugli AirPods, già disponibili in Italia da marzo. L’ingresso in nuove categorie comporta sfide diverse sul piano del controllo qualità, delle batterie e dell’igiene del prodotto. Come gestite questi aspetti, soprattutto per dispositivi come gli AirPods? L’apertura a nuove categorie rappresenta un’evoluzione naturale per noi, che si estenderà ulteriormente nei prossimi mesi, ma che al contempo richiede procedure e standard ancora più specifici. Nel 2025 abbiamo introdotto gli iPad e nel 2026 stiamo ampliando ulteriormente l’offerta con gli AirPods, già disponibili in Italia da marzo. Per questi prodotti, soprattutto per quanto riguarda igiene e batterie, abbiamo sviluppato processi dedicati per garantire qualità, sicurezza e affidabilità. L’obiettivo è replicare anche su queste nuove categorie lo stesso livello di fiducia che abbiamo costruito sugli smartphone. Che ruolo possono avere regolamentazione europea, diritto alla riparazione ed economia circolare nello sviluppo del vostro modello di business? La regolamentazione europea gioca un ruolo decisivo per i business come il nostro. Iniziative come, ad esempio, il diritto alla riparazione o le politiche sull’economia circolare vanno nella direzione di favorire modelli come il nostro. Un contesto normativo che incentivi il riuso e la riparazione può accelerare ulteriormente la diffusione del ricondizionato, rendendolo una scelta sempre più comune per i consumatori, incentivati ad un comportamento d’acquisto sostenibile sia a livello ambientale che economico. Guardando al 2026, quali sono gli obiettivi principali: crescita dei volumi, nuove categorie, nuovi mercati, redditività più alta o maggiore impatto ambientale misurabile? Per il 2026 abbiamo obiettivi ambiziosi su diversi fronti. Continueremo a crescere sia in termini di volumi sia ampliando l’offerta a nuove categorie di prodotto. Allo stesso tempo, vogliamo consolidare la redditività e rafforzare ulteriormente la fiducia dei consumatori. La nostra missione resta chiara: rendere la tecnologia ricondizionata una scelta sempre più mainstream, combinando qualità, convenienza e sostenibilità.
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