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Quattro anni dalla morte di Masha Amini. Militarizzata la sua città natale per paura di pr...
Oggi 16-09-26, 10:51
AGI - Nel quarto anniversario della morte in custodia della polizia morale iraniana della giovane curda Mahsa Jina Amini, le organizzazioni per i diritti umani riferiscono di una massiccia militarizzazione della sua città natale, Saqqez, nel Kurdistan iraniano. La paure del regime di nuove manifestazioni Secondo fonti di Hengaw - Ong indipendente con sede in Norvegia e che si occupa di documentare le violazioni dei diritti umani in Iran - ingenti contingenti delle forze governative sono stati dispiegati in tutta la città. Filmati pervenuti all'organizzazione mostrano convogli militari in transito da Divandarreh verso Saqqez nella giornata di ieri. Il timore delle autorità è che l'anniversario sia la scintilla per nuove proteste e manifestazioni: la 'Coalizione delle forze politiche del Kurdistan iraniano' ha convocato per oggi uno sciopero generale in tutte le città del Kurdistan, chiedendo la chiusura delle attività commerciali. Intanto, per il terzo anno consecutivo, il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica ha ordinato il rilascio di acqua dalla diga di Cheragh Veys, a Saqqez, allo scopo di rendere impraticabili le vie secondarie che conducono al cimitero di Aychi, dove è sepolta Amini, nel tentativo di impedire eventuali assembramenti. La repressione delle proteste nel 2022 dopo la morte di Masha Amini Mahsa Jina Amini è morta all'età di 22 anni il 16 settembre in un ospedale di Teheran, mentre era in custodia della polizia morale che l'aveva fermata con l'accusa di non indossare correttamente il velo obbligatorio. La sua morte ha scatenato vaste proteste che, al grido di "Donna, Vita, Liberta'", chiedevano la fine della Repubblica islamica. Le manifestazioni si fermarono solo in seguito a una repressione brutale che causo' 500 morti e 22.000 arresti. Tuttavia, anche dopo la fine delle proteste di piazza, è persistita una forma di disobbedienza civile nel Paese: le donne si rifiutano di coprire i capelli pur rischiando arresti e sanzioni. Verso la fine del 2024, il governo ha annunciato la sospensione dell'applicazione delle leggi che puniscono il mancato uso del velo; da allora, le donne hanno conquistato una crescente liberta' nella scelta del proprio abbigliamento anche se l'obbligo dell'hijab - tra i pilastri della Repubblica islamica - e' ancora in vigore. Il regime iraniano continua a mantenere leggi che limitano fortemente discriminatorie per le donne tanto che per il Paese si parla di "apartheid di genere". Per esempio, le donne sposate devono ottenere il permesso del marito per studiare, lavorare o ottenere un passaporto. Negli ultimi mesi, infine, sono state inflitte anche dure condanne contro delle donne: e' il caso della cantante Parastoo Ahmadi, condannata a 74 frustate per aver tenuto un concerto online senza indossare il velo.
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