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Estero
Rallenta il traffico navale nello Stretto di Hormuz
Oggi 19-08-26, 13:45
Rallenta il traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz, mentre molti armatori continuano a evitare la rotta in assenza di indicazioni chiare sulla sua riapertura dopo il blocco imposto durante la guerra con l'Iran. Secondo i dati della società di analisi Kpler, ieri soltanto sei navi per il trasporto di materie prime hanno attraversato lo stretto, contro le nove del giorno precedente e una media giornaliera di 11 negli ultimi dieci giorni. Tra le navi in entrata figurano una grande petroliera vuota, che ha seguito il lato omanita dello stretto, e altre due petroliere. In uscita sono state invece registrate due petroliere per prodotti raffinati e una nave post-Panamax. Prima della guerra, attraverso questa rotta transitava circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio greggio e gas naturale liquefatto. Da Hormuz alla Cina Le preoccupazioni per la sicurezza continuano inoltre a frenare le spedizioni verso la Cina. Due grandi compagnie di navigazione cinesi, che prima della guerra trasportavano circa la metà delle importazioni cinesi di petrolio mediorientale, mantengono le proprie petroliere lontane dagli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb dalla fine di luglio. A Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, Kpler ha invece registrato 30 transiti di navi per materie prime durante il fine settimana, rispetto ai 19 della settimana precedente. Il monito dell'Iran ai Paesi del Golfo Le forze armate iraniane hanno avvertito mercoledì i Paesi del Golfo di non fornire assistenza all'esercito statunitense, poche ore dopo che gli Emirati Arabi Uniti avevano annunciato l'interruzione dei rapporti economici con Teheran in seguito a nuovi attacchi contro il naviglio commerciale. Il Golfo è costellato di installazioni militari statunitensi, tra cui quelle negli Emirati Arabi Uniti, che martedì hanno dichiarato che l'Iran aveva lanciato due missili balistici contro imbarcazioni al largo delle proprie coste. Nonostante una recente tregua nelle ostilità tra Stati Uniti e Iran, lo Stretto di Hormuz, bloccato da Teheran e attraverso cui devono transitare le navi in partenza dalla maggior parte dei porti degli Emirati, resta un punto di crisi, e gli attacchi contro le navi commerciali sono proseguiti. Le intese naufragate Un accordo quadro tra Usa e Iran volto a riaprire il corridoio commerciale vitale è naufragato e, sebbene entrambe le parti abbiano recentemente dichiarato che erano in corso scambi di messaggi, il presidente statunitense Donald Trump martedì ha insistito sul fatto che i colloqui fossero sospesi, provocando l'Iran con un post sui social che raffigurava lo stretto come un "NEW U.S. Territory" (nuovo territorio statunitense). Il capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, Ali Abdollahi, ha avvertito mercoledì "che qualsiasi assistenza o agevolazione fornita all'esercito statunitense aggressore equivale a una partecipazione all'operazione militare statunitense", secondo l'agenzia di stampa Mehr. La guerra tra Iran e Stati Uniti è scoppiata il 28 febbraio con attacchi statunitensi-israeliani contro la repubblica islamica, che ha reagito con attacchi missilistici e con droni in tutta la regione. Dall'inizio del conflitto, molti Paesi del Medio Oriente hanno dichiarato che non avrebbero permesso agli Stati Uniti di usare il proprio territorio come base di lancio per gli attacchi, sebbene Abdollahi abbia messo in dubbio quelle promesse. "Sembra improbabile che un numero così elevato di velivoli militari, in particolare aerei da rifornimento, possa essere presente nelle basi regionali senza che i Paesi ospitanti ne siano a conoscenza", ha detto Abdollahi, aggiungendo che i Paesi del Golfo "dovrebbero sapere che siamo pienamente consapevoli della situazione". Alcuni resoconti dei media hanno suggerito che Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Bahrein abbiano tutti colpito obiettivi in Iran per rappresaglia agli attacchi di Teheran nel Golfo, sebbene i Paesi in questione abbiano per lo più smentito le notizie.
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