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Ricostruì il Labour che ora lo sfida. Il paradosso politico di Starmer
Oggi 19-06-26, 15:58
AGI - Keir Starmer era arrivato a Downing Street il 5 luglio 2024 con la promessa di ricostruire un Regno Unito che lui stesso aveva definito "rotto" dopo quattordici anni di governi conservatori e di riportare stabilità nella politica britannica. A due anni di distanza, però, il premier laburista appare sempre più sotto pressione e politicamente indebolito, mentre all'interno del suo stesso partito cresce l'ipotesi di una sfida alla leadership. A rendere ancora più fragile la sua posizione è il ritorno sulla scena parlamentare di Andy Burnham, figura popolare del Labour e vincitore di un'elezione suppletiva nei pressi di Manchester. La sua affermazione viene vista come un possibile catalizzatore delle tensioni già esistenti nel partito e come un elemento che potrebbe accelerare una resa dei conti interna. Da mesi Starmer è oggetto di contestazioni, una situazione aggravata dalla storica sconfitta subita dal Labour alle elezioni locali di inizio maggio. In quell'occasione i laburisti hanno perso la maggioranza in numerose aree considerate tradizionali roccaforti del partito. Pur assumendosi la responsabilità del risultato, il premier ha escluso l'ipotesi di dimettersi, sostenendo che un suo passo indietro avrebbe rischiato di "precipitare il Paese nel caos". È una linea che continua a ripetere anche oggi per giustificare la sua determinazione a restare a Downing Street. La sua autorità è stata ulteriormente indebolita dalle dimissioni, all'inizio di giugno, del segretario della Difesa John Healey. Quest'ultimo ha accusato il premier di essere "incapace" di garantire un bilancio adeguato per le forze armate, una critica che ha alimentato ulteriormente i dubbi sulla leadership di Starmer. Nonostante ciò, il primo ministro insiste nel dichiararsi pronto a combattere qualsiasi tentativo di destituzione, sia che provenga da Burnham sia da altri esponenti del partito. Oggi ha ribadito che "c'è ancora lavoro da fare" e di essere concentrato proprio su questo obiettivo. Sondaggi e difficoltà politiche Tuttavia, i sondaggi lo descrivono in forte difficoltà. Di fronte a Burnham, soprannominato il "re del Nord", che promette di "cambiare il Labour" e restituire "speranza" ai britannici, Starmer verrebbe dato perdente. Il paradosso della sua situazione è che il leader laburista era entrato a Downing Street forte di un ampio consenso e di aspettative molto elevate. Ex avvocato specializzato in diritti umani, aveva costruito gran parte della sua immagine politica sulla competenza e sulla serietà. Ma proprio quelle caratteristiche che inizialmente erano state considerate punti di forza si sono trasformate in un limite nel momento in cui il governo ha iniziato ad affrontare le prime difficoltà. Due anni dopo l'insediamento, il Regno Unito continua infatti a confrontarsi con un'economia debole, con l'aumento del costo della vita e con servizi pubblici, in particolare il sistema sanitario, ancora provati da anni di austerità. Molti elettori faticano inoltre a comprendere quale sia la visione di lungo periodo del premier. Lo stesso Starmer, secondo quanto riportato nel libro Get In, avrebbe ammesso ai suoi collaboratori che non esiste e non esisterà mai uno "Starmerismo", preferendo definirsi un politico pragmatico piuttosto che ideologico. Tensioni interne al Labour Anche sul fronte interno al partito il premier ha incontrato ostacoli significativi. Alcune misure considerate antisociali hanno provocato la reazione dell'ala sinistra della sua ampia maggioranza parlamentare, costringendolo in parte a fare marcia indietro. Al tempo stesso non è riuscito a frenare la crescita di Reform UK, il partito anti-immigrazione guidato da Nigel Farage, mentre una parte dell'elettorato laburista guarda sempre più ai Verdi, collocati più a sinistra. Le difficoltà politiche sono state accompagnate anche da una serie di polemiche che hanno coinvolto il governo. Diversi ministri sono stati costretti a lasciare l'esecutivo, tra cui la sua vice Angela Rayner nel settembre 2025. A ciò si è aggiunta la controversia legata a Peter Mandelson: nominato ambasciatore a Washington, l'ex commissario europeo è stato rimosso dall'incarico nove mesi dopo in seguito a rivelazioni sulla sua amicizia con il criminale sessuale Jeffrey Epstein. Starmer è stato accusato di non aver gestito adeguatamente la vicenda e di non essersi assunto le proprie responsabilità. Politica estera e leadership Sul piano internazionale, invece, il bilancio appare più favorevole. Il premier si è impegnato a restituire peso alla voce del Regno Unito in Europa dopo gli anni della Brexit e ha rafforzato il coordinamento con gli alleati europei sul dossier ucraino. Ha inoltre ottenuto apprezzamenti in patria per aver mantenuto una posizione autonoma nei confronti degli Stati Uniti, rifiutando di sostenere pienamente l'offensiva israelo-americana contro l'Iran, una scelta che gli è costata critiche da parte del presidente Donald Trump. La parabola politica di Starmer La parabola politica di Starmer resta comunque notevole. Cresciuto nei pressi di Londra, figlio di un operaio specializzato e di un'infermiera disabile, è entrato relativamente tardi in politica. Musicista appassionato, tifoso dell'Arsenal, è stato eletto deputato nel 2015 dopo aver diretto il pubblico ministero britannico, incarico che gli è valso il cavalierato conferito dalla regina Elisabetta II. Nel 2020 ha assunto la guida del Labour dopo la pesante sconfitta elettorale subita sotto Jeremy Corbyn, avviando un deciso riposizionamento al centro del partito e marginalizzando gli esponenti contrari alla sua strategia. Oggi, tuttavia, la situazione si è ribaltata. L'uomo che aveva ricostruito il Labour e riportato il partito al governo si trova a sua volta sotto assedio e rischia di essere estromesso dal potere da una formazione che lui stesso aveva contribuito a rifondare.
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