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Tajani ad Araghchi: "No al nucleare a fini militari". Teheran minaccia, “probabile nuova g...
Ieri 02-05-26, 23:41
AGI - L'Iran ha iniziato a ridurre drasticamente la produzione di petrolio. La decisione, riportata da Bloomberg che cita un alto funzionario di Teheran, è diventata inevitabile a causa delle crescenti difficoltà di stoccaggio provocate dal blocco statunitense dello Stretto di Hormuz. L'impossibilità di far defluire le esportazioni sta saturando le infrastrutture iraniane, costringendo il Paese a frenare l'estrazione. Il colloquio Tajani-Araghchi Sul delicato fronte diplomatico, il vicepremier e Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un nuovo colloquio telefonico con l'omologo iraniano Abbas Araghchi. Attraverso un post su X, Tajani ha espresso la forte preoccupazione del governo italiano per il costante aumento delle tensioni regionali, ribadendo l'urgenza di evitare una spirale di violenza fuori controllo. Nucleare e Stretto di Hormuz: le linee rosse di Roma Durante il confronto, Tajani ha fissato i paletti della posizione italiana: "Ho confermato con chiarezza che lo sviluppo di un programma nucleare iraniano a fini militari rappresenta una linea rossa", ha dichiarato il ministro, avvertendo del rischio di una pericolosa corsa agli armamenti nucleari in tutto il Medio Oriente. Parallelamente, l'Italia preme per la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, fondamentale per garantire la sicurezza alimentare e la stabilità dei Paesi africani più vulnerabili. Appello per il Libano e il cessate il fuoco Il Ministro ha infine sollecitato l'Iran a esercitare la propria influenza su Hezbollah per interrompere gli attacchi contro Israele e favorire, tramite il negoziato, il raggiungimento della pace in Libano. "L'Italia resta impegnata nel sostenere ogni sforzo internazionale per il cessate il fuoco", ha concluso Tajani, sottolineando l'importanza di mantenere aperti i canali di dialogo con tutti i partner regionali. Da Usa armi per 8,6 mld a Israele e Stati Golfo L'amministrazione Trump ha intanto annunciato vendite di armi d'emergenza per oltre 8,6 miliardi di dollari a partner in Medio Oriente, mentre i negoziati per porre fine alla guerra tra Stati Uniti e Israele con l'Iran rimangono in una fase di stallo, lo scrive il New York Times. Le vendite autorizzano il trasferimento di razzi a Israele, Qatar ed Emirati Arabi Uniti e di attrezzature per la difesa aerea a Qatar e Kuwait. I paesi del Golfo Persico hanno subito ripetuti attacchi di droni e missili balistici iraniani durante la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran.Secondo i termini dell'accordo con il Qatar, il Paese del Golfo pagherebbe più di 4 miliardi di dollari per i missili intercettori Patriot di fabbricazione americana, le cui scorte globali si sono ridotte durante la guerra con l'Iran. Israele, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar riceveranno un sistema d'arma avanzato di precisione, in grado di sparare razzi a guida laser. Anche il Kuwait ha acquistato un sistema di difesa aerea avanzato per circa 2,5 miliardi di dollari. Questa è la terza volta che l'amministrazione Trump ha invocato un'autorizzazione di emergenza durante la guerra con l'Iran per scavalcare la procedura che coinvolge il Congresso sulla vendita di armi. Il Pentagono: "Via 5mila soldati dalla Germania" Il Pentagono ha comunicato che ritirerà dalla Germania 5 mila militari statunitensi entro dodici mesi, dopo una settimana di duri scontri verbali tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, secondo il quale l’Iran starebbe “umiliando” Washington. La Nato ha affermato di essere al lavoro con gli Usa per comprendere i dettagli di una decisione che ha implicazioni politiche pesanti e conseguenze operative forse non trascurabili. Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha provato a minimizzare e ha affermato che si tratta di un ridimensionamento atteso. Segnali di tensione transatlantica Il segnale di un ulteriore deteriorarsi dei rapporti transatlantici appare però inequivocabile, soprattutto per la coincidenza con l’incremento al 25% dei dazi su auto e camion provenienti dall’Ue, una misura destinata a colpire soprattutto Berlino. Il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha dichiarato che l’annuncio “fa seguito a un’attenta revisione del dispiegamento delle forze del Dipartimento in Europa ed è dettata dalle esigenze operative e dalle condizioni sul campo”. I numeri delle truppe in Europa Al 31 dicembre in Germania risultavano presenti 36.436 soldati statunitensi in servizio attivo, il primo contingente americano in Europa, seguito dalle 12.662 unità presenti in Italia e le 3.814 in Spagna. Allison Hart, portavoce della Nato, ha scritto su X che l’alleanza sta “collaborando con gli Stati Uniti per comprendere i dettagli della loro decisione sul dispiegamento delle forze in Germania”. “Questo aggiustamento sottolinea la necessità per l’Europa di continuare a investire maggiormente nella difesa e ad assumersi una maggiore responsabilità per la nostra sicurezza comune”, ha aggiunto. La linea di Berlino “Noi europei dobbiamo assumerci maggiori responsabilità per la nostra sicurezza”, concorda Pistorius, “Berlino sta aumentando le sue forze armate, acquisendo più equipaggiamento molto più rapidamente e costruendo ulteriori infrastrutture”. “Era previsto in anticipo che gli Stati Uniti avrebbero ritirato le forze dall’Europa, compresa la Germania”, ha commentato il ministro della Difesa tedesco, avvertendo che “la presenza di soldati americani in Europa, e soprattutto nel nostro Paese, è nel nostro interesse e in quello degli Stati Uniti”. "Non c'è motivo di panico" anche per il presidente della commissione Difesa del Bundestag, Thomas Roewekamp, esponente della Cdu, il partito di Merz. Nondimeno ha avvertito Roewekamp, "la Nato non è un mercato". Pertanto, le continue provocazioni del presidente americano sono inaccettabili. Toni più allarmati dal responsabile esteri della Cdu, Juergen Hardt, che ha riferito "deplorevole" una decisione che "mina la credibilità della deterrenza europea". Il ritiro di 5 mila soldati dalla Germania potrebbe non restare isolato. Trump sembra intenzionato a punire gli alleati europei che non hanno appoggiato il suo attacco all'Iran. Il ruolo strategico delle basi europee "L'Italia non ci è stata di alcun aiuto e la Spagna è stata orribile, assolutamente orribile", ha detto il presidente americano ai giornalisti nello Studio Ovale. "Sì, probabilmente lo farò'. Perché non dovrei?", ha poi risposto Trump ai cronisti che gli chiedevano se avrebbe ritirato truppe anche da questi due Paesi. Anche le operazioni militari statunitensi in Iran, come in passato quelle in Afghanistan e in Iraq, passano però per l'Europa. Fondamentale per il conflitto in corso è, ad esempio, la grande base aerea di Ramstein. Difatti questo genere di installazioni "non è assolutamente in discussione", ha assicurato il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, che ha citato proprio Ramstein, la cui "funzione è insostituibile sia per gli Stati Uniti che per noi". Il timore sul fronte ucraino A preoccupare gli alleati europei, più che il ritiro di qualche migliaio di soldati, è il timore del crescente disimpegno statunitense in Ucraina, con il vecchio continente chiamato a sostenere con sempre maggiore forza lo sforzo bellico di Kiev. Non è un caso se Trump, nell'invitare Merz a "non interferire" in Iran, lo ha esortato a concentrarsi sul porre fine alla guerra in Ucraina. Teheran, nella nuova proposta c'è la riapertura di Hormuz La riapertura della navigazione nello Stretto di Hormuz, la fine del blocco statunitense contro l'Iran e il rinvio dei colloqui sul nucleare. Sono questi i punti salienti dell'ultima proposta trasmessa dall'Iran agli Stati Uniti e sulla quale il presidente Donald Trump si è già detto "non soddisfatto". I contenuti della nuova proposta di Teheran sono stati riportati alla Reuters e poi rilanciati da diversi media - da Iran International ad Haaretz - da un alto funzionario della Repubblica Islamica non meglio identificato. Nel nuovo testo presentato tramite i mediatori pakistani, l'Iran ha proposto anche di discutere le questioni relative al programma nucleare in cambio di un allentamento delle sanzioni Usa, dicendosi pronto a sedersi al tavolo dei colloqui a Islamabad all'inizio della prossima settimana, se Washington si mostrerà disponibile ad accettarlo. Teheran, resisteremo all'America divoratrice del mondo L'Iran resisterà all'"America divoratrice del mondo". Lo ha dichiarato Hossein Noushabadi, alto funzionario del ministero degli Esteri iraniano, all'agenzia di stampa Isna (Iranian Students News Agency). "Il benessere, la prosperità e il progresso delle nazioni della regione" dipendono dal ritiro degli Stati Uniti dal Golfo, ha proseguito il direttore generale per gli affari parlamentari e legali del ministero. "Gli stranieri hanno sempre guardato con avidità" a questa "risorsa" marittima strategica, che ha definito "parte dell'identità e della civiltà iraniana", alludendo alla regione del Golfo. In un riferimento storico, Noushabadi ha poi ricordato il "coraggio e sacrificio" del Paese nell'espellere "Portogallo, Paesi Bassi e Inghilterra" dal Golfo, promettendo che l'Iran resisterà ora alle "spedizioni militari dell'America divoratrice del mondo". Il figlio di Pezeshkian: "Guerra a vantaggio di Israele, Cina e Russia" "Israele, Cina e Russia hanno tratto vantaggio dalla guerra in Iran": lo ha affermato il figlio del presidente Masoud Pezeshkian, secondo quanto riportato dal sito Iran International. "Dobbiamo prepararci al peggio; il destino dell'Iran è legato al destino della guerra", ha dichiarato Yousef Pezeshkian, mentre i colloqui di pace tra Iran e Usa sono in stallo da giorni e si sta profilando una possibile ripresa delle ostilità. Nato: collaboriamo con gli Usa per capire i dettagli del ritiro dalla Germania La Nato sta "collaborando" con gli Stati Uniti per "comprendere i dettagli" dell'annuncio del presidente americano Donald Trump di ritirare 5mila soldati statunitensi dalle basi in Germania. Lo ha dichiarato la portavoce della Nato, Allison Hart. Facendo eco alle precedenti dichiarazioni del ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius, Hart ha affermato che la mossa "sottolinea la necessità per l'Europa di continuare a investire di più nella difesa e ad assumersi una maggiore responsabilità" per la sicurezza della regione. Iran: vertice militare, "pronti a qualsiasi nuova follia Usa" "Le forze armate sono pienamente preparate a qualsiasi nuova avventura o follia da parte degli americani". Lo ha dichiarato Mohammad Jafar Asadi, vice capo del comando centrale delle Forze armate, Khatam al-Anbiya, citato dall'agenzia di stampa iraniana Fars. "Le azioni e le dichiarazioni dei funzionari statunitensi sono principalmente dettate dai media e mirano, in primo luogo, a impedire un crollo dei prezzi del petrolio e, in secondo luogo, a tirarsi fuori dal pasticcio che hanno creato", ha affermato il vice capo del comando militare, in una dichiarazione diffusa dalla Fars. Asadi ha avvertito che la ripresa del conflitto "è probabile", alla luce dello stallo dei colloqui di pace e delle criticità del presidente Donald Trump sull'ultima proposta di Teheran. Teheran: "Probabile un nuovo conflitto tra Iran e Stati Uniti" Un funzionario militare iraniano ha dichiarato che un nuovo conflitto con gli Stati Uniti è "probabile", alla luce dello stallo dei colloqui di pace e delle criticità del presidente Donald Trump sull'ultima proposta di Teheran. "È probabile un nuovo conflitto tra Iran e Stati Uniti, e le prove dimostrano che gli Stati Uniti non sono vincolati da alcuna promessa o accordo", ha affermato Mohammad Jafar Asadi del comando centrale delle Forze armate, Khatam al-Anbiya, citato dall'agenzia di stampa iraniana Fars. Trump: "È un tradimento se si dice che non stiamo vincendo la guerra" Il presidente Donald Trump ha affermato di considerare "tradimento" l'affermazione secondo cui gli Stati Uniti non starebbero "vincendo" la guerra contro l'Iran, nonostante, nelle scorse ore, avesse comunicato al Congresso la "cessazione" delle ostilità. "La sinistra radicale ci dice: 'Non stiamo vincendo, non stiamo vincendo'. Non hanno più forze armate. È incredibile. È davvero, davvero, credo che sia tradimento, okay? Volete sapere la verità? È tradimento", ha detto Trump nel suo discorso a The Villages, in Florida.
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