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Cultura e Spettacolo
Tra le righe del silenzio, la storia ritrovata di Giuseppina Patti
Oggi 03-10-26, 13:15
AGI - Ci sono vite che scompaiono due volte. La prima quando finiscono, la seconda quando nessuno ne conserva più la memoria. Giuseppina Patti, scrittrice siciliana vissuta nella seconda metà dell'Ottocento, sembrava destinata a questa seconda morte. A riportarne alla luce la storia è Stefania La Via con 'Tra le righe del silenzio - Giuseppina Patti, storia di una scrittrice siciliana dimenticata', un volume che nasce da un paziente lavoro di ricerca e ricostruzione documentaria. Titolo e sottotitolo dichiarano fin dalla copertina il senso dell'operazione: cercare una donna e una scrittrice rimasta ai margini della memoria letteraria. Il punto di partenza è una domanda semplice: chi era Giuseppina Patti? Nata a Trapani a metà Ottocento da una famiglia di umili origini, riuscì attraverso l'accoglienza in una famiglia borghese a entrare in un mondo altrimenti difficilmente accessibile a una ragazza della sua condizione. Ma soprattutto coltivò una vocazione letteraria in un'epoca nella quale, per una donna, scrivere e pubblicare significava spesso misurarsi prima ancora che con il giudizio dei lettori con le convenzioni sociali e familiari. Una scrittrice nella "galassia sommersa" delle donne È Antonia Arslan, nella prefazione, a collocare la vicenda di Giuseppina Patti in un territorio ancora largamente inesplorato della storia culturale italiana: quella "galassia sommersa" della scrittura femminile che attende di essere ricostruita attraverso manoscritti, lettere e libri dispersi nelle biblioteche, negli archivi ecclesiastici e privati, nei fondi nobiliari, nei palazzi comunali e negli antichi conventi. Sono le tracce lasciate da giovani donne che, soprattutto dopo la svolta del 1860-61, trovarono il coraggio di scrivere e talvolta persino di pubblicare. Giuseppina Patti appartiene a questo mondo quasi cancellato dalla storia letteraria ufficiale. La Via non cerca però semplicemente di aggiungere un nome a un repertorio bibliografico. Ricostruisce una vita e la mette in relazione con la condizione delle donne nella Sicilia e nell'Italia dell'Ottocento, mostrando quanto le possibilità individuali fossero determinate dalla mentalità collettiva, dagli stereotipi e da quelle regole spesso non scritte che delimitavano rigidamente ciò che una donna poteva essere e fare. È proprio qui che la vicenda personale di Giuseppina acquista un significato più ampio. Le scrittrici e le intellettuali tra Ottocento e primo Novecento rappresentano ancora, secondo La Via, una sorta di "metà oscura" della letteratura italiana: accanto ai pochi nomi sopravvissuti, moltissimi altri sono scomparsi dalla memoria. Scrivere come forma di libertà Giuseppina coltiva segretamente la propria vocazione e aderisce agli ideali risorgimentali. La sua vita si muove continuamente fra aspirazione alla libertà e peso delle convenzioni sociali, fino a un amore clandestino destinato a modificarne profondamente l'esistenza. Quell'uomo è Pietro La Grassa, che diventerà suo marito. Dal matrimonio nascerà Francesco La Grassa, destinato a diventare uno dei protagonisti dell'architettura Liberty siciliana e allievo di Ernesto Basile. Il libro permette però di entrare nella storia dei due prima che diventino marito e moglie. La Via pubblica infatti la corrispondenza originale tra Giuseppina e Pietro, documenti che restituiscono alla ricerca una dimensione intima e consentono di osservare sentimenti, aspirazioni e vincoli sociali attraverso le parole dei protagonisti. Dopo il matrimonio e la nascita del figlio, Giuseppina abbandonerà definitivamente la scrittura, rientrando nell'orizzonte di normalità che la società dell'epoca assegnava a una donna sposata ed è forse proprio questo silenzio successivo a rendere la sua storia particolarmente significativa. Un'indagine tra archivi e carte private La Via racconta di essersi avvicinata a Giuseppina quasi "in punta di piedi", come entrando in una stanza privata. All'inizio aveva davanti soprattutto carta: pochi riferimenti bibliografici, tracce sparse, documenti. Progressivamente, la ricerca si è trasformata nel tentativo di restituire "carne e sangue" a quella figura. Da qui nasce quello che l'autrice considera quasi un dovere: sottrarre Giuseppina all'oblio e restituirle quella sopravvivenza della memoria che a lei, come a molte altre donne, era stata negata. Il volume è arricchito anche da un'appendice fotografica con immagini inedite, che insieme alle lettere e alla documentazione d'archivio contribuisce a trasformare una figura quasi cancellata in una persona nuovamente riconoscibile. I "fossili letterari" di una storia dimenticata La riscoperta di Giuseppina Patti pone infine una questione che supera il valore strettamente letterario delle sue opere. La Via definisce il recupero di autrici come lei un "atto di riparazione storiografica". Anche una produzione rimasta marginale può infatti funzionare come un "fossile letterario": una testimonianza capace di raccontare esperienze, desideri e conflitti che le fonti ufficiali hanno spesso ignorato. 'Tra le righe del silenzio' diventa così qualcosa di più della biografia di una scrittrice dimenticata e si trasforma in una ricerca sulle assenze, su ciò che resta fuori dalla grande narrazione quando la storia viene costruita soltanto attraverso le figure che sono riuscite a imporsi. E la vicenda di Giuseppina Patti suggerisce che, dietro quei pochi nomi femminili che il canone letterario dell'Ottocento ha conservato, esiste ancora una moltitudine di vite e di opere da cercare "in mezzo alle carte", per restituire loro un nome e per comprendere meglio un'epoca attraverso le voci che quell'epoca aveva scelto di lasciare ai margini.
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