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Trump: "Se l'Iran chiude Hormuz, lo faccio saltare in aria". Teheran protesta ma resta al ...
Oggi 21-06-26, 22:47
AGI – Le trattative per raggiungere un accordo di pace duraturo tra Stati Uniti e Iran sono iniziate oggi a Bürgenstock, esclusiva località alpina svizzera scelta come sede del primo negoziato diretto ad alto livello tra le due parti dopo mezzo secolo di ostilità. La giornata, tuttavia, è stata segnata da forti tensioni e da un gesto di protesta della delegazione iraniana, che ha temporaneamente lasciato il tavolo dei colloqui dopo nuove minacce del presidente americano Donald Trump. Secondo l'agenzia di stampa iraniana Irna, la delegazione guidata dal presidente del Parlamento e capo negoziatore Mohamad Bagher Ghalibaf ha abbandonato l'edificio in cui si svolgono le discussioni dopo circa 80 minuti di confronto, quando i colloqui sono entrati in una "fase difficile" a seguito della pubblicazione da parte di Trump di un messaggio su Truth Social giudicato "offensivo" da Teheran. Nel post il presidente americano minacciava di "far saltare in aria" l'Iran se Hezbollah avesse continuato a "creare problemi" in Libano. Diffidenza iniziale e la prosecuzione dei colloqui mediati La diffidenza iraniana si era manifestata fin dall'inizio della giornata. I rappresentanti di Teheran, tra cui il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, hanno evitato qualsiasi fotografia che li ritraesse mentre stringevano la mano alle controparti statunitensi e non hanno partecipato alla conferenza stampa inaugurale con il vicepresidente americano JD Vance, capo della delegazione Usa insieme ai primi ministri di Qatar e Pakistan, che svolgono il ruolo di mediatori. Nonostante l'incidente, i contatti non si sono interrotti. Secondo un diplomatico statunitense sentito da Axios, le discussioni sono proseguite quasi senza sosta durante tutta la giornata in diversi formati negoziali. Il funzionario ha descritto i colloqui come "produttivi", sottolineando che uno dei temi principali è stato il Libano, con particolare attenzione ai meccanismi di deconflitto e all'applicazione del cessate il fuoco. Tra gli argomenti affrontati vi è stato anche lo Stretto di Hormuz, al centro delle tensioni degli ultimi giorni dopo le minacce iraniane di una nuova chiusura della rotta marittima. Secondo la fonte americana, Washington ha chiarito di voler garantire che il passaggio resti completamente aperto e sarebbero stati registrati "buoni progressi" su questo dossier. Le discussioni hanno inoltre riguardato tutti gli elementi del futuro accordo sul nucleare e le modalità di applicazione del memorandum d'intesa firmato mercoledì scorso tra Washington e Teheran. Le parti hanno lavorato per definire meccanismi comuni di attuazione e per assicurarsi che tutti i partecipanti condividano la stessa interpretazione degli impegni assunti. Il vicepresidente Vance ha parlato apertamente di "grandi progressi" compiuti nelle ore precedenti e si e' detto fiducioso che ulteriori passi avanti possano essere raggiunti durante il negoziato. Il numero due della Casa Bianca ha definito "storico" il fatto che esponenti di alto livello dei due Paesi stiano discutendo faccia a faccia dopo decenni di contrapposizione. L'obiettivo, ha spiegato, è "voltare pagina e trasformare la relazione con il popolo iraniano". Allo stesso tempo Vance ha ribadito che Teheran dovrà dimostrare di essere pronta a cessare di rappresentare un fattore di instabilità regionale e a rinunciare in maniera permanente alle ambizioni di dotarsi di armi nucleari. Sul fronte libanese, il vicepresidente ha sostenuto che si stanno registrando progressi nell'applicazione della tregua nonostante il persistere di attacchi israeliani. "La pace non è mai facile", ha osservato, aggiungendo che il presidente Trump è impegnato non soltanto nel raggiungimento di un'intesa con l'Iran ma nella costruzione di una più ampia pace regionale. Il punto delicato riguarda proprio il Libano. Per Teheran è condizione sine qua non il ritiro dell'esercito israeliano dal territorio libanese. Il premier Benjamin Netanyahu e il suo ministro della Difesa, Israel Katz, hanno tuttavia ribadito che "i soldati israeliani rimarranno nella zona cuscinetto per tutto il tempo necessario a garantire la sicurezza di Israele".
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