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Economia e Finanza
Un vetro sempre più fragile. L'anno difficile di Murano
Oggi 02-01-26, 06:27
AGI - Nella 'fabbrica galleggiante' del vetro più famosa al mondo c'è chi scuote la testa dicendo che nulla tornerà mai più come prima. Ed in effetti, seppur si intravede una qualche ripresa, è difficile tener lontano il pessimismo a Murano. Ci troviamo in un'isola di 4.500 abitanti trasformata nel 13esimo secolo in distretto industriale ante-litteram, quando dal 1291 un decreto della Repubblica di Venezia ordinò il trasferimento di tutte le fornaci a Murano. Qui si cresce a pane e vetro. O meglio, si cresceva. Dal 2020 infatti tutto sembra essere cambiato. Prima il Covid con il blocco del turismo, le turbolenze legate all'approvvigionamento delle materie prime, le paure e le incertezze che di certo non invogliamo ad acquistare beni tutt'altro che essenziali come l'artigianato artistico. Poi l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia e i prezzi del gas schizzati alle stelle che per le fornaci di murano si sono tradotti in bollette del gas passate da un mese all'altro da 30/40mila euro a 250/300mila. "Per fortuna l'emergenza gas si è risolta - spiega all'AGI Giancarlo Ferro, amministratore di Mazzega Glass Factory - ma ora abbiamo a che fare con i dazi di Trump, e basta dire che noi vendiamo l'80% in America per capire cosa può significare. Poi ci sono i facoltosi turisti russi che mancano insomma, non è certo un anno dei migliori. Rispetto al pre-Covid stiamo parlando di un 30/35% in meno, che non è poco". I dati parlano chiaro. Nel 2019 l'Ufficio di Statistica della Regione del Veneto ha stimato il Distretto del Vetro artistico di Murano in 405 aziende e 3.451 addetti. Pochi mesi più tardi, nel 2020, il Consorzio Promovetro contava 150 imprese e poco meno di 800 addetti. E il trend non si sta invertendo. "Il mercato non è certo tranquillo, come per tutte le piccole ditte basta un nulla, basta una mancanza lavoro o anche un eccesso a creare problemi seri - spiega Marco Nason, uno degli amministratori della Nason Moretti, azienda con 102 anni di storia alle spalle e vetri artistici fatti nel 1930 per Gabriele D'Annunzio - non siamo elastici, abbiamo costi altissimi per le materie prime e per il gas e la lavorazione del prodotto è complicata (non va dimenticato che i forni richiedono fino a due settimane di accensione anche solo per andare in temperatura, ndr). Oggi siamo tra il voltafaccia dell'America e l'assenza di Russi facoltosi. E poi ci sono le guerre che di certo non invogliano a comperare artigianato artistico: non c'è spazio per grande ottimismo". La manodopera poi è un altro nervo scoperto. Scarsissima, in diminuzione e complicatissima da trovare. "Anche a voler assumere, chi si trova? Come prima cosa non è detto che un ragazzo riesca a diventare maestro, perché ci vogliono capacità artistiche non comuni. E in ogni caso ci vogliono tanti mesi di formazione già soltanto per imparare a raccogliere il vetro da forno, per diventare un vetraio esperto servono molti anni - spiega il responsabile delle pubbliche relazioni della Vetreria Artistica Vivarini, Enrico Lazzarini - qualcosa si è recuperato dopo il Covid e lo scoppio della guerra in Ucraina, ma quest'anno c'è stata una nuova flessione verso il basso. Per quanto ci riguarda l'anno che sta per finire non è stato proprio eccezionale ma qualcosa si è fatto. Speriamo per il futuro".
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