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Ungheria, la stampa si risveglia. "E' finita l'era delle censure"
Oggi 31-05-26, 03:17
AGI - In Ungheria dopo sedici anni di governo di Viktor Orban, i media pubblici ungheresi provano a cambiare passo. Per Aranka Szavuly, ex giornalista della televisione di Stato licenziata nel 2011 dopo uno sciopero della fame contro le interferenze del governo nei notiziari, il ritorno a un'informazione indipendente non potrà limitarsi a un cambio dei vertici. "Dopo tutti questi anni, una semplice sostituzione del management potrebbe non bastare. Bisogna ripensare l'intero funzionamento", dice dopo aver lavorato per una decina d'anni nella tv pubblica prima della rescissione del contratto. Prima della sconfitta elettorale del mese scorso, il campo di Orban manteneva uno stretto controllo sulla copertura dei media pubblici, come riportano denunce di ex dipendenti e whistleblower. Documenti trapelati, registrazioni e testimonianze di giornalisti descrivono un sistema che spingeva per una copertura a senso unico, favorevole alle politiche del governo nazionalista e ostile verso oppositori interni e critici stranieri, inclusa l'Unione europea. Il nuovo corso politico Il nuovo premier Peter Magyar, insediatosi dopo la vittoria a valanga del suo partito in aprile, ha ordinato all'inizio del mese un audit completo sul funzionamento e sui finanziamenti dei media pubblici, da lui definiti in passato una "fabbrica di menzogne". Durante la campagna elettorale, Magyar aveva promesso un "cambio di regime" e il ripristino dell'indipendenza dell'informazione pubblica, che dispone di un budget annuo superiore ai 430 milioni di euro. I primi segnali di cambiamento I primi segnali di cambiamento sono già visibili. Secondo un'analisi del think tank liberale Republikon Institute, nella settimana successiva alle elezioni quasi tutti i servizi trasmessi dalla tv pubblica hanno assunto un tono neutrale, segnando una netta discontinuità rispetto al precedente orientamento filogovernativo. La situazione nell'agenzia Mti Anche nell'agenzia di stampa pubblica Mti i giornalisti hanno chiesto con una petizione interna il ripristino dell'"autonomia editoriale" e tre dipendenti citati da Afp assicurano che la censura politica è cessata. "Mti è stata liberata e lavora liberamente", ha detto un giornalista. "Temi e organizzazioni prima vietati sono tornati nella nostra copertura. La propaganda è stata espulsa". Cambiamenti nei media privati Il cambiamento non riguarda solo i media pubblici. Anche Tv2, principale emittente privata controllata da imprenditori vicini a Orban, ha sostituito i principali conduttori dei notiziari e ha allontanato il direttore delle news. Il sistema sotto Orban Sotto Orban, secondo Reporters Without Borders, il servizio pubblico ungherese era stato trasformato in una macchina di propaganda. L'Ungheria figura tra i Paesi dell'Unione europea con le peggiori performance nell'indice annuale sulla libertà di stampa dell'organizzazione. Accentramento dei media Dopo il ritorno al potere di Orban nel 2010, i canali televisivi, le radio e l'agenzia di stampa statali erano stati accorpati in un'unica struttura, Mtva. Il controllo del governo si era esteso poi anche a diversi media privati posseduti o acquisiti da imprenditori vicini al premier. Pressioni e censura Diversi giornalisti del servizio pubblico sostengono che la pressione politica sia aumentata ulteriormente negli ultimi anni. La censura aveva raggiunto anche Mti, la cui già limitata autonomia era stata ridotta da una riorganizzazione nel 2015. Testimonianze interne "Le bozze su alcuni temi venivano inviate fuori dall'agenzia, ad ambienti politici, e tornavano con indicazioni su cosa tagliare o se il pezzo potesse uscire", ha raccontato Janos Karpati, 69 anni, che ha lavorato per 30 anni a Mti. Karpati fu licenziato nel 2015 dopo aver posto una domanda a Orban come corrispondente da Bruxelles senza aver chiesto l'autorizzazione ai suoi superiori. Prospettive per il futuro Secondo lui, gli ex colleghi sono "perfettamente in grado di svolgere il proprio lavoro" se lasciati operare senza interferenze politiche.
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