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Estero
Chi è Cilia Flores, la “prima combattente” del chavismo
Ieri 07-01-26, 06:15
Classe 1962, conducente di autobus e sindacalista, Nicolás Maduro entrò al servizio di Hugo Chávez come guardia del corpo. Classe 1956, avvocatessa, Cilia Flores dopo il fallito golpe del 1992 si era offerta di difendere gratis i militari sotto processo. Si conobbero appunto in quel primo gruppo di seguaci attorno a cui il colonnello iniziò a montare il suo movimento. Entrambi erano allora sposati e con figli, e sia l’ultimo dei tre di lei sia l’unico di lui sono del 1990. Ma subito “iniziarono a farsi gli occhi dolci”. La relazione fu però formalizzata solo nel 2013, con un matrimonio celebrato dall’allora sindaco di Caracas Jorge Rodríguez, cioè l’attuale presidente dell’Assemblea nazionale, che assieme alla sorella vicepresidente Delcy, secondo una delle tante teorie che circolano, si sarebbe accordato sotto banco con Donald Trump, per consegnare la coppia. Nel frattempo, Cilia era stata presidente dell’Assemblea nazionale e procuratrice generale, e Maduro presidente dell’Assemblea nazionale prima che ministro degli Esteri e vicepresidente (incarico da cui, dopo la morte di Chávez, fu proiettato alla presidenza). Già in campagna elettorale lei lo accompagnò come “prima combattente”, anche se il matrimonio fu celebrato tre mesi dopo l’insediamento: “Cilia non sarà la primera dama perché questo è un concetto riservato alla classe alta”, disse Maduro. Già nel 2018 il dipartimento del Tesoro americano aveva però deciso di imporre sanzioni finanziarie su Cilia, e adesso i due sono stati catturati assieme. “Non si è mai vista una cosa del genere. Se volete attaccarmi, attaccatemi, ma non mettete in difficoltà Cilia, non mettete in difficoltà la famiglia, non siate codardi”, ha detto Maduro in tribunale. Ma a parte avere avuto un programma sulla tv di stato intitolato appunto “Con Cilia, come una famiglia”, e a parte essere stata accusata di avere fatto assumere una quarantina di parenti, nel novembre del 2015, a New York, due suoi nipoti furono incriminati per traffico di droga. Condannati nel 2017, sono stati poi graziati da Joe Biden nel 2022, nell’ambito di un accordo.
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