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Dopo gli scontri di Torino il governo è pronto al nuovo decreto Sicurezza
Oggi 02-02-26, 08:24
Il governo ha deciso di non perdere tempo e vuole dare una risposta severa e veloce a quanto accaduto sabato a Torino: durante una manifestazione a sostegno del centro sociale Askatasuna, ci sono stati sconti tra manifestanti e forze dell'ordine che hanno causato diversi danneggiamenti e al ferimento di qualche agente. Giorgia Meloni vuole dare seguito alla promessa fatta a uno dei poliziotti finiti in ospedale: "Faremo quello che serve per ripristinare le regole in questa nazione", aveva detto. E così alle 11.30 la presidente del Consiglio Giorgia Meloni riunirà i vice Antonio Tajani (in collegamento perché in missione al Sud nelle regioni colpite dal maltempo) e Matteo Salvini, assieme ai ministri Matteo Piantedosi (Interno), Guido Crosetto (Difesa), Carlo Nordio (Giustizia), oltre ai sottosegretari Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano. C'è un decreto Sicurezza da discutere. Sul tavolo del vertice c’è l’accelerazione sul pacchetto sicurezza, allo studio da settimane, che il governo intende trasformare, almeno in parte, in un decreto legge da portare in Consiglio dei ministri già mercoledì. L’obiettivo è dare un segnale immediato dopo le violenze di Torino, che esponenti della maggioranza hanno letto come una minaccia all’ordine pubblico e, nei casi più duri, come una forma di eversione. Le misure in discussione riguardano innanzitutto il rafforzamento degli strumenti di prevenzione durante le manifestazioni. Torna centrale l’ipotesi del fermo preventivo per i soggetti ritenuti pericolosi sulla base di elementi concreti - come precedenti specifici, il possesso di armi o strumenti atti a offendere, o l’uso di caschi e coperture del volto - con una durata minima di 12 ore. Matteo Salvini spinge perché il limite venga esteso fino a 48 ore, soprattutto in vista dei grandi eventi internazionali, a partire dalle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Un altro capitolo chiave riguarda la tutela delle forze dell’ordine. La Lega insiste per inserire nel decreto una norma che eviti l’iscrizione automatica nel registro degli indagati per gli agenti che agiscono in presenza di cause di giustificazione, insieme a un rafforzamento della tutela legale anche per militari e vigili del fuoco. Nelle bozze circolate nelle ultime settimane compare inoltre il ritorno di un daspo per le manifestazioni, rivolto a chi negli ultimi anni è stato denunciato o condannato per reati contro la persona o il patrimonio. Più incerta, invece, la proposta di imporre una cauzione agli organizzatori dei cortei a copertura di eventuali danni: una misura sostenuta da Salvini ma criticata dai sindacati e guardata con cautela anche dal Viminale, che teme possa risultare incostituzionale o controproducente. Il lavoro del vertice servirà anche a decidere cosa far confluire nel decreto e cosa rinviare a un disegno di legge, tenendo conto delle interlocuzioni in corso con il Quirinale sul rispetto delle garanzie costituzionali e del diritto di manifestare. Intanto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi riferirà sugli scontri di Torino martedì in Parlamento, alla Camera e al Senato, mentre l’esecutivo punta a chiudere in tempi rapidi un intervento normativo che, nelle intenzioni della maggioranza, dovrà evitare il ripetersi di scene come quelle viste nel capoluogo piemontese.
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