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Economia e Finanza
I conti positivi (ma contraddittori) dei Giochi secondo S&P
Oggi 05-02-26, 05:47
Secondo una stima di S&P Global Ratings, gli acquisti di biglietti aerei e le prenotazioni alberghiere da parte dei titolari di carta Visa suggeriscono un aumento del 160 per cento degli arrivi dall’estero nel nord Italia tra il 1° e il 21 febbraio. Che siano i 2 milioni di visitatori di cui si parla o poco meno, bisogna prepararsi al gran pienone. Quello che è più interessante sapere ora è quanto Milano-Cortina ha pesato sui conti pubblici del paese, che cosa resterà sui territori che la ospitano e se i ricavi attesi – anche dai costi astronomici dei biglietti – potranno coprire almeno parte della spesa. Il Foglio ha rivolto tutte queste domande a Mariamena Ruggiero, associate director public finance rating di S&P Global Ratings, coautrice di un’ampia ricerca sul tema: “Le Olimpiadi invernali – dice – costeranno all’Italia meno dell’Expo 2015, ma l’eredità che lasceranno in termini di infrastrutture e di servizi alla città di Milano è meno rilevante”. Il suo giudizio tecnico è basato su un fatto: “Expo 2015 – spiega – è costato di più rispetto ai Giochi 2026 perché lo sviluppo delle infrastrutture a esso collegate è andato ben oltre la costruzione del sito principale e ha incluso l’ampliamento delle reti autostradali e metropolitane. Tuttavia, in entrambi i casi la pressione sul bilancio della città di Milano è stata limitata poiché la maggior parte degli investimenti è stata finanziata dal governo centrale e da investitori privati. A differenza di quanto è avvenuto con le Olimpiadi invernali del 2006, che hanno avuto un impatto finanziario su Torino. In quel caso, la città si è fatta carico di gran parte della spesa per gli impianti e le infrastrutture, con un conseguente deterioramento dei suoi indici di bilancio e un indebitamento molto elevato”. Torino fu l’unica città a ospitare i Giochi mentre Milano e Cortina sono co-organizzatrici, con un coinvolgimento regionale diversificato tra Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige. “Questo distribuisce le pressioni di bilancio tra diversi livelli ed enti di governo”. In ogni caso, secondo i calcoli di S&P, il costo di Milano-Cortina è “ragionevolmente limitato” poiché rappresenta “solo” lo 0,3 per cento del pil italiano del 2025 per un totale stimato tra 5,7 e 5,9 miliardi di euro. “La spesa pubblica complessiva – inclusa quella del governo e delle regioni coinvolte – rappresenta il 63 per cento del totale, in gran parte destinata a opere infrastrutturali delle quali sarebbe comunque probabilmente necessaria prima o poi”. Certo, è anche vero che, rispetto alla candidatura iniziale, i costi sono aumentati e causa dello choc inflazionistico del 2022-2023, con l’invasione russa dell’Ucraina, nonché di diversi progetti infrastrutturali aggiuntivi. In più, dal confronto internazionale fatto da S&P, risulta che, rispetto ai Giochi invernali precedenti, Milano-Cortina 2026 è costata meno di Sochi (Russia) 2014 e di Pechino 2022, “ma più di qualsiasi altra Olimpiade invernale tenutasi negli ultimi 20 anni”. Sarà colpa dell’inflazione, ma a questo punto vale la pena addentrarsi un po’ nel dettaglio dei costi per provare a rispondere alla seconda domanda, e cioè se e in che misura si può sperare nei ricavi per bilanciare un po’ l’esborso. Su 5,7-5,9 miliardi di spesa totale, circa 4 riguardano le infrastrutture: 2,7 miliardi per quelle ferroviarie e stradali e altri miglioramenti del trasporto locale e 1,4 miliardi riguardano la costruzione o ricostruzione degli impianti sportivi, delle sedi dove si svolgeranno le gare e le location per l’ospitalità, compresi il villaggio olimpico di Porta Romana (140 milioni), che sarà trasformato in uno studentato, e la Nuova Arena Santa Giulia (250 milioni) per l’hockey sughiaccio e destinato in futuro a ospitare concerti ed eventi. Entrambe queste opere sono state finanziate soprattutto da privati e sul recupero degli investimenti ci sono pochi dubbi. Ai costi infrastrutturali generali si devono aggiungere 1,6-1,7 miliardi di costi operativi della Fondazione Milano Cortina, che è stata in parte finanziata dal Cio, e in parte conta di rientrare dall’incasso dei diritti tv, merchandising, sponsor e vendita dei biglietti. Ma qui il bilancio si potrà fare solo alla fine. Per ora, resta lo stupore per i costi dei biglietti, da 200 a 700 euro per le gare e fino a qualche migliaia di euro per la cerimonia di chiusura. Se i milanesi si aspettavano un segnale di inclusività non è arrivato dalle Olimpiadi.
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