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Economia e Finanza
L’ombra della guerra in Iran sul turismo. Parla Bocca (Federalberghi)
Oggi 07-03-26, 05:38
“Se le cose in Iran peggiorassero ancora di più, le disdette dagli Stati Uniti potrebbero farci molto male. Per noi è un mercato fondamentale”. Lo dice al Foglio Bernabò Bocca, ex senatore di Forza Italia e presidente di Federalberghi, associazione che racchiude al suo interno oltre ventimila imprese turistico-ricettive italiane. Il settore guarda al conflitto in medio oriente con qualche goccia di sudore sulla fronte: “Al momento non ci sono cancellazioni fuori dalla media, ma solo un rallentamento delle prenotazioni”. La preoccupazione aumenta se a tentennare troppo sono i cittadini americani, che rappresentano circa il 20-25 per cento delle presenze in Italia. Inoltre, un buon 27 per cento della loro generosa spesa in Italia (pari a 5,3 miliardi di euro nel 2025, secondo i numeri dell’Agenzia nazionale del turismo) va proprio nelle casse dei nostri albergatori, e tutto il resto in ristoranti, trasporti e negozi. “Il mercato americano comincia ad avere il suo picco di prenotazioni e di presenze da fine di aprile in poi. Ci sono città come Venezia e Firenze – sottolinea l’imprenditore – che vivono di quel turismo. Oggi non notiamo molte cancellazioni da quella zona e lo scenario rimane sotto controllo. Ma se questa situazione di tensione dovesse prolungarsi del tempo, un paese come il nostro, che vive di turismo americano, ne subirebbe certamente le conseguenze”. Ciò che stupisce è che, a differenza di un aereo di linea giapponese, quello americano per arrivare in Europa non dovrebbe schivare nessuna bomba o circumnavigare no–fly zone. Da cosa nasce questa paura? “Il tema della sicurezza è molto importante per il turismo statunitense. Loro ci vedono come una parte di mondo, non fanno molta differenza tra Europa e Turchia”. Al quinto giorno di guerra un missile balistico iraniano è stato intercettato e distrutto nel Mediterraneo orientale mentre si dirigeva verso lo spazio aereo turco. Mentre l’attacco di un drone a una base aerea britannica di Cipro spinge il Vecchio continente a ragionare di difesa collettiva. Lo scenario cambia ora dopo ora, e le dichiarazioni confusionarie del presidente Donald Trump non aiutano certamente gli americani a mantenere la lucidità. “In questo modo va a crearsi un effetto psicologico che gli fa credere che la nostra zona sia a rischio. Non tanto di essere bombardati, ma di rimanere bloccati dall’altra parte del mondo in caso di chiusura dello spazio aereo, ad esempio”, prosegue il numero uno di Federalberghi. Nell’elenco dei possibili timori c’è poi una ragione più squisitamente legata alla cartografia, quasi geografica. “In linea d’aria l’Italia e l’Iran stanno alla stessa distanza che c’è tra la California e la Florida. Questo ci fa percepire come più vicini a quella porzione di mondo. Ma non si tratta di timore per la propria incolumità personale, è una questione di sentiment. E ciò che stiamo avvertendo noi è simile a quello che stanno vivendo tanti altri paesi europei che vivono di turismo americano, come Francia e Germania”. Il punto interrogativo persiste, ma non c’è stata ancora un’ondata di cancellazioni. Al momento, come prevedibile, la maggior parte delle disdette arriva dal mondo arabo. “Alcune anche dagli stati del far east, come ad esempio la Cina o il Giappone: paesi per cui il tempo di volo si è allungato parecchio, dato che per arrivare in Europa non possono sorvolare le zone del conflitto”, spiega Bocca. Per ora i turisti sono sul chi va là: “Chi ha già prenotato non cancella, ma chi non ha ancora prenotato vuole vedere come andrà a finire questa situazione”. Alla fine ciò che conterà davvero è la durata del conflitto. “Per noi è una questione di tempistica. Se questa situazione dura due settimane allora la stagione è salva. Se dura due mesi diventa un problema”. C’è spazio, però, per un po’ di ottimismo: “Da anno giubilare, il 2025 non è stato un buon periodo per il turismo internazionale con alta capacità di spesa, ma abbiamo fiducia in un 2026 migliore. Il settore alberghiero – conclude l’imprenditore – è come l’agricoltura: basta una pioggia e il raccolto si rovina. Al momento possiamo dire che la semina è stata ottima e le previsioni sono buone. Entro agosto capiremo se la sfida sarà vinta o meno”.
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