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Meloni accelera sulla sicurezza, Piantedosi attacca la sinistra. Oggi voto (con scontro) in Senato
Oggi 04-02-26, 06:00
In televisione la premier Giorgia Meloni rilancia sulla sicurezza: “Non si può arretrare, servono norme più efficaci. Ma penso ci sia un problema di humus culturale”. Cita Elly Schlein e spera “in un impegno comune”. Alla Camera, qualche ora prima, Matteo Piantedosi va invece all’attacco della sinistra dopo i fatti di Torino. Parla di “coperture politiche ben identificabili”, di “dinamiche terroristiche” ed “eversive”. E poi: “Chi sfila con i delinquenti offre prospettive di impunità”. Le opposizioni mugugnano, protestano: “La destra fa propaganda, strumentalizza”. Il primo round è andato in scena ieri durante l’informativa del ministro dell’Interno sulle violenze di Askatasuna. Oggi si replica in Senato, ma questa volta è previsto anche un voto sulle risoluzioni. Nel mezzo, ad alimentare lo scontro, c’è il pacchetto sicurezza. Polemiche, norme e cesello. Il governo punta a votare le nuove norme – un decreto e un disegno di legge – al più presto. Meloni, lo aveva detto nella conferenza di inizio anno, ritiene “insufficienti” i risultati fin qui ottenuti e sulla sicurezza vuole dare un segnale. La cronaca, la criminalità tra i giovani e Askatasuna hanno fatto il resto. E ieri, intervenendo a “FarWest” su Rai3, dopo aver espresso solidarietà alla troupe aggredita a Torino, la premier ha confermato le sue intenzioni. In vista delle comunicazioni di Piantedosi in Senato ha invocato nuovamente la collaborazione di maggioranza e opposizione: “Serve chiarezza da parte di tutti e un impegno comune, che è quello che io ho proposto. Ho ascoltato la segretaria del Pd dire che le istituzioni devono essere unite. Speriamo”. A giudicare dalla giornata di ieri tuttavia non sarà facile. Per Italia viva le parole della premier “sono un bluff”. Una mossa per dividere, spaccare il Campo largo. Per Francesco Boccia, capogruppo dem a Palazzo Madama, “la destra strumentalizza i fatti di Torino, li usa come una clava contro le opposizioni per una svolta autoritaria”. Il Cdm che doveva licenziare il nuovo pacchetto, inizialmente in programma oggi, è slittato. Si terrà domani, salvo nuovi imprevisti. Non tutti i dubbi erano (sono?) stati chiariti e ieri il governo ha continuato a lavorare di cesello per rifinire i testi, decidere il veicolo delle singole misure e soprattutto evitare eventuali rilievi del Quirinale. Del resto nel vertice di lunedì a Palazzo Chigi anche i vertici delle Forze dell’ordine avevano messo in guardia sulla fattibilità di certi interventi. La stretta sui coltelli per esempio dovrebbe finire nel decreto, così come il fermo preventivo, che aveva suscitato tuttavia più di una perplessità. “Ma siamo convinti che anche questo sia pienamente compatibile con i principi costituzionali, in particolare con il secondo comma dell’articolo 13. Dei tecnicismi se ne stanno occupando i giuristi con il sottosegretario Alfredo Mantovano e il ministro Carlo Nordio”, dice il forzista Maurizio Gasparri, lasciando intendere comunque che sul pacchetto si continuerà ancora a lavorare. “C’è tempo fino a giovedì”. In Aula intanto, tra gli applausi della maggioranza e qualche attacco ai pm, Piantedosi ha ripetuto che quella di Askatasuna era “una resa dei conti” contro lo stato, con l’obiettivo di “compattare la galassia anarchica”. Il titolare del Viminale ha quindi delineato quelle che dal suo punto di vista sono le connivenze, le ipocrisie, di una parte della sinistra (come Avs che ha partecipato al corteo) e dei manifestanti, anche quelli pacifici, che avrebbero favorito i teppisti di Torino. Poi il titolare del Viminale ha sottolineato la necessità di nuove leggi. “Stiamo lavorando all’introduzione di specifiche misure finalizzate a rendere ancora più efficace l’azione di filtro e prevenzione, come il fermo di polizia per soggetti potenzialmente pericolosi, strumenti presenti in alcuni ordinamenti europei”. Altro elemento di discussione è una forma di tutela per le forze di Polizia. “Pensiamo a norme in grado di salvaguardare non solo gli agenti vittime di aggressioni, ma anche tutti i cittadini, senza per questo creare scudi di tipo immunitario”, ha detto Piantedosi. Tra le ipotesi ci sarebbe anche quella di istituire un nuovo tipo di registro, diverso da quello degli indagati, senza che scatti alcun automatismo per i soggetti coinvolti. Mentre Matteo Salvini ha rilanciato ancora la cauzione, che non piace a FI, per chi organizza le manifestazioni. Sull’altro fronte, le opposizioni hanno espresso solidarietà alle forze dell’ordine, condannando i violenti. Ma hanno rispedito subito al mittente le ricostruzioni di Piantedosi, che si ritroveranno di fronte questo pomeriggio a Palazzo Madama. La conferenza dei capigruppo ha infatti deciso ieri di trasformare l’informativa prevista al Senato in comunicazioni: vuol dire che si voterà anche sulle risoluzioni – come peraltro aveva auspicato la stessa Meloni. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha tentato una mediazione, per un testo comune “fondato esclusivamente su principi generali, la solidarietà alle forze dell’ordine e la necessità di rafforzarne efficienza e capacità”. Ma il tentativo non è riuscito e a sera la maggioranza faceva girare già una bozza unitaria che impegna il governo sugli sgomberi, in nuove assunzioni e tutela economico-giuridica degli agenti. Mentre l’opposizione tornava all’attacco. Per Giuseppe Conte le misure proposte dal governo sono “una follia, anticostituzionali” e porteranno a una “stretta securitaria”. Pd, M5s, Avs e Iv proveranno a lavorare a una (contro) risoluzione comune. Ma che riesca, visti i precedenti, non è scontato.
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