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Trump: "Colloqui positivi con l'Iran", che però smentisce. Nuovi raid israeliani su Teheran
Oggi 23-03-26, 08:58
I FATTI PRINCIPALI, IN BREVE Nuovi raid israeliani su Teheran il prezzo del petrolio continua a salire e supera i 113 dollari al barile. Trump ostenta ottismo via social: "Colloqui molto positivi e produttivi riguardo a una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in medio oriente". L'Iran smentisce La sistematica distruzione dei ponti sul Litani L'esercito israeliano ha colpito il ponte di Dallafa, nel sud del Libano. Glii israeliani sostengono che gli attacchi sono diretti contro Hezbollah, il gruppo armato sostenuto dall'Iran, accusato di utilizzare i ponti per inviare combattenti e armi nel sud del paese per combattere Israele. Tuttavia, anche i civili libanesi hanno utilizzato i ponti per sfuggire ai combattimenti nel sud del Libano, sotto gli intensi bombardamenti israeliani. L'attacco di oggi si inserisce in una campagna di distruzione delle infrastrutture logistiche che va avanti da oltre una settimana. Il primo attacco esplicitamente riconosciuto dall'esercito israeliano a infrastrutture civili risale al 13 marzo, quando fu colpito il ponte Zrarieh sul fiume Litani. Il 19 marzo il ministro della difesa Israel Katz annunciò la distruzione di altri due ponti sul Litani, affermando che venivano utilizzati "per il contrabbando di armi e per gli spostamenti degli operativi di Hezbollah verso sud". Katz definì gli attacchi "un'azione diretta contro l'uso da parte di Hezbollah delle infrastrutture dello stato libanese per portare avanti attività terroristiche" e un "chiaro messaggio al governo libanese". A quel punto il ministro impartì all'esercito l'ordine di distruggere tutti i ponti sul Litani utilizzati per "attività terroristiche", e di accelerare la demolizione delle abitazioni libanesi nei "villaggi di prima linea" per neutralizzare le minacce alle comunità israeliane, descrivendo l'approccio come simile al modello adottato a Beit Hanoun e Rafah a Gaza. Domenica 22 marzo è stato il turno del ponte Qasmiyeh, un'arteria vitale che collega il sud del Libano al resto del paese. Il presidente libanese Joseph Aoun ha definito l'attacco "un preludio all'invasione di terra" e una violazione flagrante della sovranità del Libano. Aoun ha parlato di "politica di punizione collettiva contro i civili" e di un tentativo di "recidere il collegamento geografico tra la regione a sud del Litani e il resto del territorio libanese", con il rischio concreto di isolare le comunità ancora presenti nel sud dal resto del paese. Reuters riporta che gli attacchi israeliani hanno ucciso in Libano oltre mille persone, tra cui quasi 120 bambini, 80 donne e 40 operatori sanitari, secondo il ministero della salute libanese. Più di un milione di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case. Human Rights Watch ha avvertito che se tutti i ponti venissero distrutti e la regione fosse isolata, il danno per i civili sarebbe "così enorme da configurare una catastrofe umanitaria", con le persone ancora nel sud impossibilitate ad accedere a cibo, medicine e altri beni di prima necessità. Qualche nuova informazione sul labirinto diplomatico Trump ha annunciato colloqui "molto buoni e produttivi" con Teheran (vedi il paragarafo seguente: "L'ottimismo di Trump: "Colloqui positivi con l'Iran"). Il ministero degli Esteri iraniano ha smentito che si siano tenuti negoziati. Un quadro più articolato (anche se non ci sono ancora elementi per confermarlo) emerge tuttavia da fonti israeliane. Il quotidiano israeliano Ynet, citando funzionari di Gerusalemme, scrive che sarebbero in corso intensi contatti tra Washington e Teheran, sia in forma diretta sia attraverso la mediazione del Qatar e della Turchia. Secondo queste fonti, un possibile schema d'accordo in discussione prevederebbe che l'Iran consenta la riapertura dello stretto di Hormuz in una prima fase, con gli Stati Uniti che si asterrebbero dall'attaccare le centrali elettriche. Un cessate il fuoco più ampio verrebbe perseguito in una seconda fase. Questi contatti sarebbero avvenuti attraverso canali multipli, tra cui il consigliere presidenziale Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, con la mediazione guidata principalmente dal Qatar e sostenuta dalla Turchia. Il premier qatariota Mohammed bin Abdulrahman Al Thani ha avuto un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan per coordinarsi sugli sforzi di de-escalation, con un'attenzione particolare alla sicurezza energetica globale e alla libertà di navigazione. In un'intervista rilasciata a Fox News nel pomeriggio, Donald Trump ha ribaditop che "l'Iran vuole un accordo" e ha detto di non sapere bene a cosa si riferiscano i media iraniani quando parlano di assenza di trattative con Washington. Trump ha precisato che i contatti più recenti si sono svolti nella serata di domenica, con Witkoff e Jared Kushner impegnati in colloqui diretti con le loro controparti iraniane. Danny Citrinowicz, ricercatore senior all'Institute for National Security Studies di Israele, ha commentato con Ynet la mossa di Trump: secondo lui rifletterebbe le preoccupazioni di Washington sull'escalation. Trump avrebbe "sbattuto le palpebre per primo", nella consapevolezza che colpire le infrastrutture energetiche iraniane avrebbe provocato una ritorsione significativa. Citrinowicz ha aggiunto che, dal punto di vista di Teheran, questa potrebbe rappresentare un risultato notevole: l'Iran non si sarebbe arreso e potrebbe aver costretto Washington a rivedere i propri obiettivi, che sembrano spostarsi dal regime change alla riapertura dello stretto. "Il conflitto non è finito", ha concluso. "Si sta ancora evolvendo, ma è emerso un percorso verso la de-escalation." Israele, secondo le stesse fonti, non sarebbe rimasto sorpreso dall'annuncio di Trump e si aspetterebbe di allinearsi alle sue decisioni, pur avendo sostenuto in precedenza l'opzione di un attacco su larga scala alle infrastrutture energetiche iraniane. Trump: "Colloqui positivi con l'Iran". Ma Teheran smentisce Il presidente americano Donald Trump ha scritto su Truth Social che gli Stati Uniti e l'Iran hanno avuto "colloqui molto positivi e produttivi riguardo a una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in medio oriente" e di aver dato istruzioni al Pentagono di rinviare per cinque giorni qualsiasi attacco contro centrali elettriche e infrastrutture energetiche iraniane. Non è chiaro chi si sia occupato, nell'Amministazione Trump, di questi colloqui con il regime iraniano. Anche perché negli ultimi giorni Stati Uniti e Iran hanno continuato a minacciarsi a vicenda. Trump non ha fornito dettagli su come Iran e Stati Uniti potrebbero raggiungere un accordo per una "risoluzione completa e totale" delle ostilità. Analisti sentiti dal New York Times hanno detto che è difficile individuare una possibile via d'uscita dal conflitto, visto che sia Israele sia gli Stati Uniti hanno chiesto la destituzione del governo iraniano. Il ministero degli esteri iraniano ha smentito le dichiarazioni di Trump sui negoziati "molto positivi": secondo Teheran non esistono comunicazioni dirette né indirette con Washington. Diversi media affiliati allo stato iraniano citano il ministero nel definire le affermazioni di Trump un tentativo di far scendere i prezzi dell'energia e guadagnare tempo per i piani militari. L'agenzia Fars, ripresa da Reuters, aggiunge che Trump avrebbe anche rinunciato all'idea di colpire le centrali elettriche iraniane dopo che l'Iran aveva minacciato di rispondere colpendo gli impianti elettrici in tutto il medio oriente. Sul fronte diplomatico regionale, il ministero degli esteri di Teheran ha riconosciuto l'esistenza di "iniziative" da parte di paesi della regione per "ridurre le tensioni", ma ha respinto ogni mediazione: "Non siamo noi ad aver iniziato questa guerra", ha detto il ministero secondo Mehr News. "Tutte queste richieste vadano indirizzate a Washington". Per Trump, permettere il passaggio del petrolio attraverso lo stretto di Hormuz è la questione più urgente da risolvere. Non è però l'unica. Due sono i problemi che ha davanti il presidente americano: come gestire i 440 chilogrammi di uranio quasi pronto per l'utilizzo bellico che si ritiene l'Iran abbia immagazzinato negli impianti nucleari di Isfahan e Natanz; ed evitare di essere considerato un traditore del popolo iraniano qualora non ci fosse un ribaltamento del regime e il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e la nuova Guida Suprema rimanessero al loro posto. I mercati hanno reagito positivamente alle parole del presidente americano. Il prezzo del petrolio è sceso e le borse europee hanno invertito la rotta: Francoforte sale del 3,3 per cento, Parigi del 2,62, Milano dell'1,85. Nuovi raid israeliani sull'Iran. Molte zone di Teheran senza elettricità Nelle prime ore di oggi, l'esercito israeliano ha iniziato una nuova ondata di attacchi contro le infrastrutture iraniane a Teheran. Diverse zone della capitale iraniana sono senza elettricità. I media iraniani hanno riportato esplosioni in tutto il territorio urbano. I residenti hanno raccontato di attacchi prolungati nei quartieri periferici orientali, occidentali e settentrionali della città. Nel fine settimana Donald Trump aveva minacciato attacchi contro le centrali elettriche iraniane qualora il regime non avesse permesso di nuovo il passaggio delle petroliere dallo stretto di Hormuz. Un ultimatum che è stato respinto dall'Iran, minacciando ritorsioni contro le infrastrutture energetiche nei paesi che ospitano truppe americane e attacchi contro gli impianti di desalinizzazione, vitali per gran parte del medio oriente.
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