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5 domande alla Salis + 1. La versione dell'eurodeputata non torna
Oggi 30-03-26, 07:37
Ilaria Salis ha scelto di denunciare pubblicamente, sui social e poi dalla piazza, un presunto controllo preventivo subìto in albergo poche ore prima della manifestazione No Kings. Ha parlato di agenti alla porta, di domande sulla sua presenza a Roma per il corteo e sul possesso di eventuali oggetti pericolosi. Ha evocato il Decreto Sicurezza e suggerito un nesso politico preciso. Ma nelle stesse ore la Questura ha fornito una versione diversa, opposta, soprattutto su alcuni punti essenziali: nessuna perquisizione, nessun accesso nella stanza, nessun collegamento con il corteo, nessun rapporto con il Decreto Sicurezza. Un atto dovuto, è stato spiegato, nato da una segnalazione internazionale inserita in un sistema di cooperazione tra forze di polizia che esiste da anni. Non siamo, quindi, davanti a una semplice divergenza di dettagli, ma a due ricostruzioni incompatibili. Da una parte il racconto di una pressione preventiva alla vigilia di una manifestazione. Dall'altra la versione di un normale accertamento interrotto appena chiarita l'identità della persona controllata. In mezzo resta l'alert Schengen attribuito alla Germania, che non sarebbe un elemento nuovo. Non solo. Nella stessa stanza si trovava Ivan Bonnin, indicato come assistente dell'eurodeputata, figura che rinvia a precedenti giudiziari e a una precisa area antagonista bolognese. Anche questo è un dato politico, non un elemento di colore. Perché chi esercita una funzione pubblica non risponde soltanto delle denunce che affida ai social, ma anche del contesto che frequenta, delle persone di cui si circonda e delle spiegazioni che decide di dare o di non dare. Per questa ragione le domande sono necessarie ad una rappresentante eletta al Parlamento europeo che denuncia un fatto grave, chiama in causa lo Stato, evoca una torsione politica e al tempo stesso resta al centro di una vicenda attraversata da segnalazioni internazionali e versioni contrastanti. Sono cinque domande semplici alle quali Ilaria Salis potrebbe rispondere. E gli elettori, i cittadini e l'opinione pubblica hanno il diritto di conoscere le risposte. 1) Lei ha denunciato un controllo di polizia durato circa un'ora, con domande sul corteo e su eventuali oggetti pericolosi. La Questura sostiene invece che non c'è stato alcun accesso alla stanza e che ogni verifica è stata interrotta appena gli agenti hanno accertato la sua identità. Qual è la versione esatta dei fatti e perché tra il suo racconto e quello della polizia c'è una divergenza così radicale? 2) Era a conoscenza dell'alert Schengen collegato alla Germania? Se non era un fatto nuovo e lei ne sarebbe stata informata già settimane prima, perché ha presentato l'episodio come un'anomalia improvvisa e come il possibile effetto del Decreto Sicurezza? 3) Nella stanza con lei c'era Ivan Bonnin. Era a conoscenza dei suoi precedenti giudiziari? Per quale ragione un'eurodeputata sceglie di muoversi con un assistente che ha questo profilo politico e giudiziario? 4) Lei ha lasciato intendere che il controllo fosse collegato alla manifestazione No Kings. La Questura, al contrario, parla di atto dovuto nato da una segnalazione internazionale e nega qualsiasi legame con il corteo. Su quali elementi fonda la sua ricostruzione? 5) Sulla sua posizione continuano a sovrapporsi il contenzioso ungherese, l'interesse della magistratura tedesca e ora una segnalazione nel sistema Schengen. Al di là della denuncia politica, c'è un punto che resta aperto: perché il suo nome continua a comparire in contesti investigativi transnazionali legati alla violenza di piazza?
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