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A Torino era tentato omicidio del poliziotto a terra: prendiamoli uno a uno
Oggi 02-02-26, 07:34
Vi abbiamo visti perfettamente. Non vi conosciamo, per ora, ma vi abbiamo visti benissimo, in ogni dettaglio, in ogni gesto codardo, in ogni fotogramma di quel video che ha fatto il giro del mondo. E non vi molleremo. Né domani, né dopodomani, né mai. Siete mascherati per non farvi riconoscere, ma proprio per questo siete criminali e vigliacchi della peggior specie. Anzi, se vogliamo dirla tutta senza giri di parole: siete un branco di poveri sfigati che si illudono di essere coraggiosi, nascosti dietro passamontagna, fumogeni e proclami vuoti, mentre infierite su un uomo solo, disarmato, che faceva solo il suo lavoro. Ti abbiamo visto benissimo, tu con lo zainetto in spalla: colpisci prima in testa l'agente di polizia, lo fai barcollare, poi, da miserabile quale sei, torni indietro quando è a terra frastornato e gli molli un calcio supplementare, come per sigillare la tua viltà con un ultimo gesto di disprezzo. Ti abbiamo visto benissimo, tu con il martello in mano: lo cali una prima volta sulla coscia dell'agente, poi lo raccogli da terra, sì, lo raccogli deliberatamente, non lo lasci cadere, e sferri altri due colpi, uno dei quali sfiora la testa ormai priva di casco. Hai cercato di ucciderlo, deve essere chiaro a tutti: non era un “colpo accidentale”, era un tentativo deliberato di finirlo, di spegnerlo. Ti abbiamo visto, tu un passo dietro ai primi due, con la maschera antigas: molli un calcio preciso al poliziotto riverso, contribuendo al massacro collettivo con la tua dose di crudeltà. E abbiamo visto anche te, con i pantaloni militari grigi e le sneakers bianche: lanci qualcosa contro di lui, aggiungendo al calvario oggetti contundenti mentre era già a terra, indifeso. Vi abbiamo visti. E da quel video che gira ovunque, lo stesso che ha indignato l'Italia intera, ogni frame è impresso indelebilmente: quattro contro uno, armati contro un uomo isolato, mascherati per l'impunità assoluta. Adesso vigileremo ogni giorno. E già adesso c'è una prima svolta: uno di voi, un 22enne della provincia di Grosseto, è stato arrestato in flagranza differita dalla Digos di Torino, grazie ai filmati. È accusato di concorso in lesioni aggravate, violenza e rapina in concorso per aver partecipato al pestaggio e alla sottrazione dell'equipaggiamento. Non sappiamo ancora esattamente chi sia tra voi quattro, se quello con lo zainetto, con il martello, con la maschera antigas o con le sneakers bianche, ma è un inizio. Gli altri due arrestati (31 e 35 anni) sono per resistenza generica, non per il vostro massacro. Controlleremo se siete stati identificati tutti. Se vi hanno arrestati. Se la Procura ha iscritto i vostri nomi nel registro degli indagati. E poi, nel pieno rispetto delle garanzie democratiche che spettano a ogni indagato, sì, anche a voi, seguiremo ogni passaggio: le misure cautelari, le richieste del pm, le decisioni del gip, le parole usate negli atti. Senza sconti lessicali, senza acrobazie giuridiche per sminuire la gravità. Perché quello che avete fatto sabato sera a Torino non è uno “scontro”, non è una “tensione”, non è una “degenerazione del corteo”. È un pestaggio scientifico. Un'azione di branco premeditata. Una spedizione punitiva contro un uomo in divisa: colpito alla testa per stordirlo, fatto cadere, massacrato quando non poteva più difendersi. Avete usato un martello, non una bandiera. Avete infierito a terra. Questo non è dissenso politico: è violenza pura, tentato omicidio travestito da militanza. E non basteranno più i comunicati di circostanza, le formule di rito, le frasi sulla “complessità del contesto”. Il contesto è limpido e agghiacciante: un agente del Reparto Mobile di Padova, Alessandro Calista, 29 anni, sposato, padre di un figlio piccolo, mandato a Torino per fare il suo dovere. Lui solo, a terra, senza casco, mani sulla testa per proteggersi, mentre voi lo calpestavate. Lui dall'ospedale ha detto: «Ho fatto il mio dovere». Voi? Siete soltanto dei poveracci.
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