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Accertamenti sulla grazia a Minetti. Meloni blinda Nordio: "Il ministero non fa indagini"
Ieri 28-04-26, 22:42
Mi fido del ministro Nordio e sulla grazia la competenza non è mia. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni risponde così, nella conferenza post Cdm, ai giornalisti che le chiedono del caso Nicole Minetti. "Ad oggi escludo ipotesi di dimissioni del ministro", assicura la premier che aggiunge: "Questo procedimento non ha seguito in niente un iter diverso da quello che hanno seguito gli altri procedimenti e quindi è stato portato avanti nel rispetto della legge, nel rispetto della prassi. Chiaramente sono poi emersi altri elementi. Sulla base di quegli elementi il Presidente della Repubblica ha chiesto per il nostro tramite, a chi deve fare sempre le verifiche, e quindi torniamo ovviamente alle Procure Generali per fare ulteriori accertamenti, e io sono d'accordo sul fatto che vadano fatti ulteriori accertamenti". Quanto alle responsabilità del Guardasigilli, la presidente del Consiglio chierisce che il lavoro di verifica dei presupposti per la concessione della grazia "non è un lavoro che fa il Ministero, che non ha strumenti per fare indagini, non ha la polizia giudiziaria, ma si avvale della magistratura". Sul fronte giudiziario, la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni ha richiesto accertamenti "urgenti e a tutto campo" da effettuare attraverso l'Interpol. I fatti emersi dall'inchiesta de 'Il Fatto Quotidiano' sarebbero "gravissimi" e per questi sono state richieste informazioni e documenti anche dall'Uruguay su tutte le persone di cui si parla, ovvero Nicole Minetti, il compagno Giuseppe Cipriani e i genitori biologici del bambino adottato. Dopo questi accertamenti, la procura generale potrebbe cambiare il proprio parere sulla richiesta di grazia per l'ex igenista dentale ed ex consigliera regionale della Lombardia, vicina a Silvio Berlusconi, condannata in via definitiva per i reati di peculato e favoreggiamento della prostituzione a una pena complessiva di 3 anni e 11 mesi, da scontare ai servizi sociali, nell'ambito dei processi Ruby bis e 'Rimborsopoli'. Dal canto suo, Minetti minaccia azioni legali "nei confronti di chiunque abbia contribuito alla diffusione di notizie false e lesive" e tramite i suoi avvocati assicura che "l'intero percorso adottivo si è svolto nel pieno rispetto della legge, seguendo la procedura ordinaria, dalla fase di pre-adozione fino all'affidamento definitivo, come documentalmente dimostrato e allegato". La grazia era stata concessa lo scorso 18 febbraio dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per motivi umanitari, dopo la 'luce verde' del ministero della Giustizia. Poi ieri l'ufficio stampa del Quirinale ha fatto sapere che la Presidenza della Repubblica ha inviato una lettera al dicastero di via Arenula per chiedere di "provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato" dal 'Fatto' sulla "supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza". I riflettori sono ora puntati su Carlo Nordio, con le opposizioni che chiedono un'informativa urgente in Aula al Senato e le dimissioni del ministro. Oggi il titolare della Giustizia ha incontrato a Palazzo Chigi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, per un incontro, è stato fatto sapere, in programma da qualche giorno. Intervenuto sulla vicenda, il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto sostiene che "la procedura relativa alla grazia a favore di Nicole Minetti si è svolta nel pieno rispetto delle norme", e aggiunge: "Oggi emergono elementi nuovi riportati dalla stampa: plaudendo al giornalismo d'inchiesta, è comunque corretto che tali notizie vengano verificate, e con attenzione. Se dovessero risultare significative difformità rispetto a quanto rappresentato dalla richiedente la grazia, sarà altrettanto corretto trarne le debite conseguenze". Sul punto non esistono precedenti spiega contattata da LaPresse Francesca Biondi, professoressa ordinaria di Diritto costituzionale nell'Università degli Studi di Milano: "Non è mai accaduto che venissero messi in discussione ex post i presupposti accertati durante l'istruttoria sulla base dei quali il Capo dello Stato ha firmato il provvedimento" di grazia. "Si tratta ora di capire se il Presidente della Repubblica possa eventualmente revocare un proprio atto di clemenza - prosegue la costituzionalista -. Non ci sono norme che regolano questa ipotesi, ma, sulla base dei principi generali, io credo che se la nuova istruttoria giungerà ad esiti differenti, non si possa precludere al Capo dello Stato di mutare la propria determinazione. Peraltro, il fatto stesso che dal Quirinale siano stati chiesti approfondimenti, lascia intendere che non si esclude tale possibilità". Dal canto loro, le opposizioni vanno in pressing. "Nordio dia spiegazioni chiare sull'istruttoria del suo ministero sulla grazia a Nicole Minetti, senza cercare nuovi capri espiatori e risparmiandoci qualsiasi altra esibizione di arroganza e protervia, e poi tolga il disturbo, prima di fare altri danni", dicono i rappresentanti M5S nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato. Tranchant il co-leader di Avs, Angelo Bonelli secondo il quale "Nordio deve dimettersi subito", mentre dal Pd Alfredo Bazoli parla di "vicenda sconcertante" e per Riccardo Magi, segretario di +Europa, "la misura è colma e non possiamo più permetterci avere un ministro della Giustizia che fa la foglia di fico".
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