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Carcere, le attività di inclusione sociale di Estra
Oggi 11-03-26, 14:27
Alla fine di novembre 2025 nelle carceri italiane erano detenute 63.868 persone, quasi 2.000 in più rispetto a un anno fa, a fronte di una capienza effettiva di soli 46.124 posti (700 in meno di quelli che vi erano all'inizio dell'anno). Il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 138,5%, con 72 istituti oltre il 150% e punte superiori al 200%. Questi dati, trattai dal bilancio di fine anno dell'associazione Antigone, sottolineano l'urgenza di interventi mirati e politiche efficaci che possano ridurre il tasso di recidiva e promuovere un reinserimento sociale sostenibile. Non si tratta solo di garantire la sicurezza pubblica, ma di costruire un sistema che sappia offrire reali opportunità di riscatto e reintegrazione per coloro che, una volta scontata la loro pena, desiderano ricostruire la propria vita e contribuire positivamente alla comunità. In questo contesto, le attività di inclusione sociale rivolte ai detenuti si configurano come interventi essenziali per migliorare le condizioni di vita all'interno delle carceri e per preparare i detenuti ad un reinserimento positivo nella società. Con queste premesse, Estra ha da tempo avviato un percorso con Azzero Co2 inserendo attività con i penitenziari (ortofrutteti solidali e agricoltura sociale) al centro dei propri obiettivi di responsabilità di impresa. Per favorire processi di cambiamento e inclusione sociale oltre al reinserimento nella società a Firenze, all'interno del carcere di Sollicciano, è stato realizzato un OrtoFrutteto Solidale. Il progetto, oltre a produrre effetti positivi da un punto di vista ambientale, ha importanti ricadute socio-educative. I detenuti impiegati nel giardinaggio sono stati infatti coinvolti nelle attività di messa a dimora di 120 piante da frutto sotto la guida del responsabile del verde del carcere. A loro è stata inoltre affidata la cura e manutenzione degli alberi, al fine di acquisire competenze che potranno impiegare in futuro, ma anche per sensibilizzarli sulle tematiche ambientali incentivando una maggiore attenzione alla sostenibilità. L'esperienza maturata con la cura del frutteto è diventata quindi un utile supporto per il reinserimento nella società dei detenuti al termine del percorso presso la struttura. Nel frutteto sono state messe a dimora varie specie di piante da frutto, tra cui l'albicocco, il pero, il nocciolo, il melo e il pesco. All'interno della Casa di Reclusione di Ranza a San Gimignano (in provincia di Siena) Estra ha sostenuto la creazione di un giardino officinale e di un frutteto portando la cura dell'ambiente all'interno di un contesto detentivo, coniugando la pratica agricola con un percorso concreto di formazione e responsabilizzazione. Il progetto, in collaborazione con la Società Italiana di Fitoterapia, ha previsto la messa a dimora di 200 piante officinali, scelte per le loro molteplici proprietà benefiche, come achillea, assenzio, elicriso, lavanda, melissa e origano, selezionate per la loro compatibilità con il terreno locale e il valore ambientale. Nel frutteto, invece, hanno messo radici 100 piante di uva spina e ribes nero. Inaugurato a fine 2025, il progetto vede coinvolte circa 20 persone: alcune si occuperanno della messa a dimora delle piante, altre parteciperanno al corso di formazione in fitoterapia. Le attività agricole saranno poi utilizzate come forma di ergoterapia – un percorso di recupero basato sul “fare” concreto –, offrendo un supporto mirato ai soggetti con particolari fragilità psicologiche o culturali. “Sostenere questi progetti è per Estra motivo di grande orgoglio, perché rappresenta in modo concreto il nostro impegno per una sostenibilità intesa nella sua dimensione più ampia: ambientale, sociale e territoriale – commenta Francesco Macrì, Presidente esecutivo di Estra – Non si tratta solo di interventi di tutela ambientale, ma di percorsi di formazione e responsabilizzazione. Permette alle persone coinvolte di acquisire nuove competenze e di dare un significato diverso al proprio tempo. La sostenibilità genera valore quando diventa uno strumento di coesione capace di connettere ambiente, comunità e persone”.
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