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Conte sfianca Elly. Dopo Pasqua parte il giro d'Italia del campo largo
Oggi 05-04-26, 16:47
È un lungo Giro d'Italia quello che partirà subito dopo la Pasquetta tra la passista e lo sprinter. I rispettivi team misurano le sensazioni, l'aria che gira intorno. Lo spogliatoio di via di Campo Marzio compulsa i sondaggi (tutti favorevoli) e imposta la gara: proviamo la fuga. Dice il vicepresidente del M5S Stefano Patuanelli: «Conte ha dimostrato una qualità rara: decidere nell'interesse del Paese, non personale. Questa lucidità è un valore enorme. Sì, ha tutte le carte per tornare a guidare il Paese». Il Nazareno è ancora sotto botta: lo scatto felino dello sfidante Cinque Stelle ha lasciato di stucco, e ora si cercano idee per riacciuffarlo. All'inizio non ci sarà nessuno sprint decisivo: il traguardo è lontano, tra fine estate e inizio autunno, quando tornerà l'annoso dibattito: primarie o caminetto? Fino ad allora saranno tappe di resistenza, scatti controllati, equilibri da difendere e soprattutto prove di alleanza. Poi, eventualmente, l'ultima prova entro la fine dell'anno: una cronometro. Senza scie e senza alibi. Solo gambe e fiato. E un verdetto che non ammette repliche: la maglia rosa del campo largo, il titolo di anti Giorgia. Verso metà aprile inizierà la prova a distanza, un test per misurare i muscoli e la capacità di reazione. Lo sprinter di Volturara Appula, Giuseppe Conte, sarà impegnato con la promozione del suo nuovo libro, «Una nuova primavera», in uscita il 14 aprile (Marsilio). Un'operazione di immagine per rinverdire i fasti della sua permanenza a Palazzo Chigi. E un messaggio subliminale: ci tornerò. «Scelte audaci, successi insperati, ma anche esperienze dolorose e prese di posizione controcorrente. È fatto di tante svolte il percorso di Giuseppe Conte che si intreccia con la storia recente del nostro Paese», si legge nel frontespizio. Ai nastri di partenza anche Nova, il percorso di «democrazia partecipativa» che fornirà al M5S la lampada di Aladino: ecco il nostro contributo alla coalizione. In salita la ripartenza di Elly Schlein, che tenta il tutto per tutto affidandosi alla macchina del partito. Sarà l'ultima occasione per le correnti: tutti insieme per la numero uno. Non sono ammesse defezioni. La prima tappa è prevista per venerdì 10 e sabato 11 a Napoli, fortino pentastellato del governatore Roberto Fico. Poi altre fermate intermedie a Torino, Milano e Genova, dedicate ai temi chiave del programma e affidate a esponenti di primo piano dell'organigramma interno. Gran finale dedicato ai sindaci, una "carezza" all'Anci per smuovere l'apparato locale. Sul maggiore radicamento territoriale, il Pd si gioca praticamente l'unica fiches contro gli sfidanti di via di Campo Marzio. Gli ostacoli sul percorso della segretaria però sono considerevoli. E riguardano soprattutto i «portatori d'acqua», le quinte colonne che di fatto sostengono l'ex presidente del Consiglio. Una vasta zona grigia, a cavallo tra le correnti di Goffredo Bettini e Pier Luigi Bersani. Quella pancia del Pd che sente ancora forte il richiamo di Massimo D'Alema. Poi restano molti interrogativi. Che cosa farà il big più temibile di tutti, l'inafferrabile Dario Franceschini? E ci sarà da fidarsi dei nuovi arrivati, la truppa messa insieme da Stefano Bonaccini, composta quasi per intero da ex oppositori? Ai margini i riformisti, rimasti gli unici dissidenti interni. Chi abbandonerà la truppa nelle prossime settimane per cercare fortuna altrove? Le voci si inseguono e i primi due nomi dati in partenza sono quelli del senatore Graziano Delrio e dell'ex ministra Marianna Madia. Ieri ha parlato il senatore Filippo Sensi, che si è scagliato ancora una volta contro il M5S: «Che sia un movimento che ha flirtato con un sovranismo di natura populista non lo dico io, credo venga rivendicato da loro stessi». Il «punto fortissimo di riferimento dei progressisti» - come lo definì Nicola Zingaretti nel 2019 - dovrà vedersela anche con Romano Prodi, che non lo ama. Il Professore deve superare una sorta di triangolo delle Bermuda: scansare i due sfidanti più accreditati e trovare un terzo nome che venga digerito da tutto il campo largo. Altro che inverno, è la primavera del nostro scontento.
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