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Così tennero Borsellino all'oscuro dell'affossamento dell'inchiesta
Oggi 23-04-26, 08:43
Fissiamo innanzitutto alcune date. Il 13 luglio 1992 gli ex sostituti procuratori di Palermo Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato firmano la richiesta di archiviazione dell'inchiesta Mafia e appalti. Il giorno seguente, il 14 luglio, l'allora procuratore capo Pietro Giammanco convoca una riunione con tutti i pubblici ministeri (Scarpinato non poté partecipare) a cui prese parte anche Paolo Borsellino. Quest'ultimo fu ucciso cinque giorni dopo, il 19 luglio, nella strage di Via D'Amelio, dove persero la vita anche cinque agenti della scorta. Oggi quei giorni sono tornati alla ribalta delle cronache grazie all'inchiesta della procura di Caltanissetta e alla commissione parlamentare Antimafia che cercano di fare luce proprio su Mafia e appalti e sui motivi per cui quell'inchiesta non fu portata avanti, visto che il procuratore nisseno Salvatore De Luca la ritiene la vera chiave di volta per capire le cause delle stragi in cui morirono Borsellino e Giovanni Falcone. Vari magistrati che vissero in prima persona quei giorni, tra cui anche Scarpinato, oggi ritengono che Borsellino fosse a conoscenza dell'archiviazione di quella indagine. Le testimonianze dell'epoca, di cui Il Tempo può dare conto, messe nero su bianco al Consiglio superiore della magistratura, rivelano un'altra versione: Borsellino non era stato informato, come oggi ritiene anche la procura di Caltanissetta. Al riguardo, è utile l'audizione dell'ex sostituto procuratore di Palermo, Luigi Patronaggio, attuale procuratore generale di Cagliari. Viene sentito al Csm il 31 luglio '92, dodici giorni dopo la strage di Via D'Amelio. Il Consiglio vuole approfondire le «vicende della procura di Palermo» e «il problema della protezione dei magistrati». Patronaggio lavorava a Palermo solo da pochi mesi, precisamente dal 13 maggio. Ma il 4 luglio prese parte alla riunione indetta da Giammanco. Quindi fu un testimone diretto. E il Csm gli chiese di Borsellino. Il suo ricordo è fresco, dal momento che gli viene chiesto di rievocare fatti accaduti due settimane prima. Racconta che si presentò all'incontro pensando fosse una classica riunione prima di andare in ferie. Spiega: «Io non avevo cognizione diretta delle divergenze e delle spaccature, incomincio a capirle, incomincio a capire che esistono queste divergenze e queste spaccature proprio da questa riunione di martedì 14 luglio '92, perché mi sembrava, da un lato, questa riunione, mi sembra una sorta di "scusatio non petita", cioè si invitano i singoli colleghi a parlare di determinati processi perché sono attenzionati dall'opinione pubblica e la cosa mi stupisce, mi stupisce ancora di più quando il collega, il procuratore Borsellino, chiede addirittura delle spiegazioni, vuole chiarezza, vuole chiarezza su determinati processi, chiede, si informa, e per cui già capisco che qualche cosa non mi convince, non va. Prendo atto di tutta la gravità di queste spaccature nell'assemblea del 20 luglio, il lunedì successivo alla strage». Aggiunge che quelle «divergenze di idee» erano «gravissime». Poi approfondisce la posizione del collega ucciso pochi giorni prima. «Paolo Borsellino chiede spiegazioni su un procedimento riguardante Siino Angelo ed altri, e capisco che qualche cosa non va evidentemente perché mi sembra insolito che si discuta così particolarmente con proprio delle relazioni dei colleghi assegnatari dei processi, una riunione che doveva avere tutt'altro carattere». Infine, ricorda come Borsellino avesse percepito le lamentele dei carabinieri e chiese una serie di spiegazioni su ciò che era stato o non era stato fatto. In nessun caso Patronaggio fa menzione dell'archiviazione, cosa che invece ha fatto 31 anni dopo, il 29 novembre 2023, in audizione davanti alla commissione Antimafia, quando ha dichiarato: «Sono venuto a conoscenza della richiesta di archiviazione del Ros proprio in occasione di quella riunione, prima non lo sapevo». Dando per assodata la totale buona fede delle due testimonianze, la procura di Caltanissetta ritiene di maggiore valore quella più vicina ai fatti, ovvero quella fornita il 31 luglio '92, anche perché coincide con le testimonianze rilasciate da altri colleghi sempre in quei giorni.
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