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Da Aurora a Crans Montana, Feltri: ora giustizia per questi ragazzi
Ieri 10-01-26, 09:51
Chi sale e chi scende nella scala dell'interesse collettivo. Dipende tutto da noi. I ragazzi di Crans Montana, giustamente: uno tsunami che ti picchia nella testa e ti permea fino al midollo. Poi vengono le vittime secondarie, quelli che finiscono nelle pagine della cronaca ma in qualche modo sfuggono al controllo e all'emotività. Persi, stropicciati, sbiaditi nei racconti, non abbastanza vittime da scatenare empatia e travolgere la platea. Prendete Aurora, la ragazzina violentata e uccisa a Milano da un peruviano irregolare strafatto e ubriaco che di prassi aggrediva le donne. Aveva solo 19 anni. La sua faccia è su tutti i giornali dall'alba di quel 29 dicembre in cui è stato scoperto il corpo senza vita in un cortiletto scialbo della periferia milanese. Rivedo la scena. La stazioncina del metro. Lei che cammina nella notte fredda di un quartierino che è una babele senza bene intorno. C'era voluto l'esercito anni fa per portare un po' di pace. Adesso ci si ammazza volentieri come allora, però la sinistra ha messo una panchina e una piazzetta tattica e la violenza pare meno indigesta. Aurora si trovava lì per scelta, eccolo lì il distinguo utile a declassarla nella nostra mente rispetto ai ragazzi sventurati ma normali di Crans Montana. Scappata da casa sua a Latina un mese fa per sfuggire al Natale di una famiglia perbene, papà odontoiatra, mamma architetto. Addirittura domandava a uno sbandato, che si era appena fatto di coca e aveva pure molestato una ragazza (questo lei non lo sapeva), i soldi per le sigarette. Era tranquilla nel fotogramma consegnato alle cronache. E camminava davanti al suo assalitore cercando il distributore di tabacco con l'innocenza di chi a 19 anni non vede il male in ogni volto ma vuole solo vivere libera. Figurarsi, erano tranquilli anche i ragazzi di Crans Montana mentre il tetto sulle loro teste bruciava e li portava via da questa terra. Cosa c'è allora di così diverso tra Aurora - 19 anni, un bel caratterino e la voglia struggente di fuggire via - e i ragazzi della Svizzera? Niente. Adolescenti tutti, l'adolescenza ormai è elastica, con l'idea matta di spaccare il mondo e vincere il male. In Svizzera le responsabilità sono evidenti, ma ci vorrà tempo per acclararle. Per Aurora è fin troppo chiaro il quadro: vittima di un peruviano irregolare che aveva violentato già altre donne, che doveva essere in galera a marcire per le sue colpe e invece, per un mancato aggiornamento del casellario giudiziario (ops, crepare per un cavillo!) girava per le strade ad annusare prede e intimorire ragazze. Un braccio che ti afferra da dietro, «fai quello che ti dico o sei morta». Strangola la sua vittima mentre la stupra, e la lascia morire sull'asfalto di un cortiletto incasinato, con i vestiti ricomposti in qualche modo sul corpo giovane e innocente. Aurora, pensate, si era iscritta alla facoltà di Chimica della Sapienza. Era intelligente e arguta e aveva un futuro luminoso davanti, su Facebook scriveva «ho lucifero dentro», ma chi non si sente un po' demonio a quell'età. Eppure l'occhio dello spettatore distratto indugia su altro. Sul contorno. Sui dettagli della vita privata. Si allontanava da casa. Era attratta dalle cattive compagnie. Era stata adottata. Quanta insistenza su questo particolare: come se questo aggettivo fosse un diminutivo dell'essere padre e madre. Come se l'amore di un genitore adottivo fosse diverso da quello di un genitore naturale, o un timbro del giudice anziché dell'ostetrica potesse rendere meno forte lo strazio, la disperazione, il vuoto lacerante per un figlio che muore. Certo siamo tutti indignati per una giustizia pasticciona e lenta che non arresta i colpevoli, neanche quando sono lampanti i peccati, ma Aurora è finita in secondo piano. Si fatica persino a dire femminicidio (termine che aborro ma assai in voga). Figurarsi scendere in piazza per lei. E vengo all'altro protagonista di questi giorni di cronaca passato sotto traccia: Il quindicenne di Milano che per salvare la vita all'amico si è messo in mezzo tra lui e il coltello del maranza e si è beccato uno sbrego dalla bocca all'orecchio. «Mamma ho la faccia tagliata» ha detto al telefono, mentre gli amici guardavano il suo volto sanguinante. Immaginate la Milano pigra e sonnolenta del 5 gennaio. Il profumo della festa è evaporato. Il pensiero corre al lavoro, alla scuola, alle incombenze. Qualcuno si sfinisce di acquisti perché è la regola maledetta dello shopping, ti sei svenato per i regali ma devi collassare per quel 50 per cento di sconto. Il 15enne passeggia nel quartiere Bicocca che è abbastanza nuovo e fresco di cantieri. Niente di particolarmente poetico, zona di studi e appassionati di teatro che la sera vanno agli Arcimboldi. Si avvicina un nordafricano, il solito maranza, vuole la roba («roba mia vientene con me»). Non sono terre e animali che reclama, solo il giubbotto firmato da esibire in piazza. Adocchia subito la giacca di uno dei due ragazzi. Quello non si oppone, cede il malloppo. Ma il 15enne non ci sta. Ha sani principi e un'idea di giustizia che da queste parti è sfuggita di mano anche ai più grandi. Si mette in mezzo. Il maranza lo sfida, estrae il coltellino. Un colpo all'addome e uno in pieno volto, poi via di corsa come il più indefesso dei codardi. Il ragazzino sanguina a fiotti ma si sente bene, ha fatto il suo dovere. Nella Milano dei coltelli volanti meritava almeno una chiamata da parte di Sala (peraltro assessore alla Sicurezza in carica). Invece è finito sotto traccia, lui il suo eroismo, la sua bontà spontanea. La madre di origine cingalese non riesce a crederci. Solo qualche settimana fa negli anfratti di Buenos Aires un quindicenne era stato preso in ostaggio dalla banda dei maranza, maschi e femmine senza distinzione, che hanno giocato con lui al gatto col topo. E una volta che un ragazzino si oppone ai bulli e al loro bieco prevaricare, ci giriamo dall'altra parte e archiviamo il caso alla voce «maranzate». Per me quel ragazzino è un eroe e andrebbe preso ad esempio. Mentre Aurora meriterebbe di più: compassione, amicizia, vicinanza, una mano tesa a chi muore a 19 anni per colpa di un mostro. Chi sale e chi scende. Ma non sempre, anzi mai, c'è un giudice giusto ad osservare la scena.
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