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Datterini a peso d'oro. I commercianti: "Mi vergogno a venderli"
Oggi 23-04-26, 08:59
Pomodorini che sfiorano i dieci euro al chilo, zucchine che toccano l'euro e cinquanta, carne e pesce che prima del conflitto con l'Iran costavano il 10% in meno: i prezzi tra i banchi del mercato rionale Trieste sono raddoppiati. Alessandra Taravacci osserva la frutta e la verdura esposte nei cesti e quando legge le cifre scritte sui cartellini sobbalza: «Da quando è iniziata questa guerra, a partire dalla benzina è diventato tutto caro e anche la spesa costa di più». Tra i commercianti, Davide Picci e la compagna Cristina Harasevych si spostano da un lato all'altro del bancone mentre imbustano la frutta e la verdura per i clienti e spiegano che «è un momento molto complicato, sta aumentando il costo di qualsiasi prodotto e il margine di noi venditori diminuisce sempre di più». Per spiegare meglio la situazione, Davide mostra la lista di carico con le spese della giornata: «Tredici prodotti al prezzo di cinquecento euro». Ha più di una remora da esporre quei cartellini: «Mi vergogno a dover mettere un datterino a dieci euro, ma la realtà è che per rientrarci dovrei farlo a dodici. Sul prodotto venduto devo mettere un minimo di guadagno, sennò non vale la pena lavorare». Spostandosi tra le file del mercato si raggiunge il banco di Pino Marabbiti, dove c'è un cartello affisso alla parete: «Spaccio di carni fresche». Dietro il vetro le bistecche di vitellone a trentuno euro e novanta al chilo, le fettine di vitello a ventuno, le salsicce di suino a tredici. «C'è stato un rincaro evidente, in parte dovuto al prezzo del gas e del gasolio. Le faccio un esempio: la carne macinata, che prima vendevamo a diciotto euro al chilo, adesso ne costa ventuno». Per tutti, clienti e venditori, il costo della spesa si intreccia con quello della quotidianità: la gestione della luce, del gas, dell'acqua e del riscaldamento. E nel bilancio finale bisogna tener conto anche dei piccoli intoppi: «Proprio ieri si è rotta la lavatrice. Quando vado a comprare le melanzane devo stare attento anche ai centesimi», borbotta un anziano in attesa del suo turno davanti al banco della macelleria. Pino Marabitti spiega le difficoltà di chi vende: «Ciò che pago al fornitore è aumentato di tre euro. Quel costo in più devo trasferirlo per forza al cliente». Poi aggiunge: «In più la bolletta della luce è passata da duecentosettanta euro a quattrocento. Aumentano i costi, ma il banco resta lo stesso». Una situazione che allarma i vari rappresentanti di categoria, che spiegano come i rialzi siano direttamente collegati alle tensioni internazionali, in particolare al conflitto in Medio Oriente. «Una fase di forte difficoltà con l'aumento dei prezzi dei fertilizzanti e il caro carburanti che stanno mettendo in ginocchio le aziende agricole», dicono. Un disagio che colpisce anche chi, come Antonio d'Amore, vende formaggi e salumi: «Il parmigiano è aumentato di due euro al chilo. Una forma ne pesa trentacinque e ne compro tre al mese. Così è difficile anche competere con i supermercati, se io ne posso comprare tre, loro se ne possono permettere trecento».
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