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Dossieraggi: relazione Antimafia, scenario inquietante e su De Raho deficit indagini
Oggi 24-02-26, 19:47
"L'esame complessivo degli atti, delle audizioni e dei documenti acquisiti nel corso dello sviluppo del filone di inchiesta, restituisce alla Commissione uno scenario particolarmente inquietante dell'intera vicenda relativa al cosiddetto 'dossieraggio', dove elementi di variegata ed eterogenea natura concorrono a delineare un quadro non solo di evidente disfunzionalità, o meglio di vera e propria patologia, dei meccanismi di accesso e controllo ai sistemi informativi ed alle banche dati coinvolte, ma soprattutto di opacità istituzionale". È quanto si legge nella relazione di maggioranza, illustrata della presidente Chiara Colosimo, approvata oggi dalla Commissione antimafia sulla vicenda del cosiddetto dossier di esponenti politici e del mondo economico mediante "l'effettuazione degli accessi illeciti da parte del Tenente Pasquale Striano, militare della Guardia di finanza in servizio presso il cd 'Gruppo sos' istituito presso la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo". Nella relazione si sottolinea che "il militare della Guardia di finanza, in virtù della collocazione strategica all'interno del Gruppo sos della Dnaa, ha in concreto beneficiato di un contesto che gli ha consentito, quasi indisturbato, di accedere, consultare, esfiltrare e trasmettere ad altri una quantità sterminata di dati riservati, spesso di estrema delicatezza istituzionale od anche coperte da segreto investigativo. E se ciò è stato possibile non lo è stato tanto, o comunque non solo, per l'abilità e la spregiudicatezza di Striano, bensì, ed anzi soprattutto, per la debolezza intrinseca delle barriere di controllo e la superficialità con cui venivano gestite le posizioni che avrebbero dovuto esercitarlo. La straordinaria gravità di questo insieme impone dunque una riflessione sul limite complessivo di ciò che può essere definito come un vero e proprio sistema", si legge ancora nella relazione. 1"L'analisi delle responsabilità istituzionali conduce inevitabilmente alla figura del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo dell'epoca, il dottor Federico Cafiero de Raho (attuale deputato M5S e membro della stessa commissione Antimafia, ndr), la cui posizione si rivela determinante non solo per ciò che egli fece o omise, ma soprattutto per la struttura gestionale che egli solo in parte costruì, ma poi mantenne proprio e soprattutto utilizzò durante il mandato", riporta la relazione, secondo la quale "emerge invero in modo evidente, dalla lettura organica degli atti, non un quadro di inconsapevolezza o di mera superficialità, ma al contrario l'immagine di un protagonista, per aver egli stesso adottato o controfirmato provvedimenti organizzativi riguardanti la gestione delle sos, pienamente consapevole delle pratiche irregolari in uso nel proprio ufficio, delle vulnerabilità del sistema e dei vantaggi operativi che tali funzionalità gli garantivano in termini di libertà, elasticità e possibilità di intervento in fatti di forte impatto pubblico ed oltremodo sensibili politicamente". Infine, "un ulteriore profilo di critica, che merita di essere evidenziato in sede di conclusioni, riguarda il modo in cui le procure procedenti hanno affrontato la posizione del dott. Cafiero de Raho. Le risultanze degli atti mostrano che, nonostante la funzione apicale, la gravità e natura oggettivamente irrituale delle condotte emerse, l'approfondimento investigativo nei suoi confronti è stato sorprendentemente minimo, quasi formale, privo di quella attenzione analitica che il suo ruolo istituzionale avrebbe imposto". E quindi "l'indagine non ha valutato la gravità intrinseca dei comportamenti del Procuratore nazionale, trattando ciò che avrebbe richiesto massimo rigore come se invece si trattasse di un profilo marginale. Questo deficit istruttorio ha di fatto lasciato in ombra il ruolo centrale del vertice dell'ufficio e ha impedito di cogliere appieno la portata sistemica della gestione tossica, e complice, che aveva caratterizzato la direzione antimafia in quegli anni", recita il documento.
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