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Elly la “sciacalla” dimentica l'Emilia. E nel Pd si respira un'aria di scissione
Oggi 29-01-26, 08:45
Quando il mare si ingrossa, dal porto non si salpa. Una massima che la marinaia del Nazareno ha sfruttato anche per l'emergenza che ha colpito la Sicilia. «È colpa di Giorgia Meloni, ora si dirottino le risorse per il Ponte sullo Stretto», ha tuonato dall'isola. Insomma, meglio osservare dalla banchina e inveire: governo ladro. E dire che durante l'alluvione che colpì ripetutamente l'Emilia Romagna nel 2023, da ex assessore regionale al clima, Elly rimase muta come un pesce: «Io non c'entro nulla». Sotto la sua gestione però il piano di opere per la difesa del suolo, è rimasto incompiuto: 161 su 569. La stessa predisposizione ad alzare le spalle e a prendersela con altri, che la segretaria dimostra a dirimere gli affari interni. Un esempio? Da fine febbraio 2025, la direzione PD è rimasta un ormeggio sicuro: mai convocata. Sempre la stessa scusa: non è il momento giusto. L'ultima volta che l'organismo si riunì, la segretaria annunciò i cinque Sì ai referendum sul lavoro promossi dalla CGIL. Poi il meteo è cambiato in fretta. La batosta sul Jobs Act, la rimonta alle Regionali infranta nelle Marche, il rapporto sempre più accidentato con il quasi amico 5 Stelle. Troppi scogli uno dopo l'altro. Così, dai ponti di comando del partito, il consiglio è stato perentorio: aspettiamo che il mare si calmi. Morale: a forza di rinviare, la baruffa è diventata tempesta, ma la marinaia stavolta è costretta ad andare in mare aperto. E a convocare la direzione. «Penso la prossima settimana», ha detto ieri rispondendo alle domande dei giornalisti. Ironia della sorte, forse nel periodo più complicato per la numero uno, all'indomani del voto contrario dei dem al testo base sull'antisemitismo. E alle polemiche contro il senatore Graziano Delrio, accusato di condurre una battaglia personalistica. Nel «clima irrespirabile» denunciato dall'eurodeputata Pina Picierno rientrano anche le voci bisbigliate dai fedelissimi, ovvero la lista dei parlamentari che sarebbero pronti ad abbandonare la scialuppa. Guarda caso, quasi tutta l'area dei riformisti, a partire proprio dallo stesso Delrio. Una loro eventuale fuoriuscita dalla Casa Madre riscuoterebbe il consenso di Goffredo Bettini, il padre nobile del Pd romano, che più volte l'ha invocata. Ieri a puntualizzare la situazione ci ha pensato la vicepresidente del Parlamento Europeo: «Questa è casa nostra». Della serie, volontariamente non ce ne andiamo. Almeno fino a quando la maggioranza del partito non deciderà di liberarsi dei dissidenti. Pugno di ferro in un guanto di velluto: basta approvare la linea di maggioranza sulla politica internazionale, chiudendo altri spazi. In più, c'è la scure delle prossime liste per le elezioni politiche: quanti parlamentari della minoranza sopravviveranno? Sulla carta, solo l'ex ministro Lorenzo Guerini può chiedere la deroga (il time out scatta per 15 anni di presenza in Parlamento). Se la «fortezza» si chiude, c'è una casa in costruzione, quella della Margherita bonsai, che può accogliere gli esuli di Elly Schlein. Dopo il naufragio, la terra promessa.
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