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Emozioni e politica. Appunti contro la palude
Oggi 26-03-26, 07:31
Giorgia Meloni ha deciso di voltare pagina, e soprattutto di rendere visibile agli elettori questa sua determinazione a ripartire. Si spiegano così le mosse sul trio Delmastro-Bartolozzi-Santanchè: la ricerca di una scossa emotiva. A maggior ragione in una foresta pietrificata (altro che «Costituzione più bella del mondo») in cui un premier non è nemmeno libero di scegliere o congedare un ministro. Non si tratta affatto (quello sarebbe un errore) di legare le dimissioni di chicchessia allo status di persona indagata: in quel caso le procure inizierebbero un agevole tiro a segno verso qualunque esponente del governo. Si tratta invece, e qui Meloni ha pienamente ragione, di rendere chiaro all'opinione pubblica il fatto che possa iniziare una nuova fase. Certo, sta a lei valutare se le condizioni per questa ripartenza ci siano o no. Se qualcuno la vuole tenere sulla graticola per logorarla, questo disegno va denunciato e fatto saltare. Se invece c'è spazio per rilanciare l'azione di governo, l'occasione va colta. In questo secondo scenario, si pone la questione del «che fare», tema su cui questo giornale ha aperto da giorni un forum con i nostri editorialisti e commentatori: anche oggi trovate idee e suggerimenti preziosi. I giornali dovrebbero servire a questo: alla battaglia delle idee, a rifornire la politica di munizioni ideali e programmatiche. Per questo qui- insistiamo sul necessario taglio di tasse a favore del ceto medio e su un'accelerazione sui temi della sicurezza e del contrasto all'immigrazione illegale. Sono queste le partite su cui si gioca il consenso del popolo di centrodestra. Dopo di che, c'è anche un aspetto emotivo e psicologico, tema su cui da tempo si esercita in modo mirabile il professor Luigi Di Gregorio. La politica deve creare emozioni, deve far esplodere in campagna elettorale una «bomba emotiva»: occorre raggiungere non solo la mente, ma soprattutto il cuore delle persone. Fcco: pur dicendo un sacco di balle, stavolta quelli del No ci sono riusciti. Prendete i ragazzi che sono corsi a votare contro la riforma. Lo hanno fatto (in perfetta buona fede, e secondo me sbagliando tutto) con lo stesso slancio con cui firmano una petizione online. Convinti- in quel momento - di fare una cosa "giusta", di "salvare il mondo", di certificare il loro "impegno", di sentirsi "persone migliori". Il centrodestra, ovviamente senza raccontare lefrottole a cui ha fatto ricorso la sinistra, deve fare la stessa cosa la prossima volta. Creare un'onda emotiva, coinvolgere le persone intorno a una speranza (o a una paura). Oggi funziona così nel nostro mondo ipermediatizzato e nevrastenico, nel rimbalzo tra tv e social: devi creare l'idea di una "festa" a cui unirsi, o di una "resistenza" a cui contribuire, oppure -questo può essere ciò che si adatta di più al governo - l'idea di una lotta per cambiare l'Italia a cui partecipare, a cui non far mancare il proprio mattoncino. E però questo richiede, da qui al 2027, che non ci sia solo una (fantastica) leader da ammirare: Meloni è stimata da tutti, pure dagli avversari che dicono di odiarla. Ma da sola non basta. Serve anche che ci siano delle battaglie in corso, che tutti le sentano come un'avventura alla quale dare il proprio contributo. Di più: servono iniziative che devono riguardare la nostra vita, il vissuto di ogni singolo elettore. Su questo piano, penso alla paura che tutti abbiamo di tornare a casa la sera odi uscire. Cito un'analisi Censis di maggio '25: 7 donne su 10 hanno paura di uscire la sera, 4 persone su 10 (anche uomini) hanno rinunciato a farlo, e pure 5 giovani su 10 sono spaventati. Il contrasto all'immigrazione illegale è il pendant naturale di questa battaglia: con i magistrati (c'è da giurarlo) che faranno ostruzionismo perfino rispetto all'esecuzione dei rimpatri in base alla nuova lista unica europea dei paesi sicuri (africani e asiatici) dove rimandare i clandestini. E poi c'è il nostro portafogli: stavolta c'è da pensare al ceto medio, alle partite Iva (che ogni anno diventano povere da luglio a dicembre) e a chi ha un reddito di 50mila euro annui lordi, categoria che coincide largamente con gli elettori di centrodestra e che non ha mai ricevuto nemmeno una carezza dallo stato. Proviamoci, se possibile: o sarà palude.
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