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Foto del campo largo. Renzi escluso: "Io arrabbiato? No, quella è la sinistra-sinistra"
Ieri 16-06-26, 23:09
Il pranzo galeotto si consuma da Costanza, dietro Campo dei Fiori. Seduti ad un tavolo e sorridenti i senior partner del campo largo, Giuseppe Conte, Elly Schlein, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. L'allegra comitiva ha da annunciare una novità: l'8 e il 15 luglio si svolgeranno due eventi sul programma per dire che “Un'alternativa c'è”. Le piazze prescelte saranno una al Nord (ma non Milano) e una al sud (la scelta ricadrà tra Napoli e Palermo). La foto appare sui social a metà pomeriggio, ma fa notizia per chi non compare nell'allegra tavolata. Ovvero Riccardo Magi di Più Europa e soprattutto Matteo Renzi. Il più veloce a sottolineare le assenze è il leader di Azione Carlo Calenda che ironizza: “Ma Renzi era sotto il tavolo”? Un assist involontario per Giuseppe Conte che infatti torna a mettere in discussione il fantasista di Firenze: “Non è scontato che ci sia, c'è un problema di affidabilità dei compagni di viaggio e non dobbiamo creare un'accozzaglia, un caravanserraglio”. L'ex rottamatore risponde a due velocità. La prima: “Se qualcuno vorrà rompere, si assumerà la responsabilità di spiegarlo agli elettori”. Un messaggio ai naviganti: ricordatevi come è finita con Andrea Orlando in Liguria. Poi spazio alla diplomazia: “Io arrabbiato? No, non siamo in quella foto perché non facciamo parte di questo gruppo di sinistra-sinistra che ha un consenso importante nel Paese", ma "pensiamo che sia giusto costruire un'alleanza programmatica”. La foto di Campo de Fiori rischia così di finire tra gli scatti sfortunati della sinistra. Un'ampia galleria cominciata con la photo opportunity scattata a Vasto nel 2011 tra Antonio Di Pietro, Pierluigi Bersani e Nichi Vendola. I tre volevano suggellare un sodalizio per superare la coalizione di Silvio Berlusconi; finirono travolti dall'arrivo di Mario Monti. Alle elezioni successive Bersani fu defenestrato dalla sua stessa maggioranza, Di Pietro non riuscì ad entrare a Montecitorio. Un destino che rischia di ripetersi quindici anni dopo. La commedia degli equivoci: “Vengo anch'io. No tu no”.
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