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Gli ayatollah tremano. Minaccia agli Usa: se attaccate vi colpiremo
Oggi 11-01-26, 15:56
Teheran è pronta a colpire obiettivi militari e navali degli Stati Uniti in caso di una nuova azione di forza di Donald Trump contro il regime: è questo il duro avvertimento lanciato da Mohammad Bagher Ghalibaf, Presidente del parlamento iraniano, sulla televisione di stato. “In caso di attacco militare da parte degli Stati Uniti, sia il territorio occupato che i centri militari e navali statunitensi saranno nostri obiettivi legittimi” ha affermato, chiamando a raccolta il paese e minacciando gli Stati Uniti. E che la tensione tra Washington e Teheran sia ai massimi storici, lo testimonia anche l'intervento sul suo profilo X della massima autorità religiosa e politica del paese. L'ayatollah Alì Khameni è infatti tornato a rivolgersi direttamente a Donald Trump: “Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che se il governo iraniano avesse fatto questo o quello si sarebbe schierato dalla parte dei rivoltosi – scrive – I rivoltosi hanno riposto in lui le loro speranze ma se è così competente, allora si occupi del suo Paese”. Parole al veleno che certificano l'agitazione del regime di fronte alla possibilità di un intervento armato americano e alle proteste di piazza che stanno facendo traballare il potere di Teheran che da 50 anni governa la repubblica islamica. Manifestazioni a cui proprio l'Ayatollah ha risposto con il pugno duro delle forze di polizia. Sarebbero infatti almeno 192 le persone uccise durante i cortei che stanno animando tutto il paese, giorno e notte: ad affermarlo l'organizzazione per i diritti umani – con sede in Norvegia – Iran Human Rights. In una nota, l'ONG ha anche specificato che il bilancio potrebbe essere molto più alto perché a causa del blackout di Internet voluto da Teheran le verifiche sono molto difficili. Due settimane dopo l'inizio delle proteste c'è chi tra gli analisti inizia a parlare di vera e propria “rivoluzione”. E a confermare che le manifestazioni stiano allarmando gli alti comandi iraniani, lo stato di massima allerta imposto da Khamenei ai pasdaran, mai adottato durante la guerra dei 12 giorni con Israele nel giugno dello scorso anno. Regime che nel frattempo sta provando a reagire con sempre più forza alle proteste di piazza: da un lato – secondo notizie ancora da verificare e come riportato da La Stampa – accogliendo miliziani iracheni nel paese per rimpolpare le forze dell'ordine e dall'altro chiamando a raccolta i propri sostenitori, per mostrare al paese tutta la popolarità che ancora gode l'Ayatollah e il suo governo. Secondo, infatti, l'agenzia di stampa Tasnim, lunedì pomeriggio dovrebbe tenersi una grande contro-manifestazione a Teheran per “condannare le azioni dei rivoltosi”. In questo scenario gli analisti e fonti diplomatiche e di intelligence dei paesi dell'area considerano i prossimi giorni cruciali per le sorti del paese. Se finora la reazione del governo è stata più “disciplinata”, il protrarsi della crisi potrebbe spingere i pasdaran a reprimere con ancora più violenza le manifestazioni. In questo caso, è impossibile prevedere che cosa succederà nel paese.
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