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Guerra in Iran, quali sono gli effetti sul prezzo di voli e carburanti
Oggi 10-03-26, 17:43
L'escalation militare in Medio Oriente sta già producendo effetti concreti sull'economia globale e sul costo della vita, non solo degli italiani. Tra i primi settori a reagire all'instabilità c'è quello del trasporto aereo, fortemente esposto alle oscillazioni del prezzo del petrolio. Le compagnie stanno iniziando ad adeguare le tariffe dei biglietti, trasferendo almeno in parte sui passeggeri l'aumento del costo del carburante. Il carburante rappresenta normalmente la seconda voce di spesa per le compagnie aeree dopo il costo del lavoro e incide tra il 20 e il 25 per cento delle spese operative. Per questo, quando il prezzo del petrolio cresce rapidamente, le aziende del settore tendono ad aggiornare i prezzi dei voli per compensare l'aumento dei costi. Negli ultimi giorni il mercato energetico ha registrato forti oscillazioni. Il prezzo del barile di petrolio della qualità West Texas Intermediate, uno dei principali riferimenti globali, è attualmente intorno agli 88 dollari (circa 76 euro), ma durante la notte tra domenica e lunedì aveva toccato i 115 dollari, livelli che non si vedevano dai primi mesi della guerra in Ucraina. Prima dell'inizio del conflitto il prezzo si aggirava attorno ai 62 dollari. La tensione sui mercati dipende dal fatto che il conflitto coinvolge o riguarda direttamente alcuni dei principali esportatori di petrolio al mondo, tra cui Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar e Bahrein. In diversi casi si sono verificati anche attacchi alle infrastrutture petrolifere, fattore che aumenta l'incertezza sull'offerta globale. Le prime compagnie aeree hanno già annunciato rincari. Hong Kong Airlines, per citarne una, aumenterà di circa 20 euro i voli tra Hong Kong e la Cina continentale e di circa 82 euro quelli verso Stati Uniti ed Europa. Ma anche Air New Zealand ha comunicato rincari di circa 5 euro sulle tratte interne e di 46 euro sui voli internazionali a lungo raggio. Altre compagnie, tra cui Qantas, Scandinavian Airlines e Cathay Pacific, hanno segnalato che rivedranno le tariffe nelle prossime settimane. Energia più cara e rischio per l'export italiano L'instabilità geopolitica non incide soltanto sui trasporti. In Italia le associazioni imprenditoriali temono un impatto significativo sui costi energetici e sull'export. Secondo una stima della Cgia di Mestre, l'attacco di Israele e Stati Uniti all'Iran potrebbe comportare per le imprese italiane quasi 10 miliardi di euro di costi energetici aggiuntivi nel 2026: 7,2 miliardi per l'elettricità e 2,6 miliardi per il gas, pari a un aumento complessivo del 13,5 per cento rispetto all'anno precedente. Le regioni più esposte sono quelle con la maggiore concentrazione industriale: Lombardia (+2,3 miliardi), Emilia-Romagna (+1,2 miliardi), Veneto (+1,1 miliardi), Piemonte (+879 milioni) e Toscana (+670 milioni). Tra i settori più vulnerabili figurano metallurgia, commercio, alimentare, logistica, chimica e tessile, attività caratterizzate da un elevato consumo energetico. E se alla pressione sui costi si aggiunge anche il possibile rallentamento dell'export, ecco che le aziende italiane, inevitabilmente, soffrono e si rifanno sui consumatori. I Paesi del Medio Oriente rappresentano infatti un mercato da circa 27,8 miliardi di euro per il manifatturiero italiano, pari al 4,6 per cento del totale delle esportazioni. Macchinari, metalli, mezzi di trasporto e sistema moda sono tra i comparti più presenti nell'area. Un prolungamento del conflitto potrebbe quindi incidere sia sulla domanda sia sulla stabilità delle rotte commerciali, creando ulteriori difficoltà per le imprese. Intanto si registrano già aumenti diffusi nei prezzi dei carburanti. Secondo l'ultima rilevazione del ministero dell'Ambiente, la benzina è salita a 1,745 euro al litro (+7,5 centesimi, pari al 4,5 per cento), mentre il diesel ha raggiunto 1,869 euro al litro (+14,8 centesimi, +8,6 per cento). Sono cresciuti anche il GPL, il metano per i camion, i combustibili industriali e il gasolio da riscaldamento. Incrementi che rischiano di riflettersi a catena sui costi dei trasporti, delle merci e delle bollette delle famiglie. Il presidente americano Donald Trump, proprio nel tentativo di tranquillizzare i mercati globali ha annunciato che l'escalation militare in Iran “finirà presto”. Basterà? Imprese e consumatori, intanto, ne subiscono le conseguenze.
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