s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
I semi, la poesia e la cura: la Biennale (in assenza) di Koyo Kouoh
Oggi 25-02-26, 18:21
Venezia, 25 feb. (askanews) - La 61esima Biennale d'arte di Venezia sarà la Biennale pensata e progettata da Koyo Kouoh, anche se la curatrice camerunense-svizzera è scomparsa nel maggio 2025. Ma il suo lavoro era stato impostato e il team dei curatori che lei aveva scelto lo ha portato e lo porterà avanti nello spirito della sua idea. "In Minor Keys", questo il titolo scelto da Koyo, è stata presentata a Venezia in una conferenza stampa intensa e appassionata, che in qualche modo andava in cerca di un suo centro di gravità permanente. "Si è come gli alberi - ha detto ad askanews Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia - l'albero è presente, l'albero ha le foglie, ha i frutti, perde le foglie, perde i frutti, perde anche se stesso e le radici che restano se ne vanno, ma i semi invece camminano e il team di Koyo sono il seme che ha generato attraverso il suo progetto, attraverso le sue fronde, attraverso la presenza, e in virtù della sua assenza, la meraviglia dimostra che prossimamente tutti noi e tutti voi vedrete". La mostra internazionale prevede 111 partecipanti, tra artisti, artiste, duo, collettivi e organizzazioni provenienti da contesti geografici differenti, selezionati da Koyo privilegiando soprattutto risonanze, affinità e possibili convergenze tra pratiche anche lontane. Con l'obiettivo di restituire e ampliare una geografia relazionale, intessuta nel corso di una vita e fondata sull'incontro. E, sia nei discorsi dei curatori, sia nell'intervento di Buttafuoco due termini sono risuonati in particolare: poesia e cura. "Sono parole che diventano sinonimi - ha aggiunto il presidente - sono parole che insieme legano e qui, entra in gioco la religio, il tenere insieme le cose, la cura, ovvero la complessità dell'esistenza del mondo, delle relazioni e la consapevolezza della, ho usato a posto un termine ispirato dalla presenza di Stefano Zecchi, della gettatezza. Noi siamo quindi qui e ora e dunque nel progetto di un'esistenza che ci vede responsabili rispetto a ciò che abbiamo intorno". Un intreccio tra anima e intelletto, l'attenzione alle pratiche e alle relazioni processuali, la meraviglia opposta al cinismo, i riferimenti letterari a James Baldwin, a Toni Morrison e ai Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez: il mondo di "In Minor Keys", anche se ancora non del tutto svelato, si rivela già come una foresta di possibilità in divenire, che avrà attenzione anche per le performance e l'effimero. E quel concetto di Heidegger dell'uomo gettato nel mondo può rivelarsi un'occasione in più, pur nella mancanza che è l'elemento caratteristico di questa Biennale. "Emotivamente il primo pensiero che ho avuto - ha concluso Buttafuoco - è stato quello della bacchetta che viene appoggiata sul leggio quando è completato il lavoro di Turandot, è completato nell'incompletezza e nel suo essere incompleto apre e squaderna le nuove visioni". La Biennale d'arte di Koyo Kouoh apre al pubblico il 9 maggio prossimo, quest'anno, poiché la curatrice non li aveva ancora individuati, i Leoni d'oro alla carriera non saranno assegnati.
CONTINUA A LEGGERE
1
0
0
Guarda anche
Libero Quotidiano
