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Il giorno di Sempio. Confronto Nuzzi-Brindisi: "Fretta di inchiodarlo", "C'è il Dna"
Oggi 06-05-26, 10:09
Il caso Garlasco continua ad accendere il confronto pubblico, riaprendo interrogativi che, a distanza di anni, restano irrisolti e continuano a dividere analisti, giornalisti e opinione pubblica. L'ultimo terreno di scontro si è registrato nello studio di “È sempre Cartabianca”, il talk di approfondimento condotto da Bianca Berlinguer su Rete 4, dove si sono confrontati i giornalisti Ilaria Cavo, Giuseppe Brindisi e Gianluigi Nuzzi. Al centro del dibattito, la posizione di Andrea Sempio e due nodi cruciali dell'inchiesta: il movente e il valore degli elementi scientifici emersi nel tempo. Due piani che, nelle letture dei protagonisti, non solo non coincidono, ma sembrano procedere su binari divergenti. Da un lato, Cavo ha espresso una linea improntata alla cautela, mettendo in discussione la solidità dell'impianto accusatorio soprattutto sul fronte del movente: “Non riesco a capire da dove arrivi. Quello che sappiamo oggi però è un movente sessuale che francamente io non capisco e non riesco a capire dove realmente e da dove realmente arrivi”. Nel suo intervento ha insistito sulla necessità di distinguere tra ipotesi e prove: “Chiunque può cambiare idea di fronte ai dati che ancora non conosciamo”. In questa prospettiva ha anche ridimensionato il significato del comportamento di Sempio: “Io francamente non mi stupisco del fatto che non risponda. Può accettare di andare a rispondere al buio con tutto quello che ha vissuto senza sapere quali sono gli elementi”. Un passaggio significativo ha riguardato la presunta infatuazione per Chiara Poggi, elemento che in alcune ricostruzioni contribuirebbe a delineare il movente. Anche su questo punto, Cavo ha mostrato scetticismo: “Noi non sappiamo se ha visto quel filmato e di quella infatuazione per Chiara dove c'è traccia? Io francamente in questo momento non la vedo”. Di segno diverso l'intervento di Brindisi, che ha spostato l'attenzione sugli elementi tecnico-scientifici, riportando al centro del dibattito la presenza dell'aplotipo Y riconducibile alla linea paterna di Sempio sotto le unghie della vittima: “Perché sotto le unghie di Chiara c'è l'aplotipo Y della linea del padre di Andrea Sempio se lui era stato in casa Poggi per l'ultima volta il 4 agosto? È una coincidenza?”. Nel suo ragionamento, Brindisi ha proposto anche un confronto con la posizione di Alberto Stasi, evidenziando la differenza tra una frequentazione abituale dell'abitazione e una presenza occasionale: “Abbiamo Stasi che in quella casa ci stava, viveva, quindi le tracce sono normali”. Un raffronto che, nella sua lettura, rafforza il dubbio sulla compatibilità tra il dato genetico e la ricostruzione temporale: “Io non riesco a capire come possa esserci se è vero che l'ultima volta possibile in cui Sempio è stato in casa è il 4 agosto”. Il giornalista ha inoltre richiamato la natura del dato genetico: “Quando si dice non è il DNA completo, ma è la linea… con l'Y”, lasciando intendere come, pur trattandosi di un elemento parziale, esso non possa essere considerato irrilevante. A inserirsi nel confronto è stato anche Nuzzi, che ha spostato il focus sul rischio di derive affrettate nel giudizio pubblico e mediatico discostandosi nettamente dal collega. “Qui c'è una grande fretta di mettere i chiodi nelle mani di questo ragazzo, che per carità magari è un assassino, deve stare all'ergastolo e viva l'ergastolo all'assassino di Chiara, penso che nessuno al mondo potrebbe non volere questo”, ha spiegato. Il suo intervento si è poi concentrato sull'uso del linguaggio e sulla necessità di evitare conclusioni anticipate: “Però attenzione ai probabilmente, sicuramente, indistintamente, certamente, perché con gli avverbi non si firmano le sentenze, non dico della Cassazione, ma neanche di primo grado”. Emergono così tre approcci distinti: da una parte la richiesta di maggiore solidità sul piano del movente e la sospensione del giudizio; dall'altra l'insistenza su un indizio scientifico che, se confermato e contestualizzato, potrebbe assumere un peso rilevante; e infine l'invito a evitare scorciatoie narrative, mantenendo il rigore necessario quando si affrontano vicende giudiziarie ancora aperte. Il confronto andato in scena a “È sempre Cartabianca” restituisce l'immagine di un caso che continua a vivere non solo nelle aule giudiziarie, ma anche nello spazio mediatico, dove interpretazioni diverse riflettono approcci differenti al rapporto tra prova, indizio e racconto. In attesa di eventuali sviluppi, resta una certezza: il delitto di Garlasco continua a interrogare e dividere, alimentando un dibattito che, ben oltre il perimetro televisivo, coinvolge l'opinione pubblica e chiama in causa il delicato equilibrio tra verità giudiziaria e narrazione mediatica.
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