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Il procuratore De Luca smonta la "pista nera". Ranucci e le toghe rosse asfaltati.
Oggi 11-02-26, 08:01
È finita l'era delle piste fantasma sulla strage di Capaci: la Procura di Caltanissetta ha messo una pietra tombale sulla «pista nera», quella teoria che per anni ha suggerito un'alleanza tra mafia e neofascisti, con Stefano Delle Chiaie come figura chiave. Salvatore De Luca, procuratore di Caltanissetta, davanti alla commissione Antimafia ha smontato pezzo per pezzo una delle più clamorose fughe in avanti della magistratura degli ultimi anni. E lo ha fatto puntando il dito contro tutti: la trasmissione Report di Sigfrido Ranucci, i collaboratori di giustizia trasformati in «jukebox, tu digiti quello che vuoi sentire», e soprattutto contro chi ha dato ossigeno a questa narrazione. E uno di questi è Roberto Scarpinato, oggi parlamentare 5 Stelle e componente della stessa commissione Antimafia. De Luca, in sostanza, ha definito la vicenda uno sperpero di risorse e un depistaggio che riecheggia flop giudiziari. «La figura di Alberto Lo Cicero ricorda assolutamente quella di Vincenzo Scarantino, protagonista del depistaggio delle indagini sull'attentato al giudice Borsellino», ha dichiarato De Luca. «Pista nera» che secondo la procura si basava su colloqui senza valore probatorio, presunti avvistamenti e legami tra Cosa Nostra e destra eversiva. Si ipotizzava Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale, presente a Palermo e complice nell'attentato del 23 maggio 1992, che uccise Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e la scorta. De Luca ha smontato tutto: «Le dichiarazioni di Lo Cicero sono carta straccia. E false sono le dichiarazioni della Romeo (la sua compagna, ndr) che ha come fonte delle sue rivelazioni Lo Cicero». Anni e risorse dissipate in indagini velleitarie. De Luca ha ironizzato: «Pensate che Delle Chiaie fosse uno spiccia faccende? Che stava lì con la macchina blu, con su la bandierina dei servizi e quella di Avanguardia Nazionale ad aspettare il tritolo per Capaci». Ha insistito: «I principali disastri giudiziari recenti commessi per inesperienza o inadeguatezza sono connessi a una scorretta gestione dei collaboratori di giustizia e quindi si sarebbero potuti evitare». Casi come Vincenzo Scarantino su Borsellino o Tortora ricordano i rischi. Poi c'è il capitolo Report, la trasmissione di Rai3 che ha costruito un caso mediatico su questa storia, presentandola come una verità nascosta che finalmente emergeva. «È un'indagine più giornalistica che giudiziaria», ha tagliato corto De Luca. E ha dimostrato perché. Al centro c'è un'intervista al luogotenente dei carabinieri Walter Giustini, che avrebbe riferito alla trasmissione della tv di Stato di testimonianze su Delle Chiaie a Capaci. Ma quali testimonianze? «Una cosa è se Giustini avesse riferito di aver visto Delle Chiaie sul lungomare di Capaci mentre si pigliava il gelato con sua moglie, altra cosa se lo avesse visto davanti all'imbocco del tunnel di Capaci mentre posizionava una cassetta di tritolo», ha spiegato De Luca. Come dire, ma cosa ha visto di Delle Chiaie a Capaci? Il punto è rimasto irrisolto perché Giustini, convocato dalla Procura dopo la messa in onda di Report, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Eppure in precedenza, nelle sommarie informazioni, aveva fatto capire ai pm – come sostiene De Luca - «che non c'era nessun motivo per fare indagini su Delle Chiaie». Mentre il giornalista di Report autore dell'intervista, convocato dai magistrati, si è trincerato dietro il segreto professionale. De Luca non ha nascosto il suo stupore, misto a indignazione: «Una smentita che modifica precedenti dichiarazioni resa nel corso di un'intervista faccia parte del segreto professionale, noi come ufficio di Caltanissetta lo escludiamo nel modo più categorico». E ha aggiunto, senza peli sulla lingua: «Il segreto professionale sarebbe un utilissimo strumento per occultare una manipolazione evidente del fatto». Report sostiene che «tutto il girato fa parte del segreto professionale». «E no. E no», ha replicato De Luca. Insomma, come aveva già sentenziato lo scorso 9 dicembre davanti alla stessa commissione, per De Luca, la «pista nera» sulle stragi «vale zero tagliato».
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