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Ilaria Salis continua a pontificare ed è lo sponsor migliore per il Sì al referendum
Oggi 26-02-26, 09:07
C'è un nuovo sponsor per il Sì al referendum giustizia: è Ilaria Salis. Onorevole Giuseppe Conte, ricordi quante volte hai parlato di casta? Prova a chiedere ai compagni Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni se hanno sentito le argomentazioni della pasionaria de' noantri e poi vediamo se continuate con gli attacchi sclerotici al centrodestra. Perché l'appassionata di falce e martello - ovviamente - non poteva lasciarsi sfuggire l'occasione e si è messa a sproloquiare a mezzo social sui gravi fatti di Rogoredo. E si è presa persino la licenza di parlare di scudo penale, lei, con tanto di immunità europea per sfuggire all'Ungheria... La predicatrice in giubba rossa pretende che Giorgia Meloni e Matteo Salvini chiedano scusa per aver difeso, in un primo momento, l'agente di polizia che solo dopo si è scoperto aver messo in pratica una odiosa messinscena per coprire il suo gesto omicida. Questo è quanto la compagna Ilaria ha avuto la faccia tosta di scrivere: «Adesso Salvini e Meloni, quelli del "senza se e senza ma dalla parte dei poliziotti" e dello scudo penale per le Forze dell'Ordine, chiedano scusa». Interessante davvero, come linguaggio. Un poliziotto sbaglia, uccide, architetta una improbabile legittima difesa e sono premier e vicepremier a doversi scusare. Tutta Italia era attonita per quel che sembrava tutta colpa del pusher ucciso nel bosco di Rogoredo dove si spaccia tranquillamente droga. Un poliziotto che diventa per un macabro sillogismo "poliziotti" che secondo lei non dovrebbero invece essere difesi. Guai a stare dalla parte dei poliziotti, dunque, quelli che faticano persino con i suoi compagni a tentare di mantenere l'ordine pubblico nelle strade, compreso quello preso a martellate a Torino. E aggiunge, Ilaria Salis, con una frase che è davvero complesso definire "ragionamento": «Anche per questo sarà necessario votare no al referendum». Così, come se ci fosse un nesso logico. Non gliel'hanno spiegato che l'agente che ha sparato a Rogoredo lo hanno mollato i poliziotti onesti e che il loro capo, Pisani, lo ha definito un delinquente destituendolo dalla divisa. Parole tanto dure nei confronti di Askatasuna non è stata capace di pronunciarne, madame Ilaria. E tutto questo lo propone per «impedire che una destra priva di cultura giuridica democratica, allergica ai limiti dello stato di diritto e che bramai pieni poteri, possa contro-riformare la giustizia italiana». Autentiche farneticazioni di una sconvolta che ha vinto alla lotteria il premio per Strasburgo grazie ai suoi padrini politici. Sono le solite, reiterate, vecchie frasi che risuonano negli slogan dei centri sociali più violenti. E noi dobbiamo tenerci una così tra i banchi del Parlamento europeo. No, semmai è Ilaria Salis che deve chiedere scusa per un atto di autentico sciacallaggio politico. Scusa per la fuga dal processo in Ungheria, scusa ad un'intera categoria di uomini e donne che ogni giorno tutelano la nostra sicurezza, scusa agli italiani che sono rappresentati da una così. La destra italiana - e lo ha detto a chiare lettere nel momento della verità - semmai si è sentita tradita da quel poliziotto omicida. E tu, onorevole europea, da che parte stai, con Askatasuna o il poliziotto preso a martellate a Torino? È davvero grave la posizione di Ilaria Salis, che poi va a toccare un nervo scoperto: il rapporto tra responsabilità penale e ruoli pubblici è un tema che in Italia scatena sempre reazioni fortissime, soprattutto quando sembra esserci una disparità di trattamento. Da un lato c'è lei che pontifica e critica l'idea che lo Stato o le forze dell'ordine possano avere "protezioni", ma si scorda che dall'altro beneficia di una protezione istituzionale molto forte come l'immunità parlamentare. I predicozzi nei suoi panni fanno danni ai suoi sostenitori. Perché Ilaria Salis manca di credibilità quando pretende di giustificare gli assalti alle forze dell'ordine - a partire da quelli verbali - mischiandoli con un no referendario che c'entra come i cavoli a merenda. Fatela tacere, questa privilegiata. Anzi no, stia zitta dopo il 22 e 23 marzo che fino a quella data sarà più utile a chi sostiene il sì alla fine dei privilegi di casta di certa magistratura.
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