s
Inchiesta sui cantieri stradali, la commissione del Comune fa flop
Ieri 08-01-26, 10:00
Da una riva all'altra del Tevere, a piazzale Clodio e in Campidoglio, due indagini sono andate avanti in parallelo per fare luce sui lavori di manutenzione stradale affidati dal Comune a ditte che farebbero parte della presunta «galassia» riconducibile, per gli inquirenti, all'imprenditore Mirko Pellegrini e al centro di un'inchiesta che ipotizza la corruzione negli appalti pubblici. Solo che, se la Procura ha fatto passi in avanti (il mese scorso c'è stato l'avviso di conclusione indagini, con la posizione anche di cinque funzionari pubblici sotto la lente), sembra essersi chiusa in maniera infruttuosa quella avviata a novembre 2024 in Comune e affidata dal sindaco Roberto Gualtieri a una «commissione ispettiva tecnica», incaricata di verificare la regolare esecuzione dei lavori. A far presente le difficoltà riscontrate sono gli stessi commissari, che lamentano di aver ricevuto documentazione insufficiente (pur affermando di averla richiesta più volte in ben 15 riunioni) e «per alcuni aspetti incompleta». Gli esperti lo scrivono nella relazione firmata il 15 giugno scorso, dopo mesi di approfondimenti su otto cantieri scelti tra quelli affidati alle ditte. Sono la riqualificazione stradale di viale delle Provincie, appalto del Municipio II; la manutenzione straordinaria di via Bitonto (Municipio VI); la manutenzione di via Mazzolani (Municipio VII) e poi quattro del dipartimento capitolino Infrastrutture e Lavori pubblici: la manutenzione ordinaria di via dell'Arte, via Ojetti, viale dell'Architettura e piazzale De Bosis e quella straordinaria di via Pineta Sacchetti. «Come già illustrato - si legge nelle 84 pagine della relazione finale - la documentazione che è stato possibile esaminare non è sufficiente per chiarire in maniera inequivocabile la completa corrispondenza fra quanto realizzato e il risultato atteso». Perciò «non è possibile dare una risposta univoca e definitiva al quesito fondamentale oggetto dell'incarico affidato alla commissione», che era composta da due esperti esterni e da uno interno. Ne facevano parte a titolo gratuito il professor Antonio D'Andrea, ordinario di Ingegneria civile e ambientale a La Sapienza; l'ingegnere Andrea Capuani, dirigente del ministero dei Trasporti, e l'architetto Stefano Bella, del dipartimento capitolino Lavori pubblici. A fine 2024, dopo le prime notizie trapelate sull'inchiesta, a Palazzo Senatorio era scattata l'operazione trasparenza, tanto che le conclusioni finali della commissione - aveva assicurato il Campidoglio - sarebbero state rese pubbliche. Cosa che però in più di sei mesi non è avvenuta. Così a ottobre scorso il capogruppo capitolino della Lega, Fabrizio Santori, ha presentato un accesso agli atti venendo ieri a conoscenza, in primis, del risultato delle verifiche svolte dalla commissione. Sarebbero quindi emerse «carenze di spessore (nel manto, ndr) tali da dover applicare la prescrizione di capitolato di ricarica con un altro strato, fino al raggiungimento dello spessore di progetto» per via dell'Arte, via Ojetti e via Bitonto. In altri casi, le carenze non sarebbero state tali «da compromettere la funzionalità della pavimentazione ma evidentemente ne diminuiscono le prestazioni e comunque possono aver determinato un compenso per l'appaltatore maggiore di quanto dovuto, in quanto nessuna detrazione risulta mai essere stata effettuata». Altre volte ancora sarebbe stato usato più binder (meno costoso) a fronte di un carente strato di usura. Alle ditte interessate sarà consentito il contraddittorio ma è sugli uffici capitolini che la relazione dei commissari sembra concentrarsi. Si legge ancora infatti che «è necessario evidenziare che le analisi effettuate a cura delle varie direzioni avevano fornito, invece, dati sempre conformi ai valori attesi». La commissione poi raccomanda ulteriori verifiche e suggerisce al Comune di chiedere «opportuni chiarimenti ai laboratori di analisi impiegati nel corso dei lavori e valutarne approfonditamente il livello di competenza tecnico-scientifica». Poi la doccia fredda: «L'incompletezza della documentazione disponibile - si legge - costituisce un tema di riflessione rispetto all'organizzazione adottata dall'Amministrazione comunale per l'espletamento delle attività di controllo dei lavori pubblici regolata dal Codice degli Appalti, nonché rispetto alla obiettiva inadeguatezza dei sistemi di archiviazione (cartacei o informatizzati)». Secondo Santori «le piogge di queste ore hanno fatto emergere in modo drammatico una verità che denunciamo da mesi: il sistema dei controlli sulla manutenzione stradale non funziona. Un quadro che - sostiene il leghista - coincide in modo inquietante con quanto emerge dalla relazione ispettiva interna, che avrebbe dovuto imporre una svolta immediata e che invece è rimasta, nei fatti, inascoltata».
CONTINUA A LEGGERE
5
0
0
Il Tempo
Ieri, 23:56
L'Iran vuole la libertà. Gli Ayatollah tremano. Black out a Teheran
Il Tempo
Ieri, 23:05
Leao pareggia al 92°, Stanciu sbaglia il rigore al 99°, Milan-Genoa 1-1
Il Tempo
Ieri, 22:21
Crans Montana, la Procura di Roma apre inchiesta sul rogo
Il Tempo
Ieri, 21:54
Venezuela, liberato l'imprenditore Gasperin. E ora si spera per Trentini
Il Tempo
Ieri, 21:35
