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Incontro carbonaro su logo e asse con Dibba. Il ritorno di Grillo per insidiare Conte
Oggi 01-07-26, 14:43
Un vero e proprio incontro “carbonaro”. Nessuno sa niente. Nessuno vuole riferire nulla. Ma Grillo è passato per l'hotel Forum e avrebbe fatto più di qualche semplice telefonata. L'obiettivo, dicono i ben informati, è far capire all'esterno che il fondatore del M5S c'è ed è pronto a dire ancora la sua, anche in un ruolo diverso dal passato. L'importante è sbarazzarsi quanto prima, politicamente parlando, di quel Conte che lo ha messo alla porta. Questo, d'altronde, sarebbe stato il senso della chiacchierata via streaming, svoltasi nel pomeriggio di ieri e a cui avrebbero preso parte diversi parlamentari e amici del comico. Al centro del confronto soprattutto la questione “simbolo”. Beppe avrebbe rassicurato i suoi sull'attesa udienza: salvo rinvii, dovrebbe svolgersi entro fine luglio. Difficilmente si arriverà a sentenza. La strada auspicata, riferisce chi ha partecipato alla discussione, è quella dell'“inibizione”, ovvero fare in modo che Giuseppi non possa utilizzare il logo a 5 Stelle alle politiche. Anche per l'“avvocato del popolo” non sarebbe impresa facile correre senza lo storico marchio. “Nova” certamente non ha lo stesso appeal di quegli astri che, dal 2009, rappresentano l'alternativa. Si sarebbe, infatti, parlato di un sondaggio per cui l'ex premier, senza l'emblema della scalata, perderebbe addirittura quattro punti percentuali. Altro nodo all'ordine del giorno del popolo del Vaffa, poi, le alleanze. L'adesione al campo largo, a certe latitudini, non è mai stata digerita. Stiamo parlando, d'altronde, di quella forza che doveva aprire il palazzo come la più banale scatoletta di tonno. Aspetto differente, invece, è collaborare per un contenitore anti-sistema, d'ispirazione populista, che possa attrarre tutti quegli italiani che non cercano a destra, o meglio in Vannacci, un'alternativa al bipolarismo. In tal senso, la strada è una soltanto: avviare un confronto con “Schierarsi”, l'associazione fondata da Dibba. Seppure i rapporti tra il cabarettista e il suo ex seguace Alessandro, negli ultimi anni, non siano stati idilliaci, il fine giustifica i mezzi e, dunque, non è da escludere che, dopo l'annunciata intenzione del padre di rimescolare nuovamente le carte, possa esserci l'intesa che non t'aspetti. Grillo è consapevole di non essere più attrattivo come una volta. Gli anni sono trascorsi e i treni passano. Più di qualcuno lo accusa di non essersi ribellato all'istante. Discorso differente, al contrario, è se Beppe faccia un passo di lato per ergersi a padre nobile di un nuovo cartello del Vaffa, in grado di dare il benservito non solo alla destra meloniana, ma soprattutto a quei progressisti-indipendenti vicini a Conte. In questo contenitore potrebbero rientrare soggetti come “Agorà”, il neonato soggetto filorusso che ha come ispiratore il sociologo Angelo D'Orsi, Pro Pal, antagonisti moderati e volti noti della società civile, come la relatrice speciale delle Nazioni Unite, Francesca Albanese. Ecco perché gli stessi collaboratori dell'attore ligure lo avrebbero esortato a spendersi in questa direzione. Se l'ex presidente dell'Antimafia, Nicola Morra, dice di «non sapere nulla» dell'incontro capitolino e del collegamento via Skype, chiarisce come per il suo storico riferimento «l'opportunità di tornare dalla porta principale c'è stata e non è stata sfruttata al meglio». Anche Paolo Becchi, lo storico ideologo del M5S, è convinto su come Grillo, stavolta, non si spenderà, in prima persona, per un nuovo Movimento. Viceversa non mollerà un centimetro nella contesa legale sul simbolo. «Quelle stelle – ribadisce l'esperto – sono una sua creazione. Ha fondato i 5 Stelle e non permetterà che questa storia vada avanti senza di lui. Detto ciò, Grillo interviene solo ora perché sa bene che può dare fastidio in vista delle elezioni. Crede nell'inibizione. Non avere il simbolo per Conte sarebbe più di un semplice svantaggio».
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