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Iran, il piano di Trump per far uscire le 600 navi bloccate nel Golfo Persico
Oggi 15-03-26, 20:03
La guerra tra Iran e Stati Uniti, iniziata lo scorso 28 febbraio, ha riportato al centro della crisi lo Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici più importanti per il commercio energetico mondiale. Con il traffico marittimo fortemente limitato e molte rotte di navigazione bloccate, il passaggio attraverso lo stretto, da cui transita circa il 20% del petrolio globale, è diventato sempre più difficile. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, d'accordo con il segretario alla Difesa Pete Hegseth, ha dichiarato che le petroliere e i mercantili saranno scortati da navi da guerra, precisando che “le operazioni di scorta inizieranno presto”. Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, tra le opzioni al vaglio del governo americano ci sarebbe un incremento della potenza aerea per neutralizzare missili e droni lanciati dall'Iran o, in alternativa, l'invio di truppe di terra per prendere il controllo del territorio intorno allo Stretto. Un'eventuale operazione di scorta richiederebbe l'impiego di navi da guerra statunitensi che, anche con il supporto di marine alleate, attraverserebbero lo Stretto di Hormuz affiancando le petroliere. Le unità militari avrebbero il compito di bonificare l'area da eventuali mine e di difendere le imbarcazioni commerciali statunitensi da possibili attacchi iraniani condotti dalla cosiddetta “flotta zanzara”, composta da piccole e veloci imbarcazioni d'assalto. Gli esperti ipotizzano che potrebbero servire due navi per ogni petroliera oppure una dozzina di navi per convogli di cinque-dieci petroliere, al fine di garantire la protezione aerea necessaria. Questo perché le brevi distanze nello Stretto rendono molto più difficile intercettare missili e droni. Secondo Bryan Clark, ricercatore senior presso l'Hudson Institute ed ex ufficiale della marina, la sola presenza di navi da guerra non basterebbe per garantire la sicurezza delle rotte. “Parliamo di migliaia di soldati e marinai, e di un investimento finanziario piuttosto consistente, e potrebbe essere necessario continuare così per mesi'', ha osservato l'esperto. Sarebbe infatti necessario affiancare alle unità navali almeno una dozzina di droni MQ-9 Reaper, incaricati di pattugliare l'area e colpire i sistemi di lancio di missili e droni iraniani lungo la costa. Ma un'operazione di questo tipo comporterebbe il dispiegamento di migliaia di militari, con missioni che potrebbero protrarsi per mesi, a fronte di un investimento economico molto dispendioso. Inoltre, per destinare le navi alla scorta delle petroliere bisognerebbe ridurre la disponibilità per altre operazioni missilistiche, sia offensive che difensive. Non solo. Le ripercussioni sul traffico marittimo rischierebbero di essere molto pesanti. La società di analisi Lloyd's List Intelligence ha stimato che il transito delle petroliere potrebbe scendere fino al 10% dei livelli abituali e lo smaltimento dell'arretrato di oltre 600 navi mercantili internazionali ferme nel Golfo potrebbe richiedere diversi mesi. Tuttavia, pur adottando queste misure - sottolinea ancora il Wall Street Journal - c'è comunque il rischio concreto che l'Iran riesca a danneggiare le unità militari o commerciali. Un'altra ipotesi prevede un intervento militare più ampio nel sud dell'Iran, con l'obiettivo di impedire attacchi alle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz. Verosimilmente l'operazione potrebbe iniziare con bombardamenti sulla costa, seguiti dallo sbarco dei Marines e da incursioni mirate contro basi di droni e lanciamissili. Ad ogni modo, secondo gli analisti militari, per mantenere il controllo dell'area sarebbe necessario un impegno più lungo e complesso, con il rischio di scontri diretti con i Guardiani della Rivoluzione Islamica e con la loro unità d'élite, la Forza Quds, specializzata nella guerra asimmetrica
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