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Iran, la violenta repressione di Khamenei: 30 mila morti in 48 ore
Oggi 25-01-26, 12:49
Trentamila morti in sole 48 ore. Sarebbero questi i numeri delle vittime della repressione iraniana tra l'8 e il 9 gennaio scorso. Una carneficina messa in atto dalle forze governative e le milizie legate all'Ayatollah Khamenei avrebbero così spezzato le manifestazioni con l'uso sistematico della forza e della violenza. A renderlo noto la rivista Time che ha citato due alti funzionari del Ministero della Salute di Teheran, rimasti anonimi, e che avrebbero descritto quella che è stata a tutti gli effetti una mattanza. Secondo le fonti del magazine statunitense, in poco meno di 48 ore sarebbero esaurite le scorte di sacchi per cadaveri. Inoltre le ambulanze, ormai ai limiti delle loro capacità, sarebbero state rapidamente sostituite da autoarticolati a diciotto ruote che andavano e venivano negli ospedali militari con un numero imprecisato di cadaveri. Sempre second Time, la stima delle due fonti di 30.304 morti è nettamente al ribasso. Impossibile infatti calcolare i manifestanti ricoverati negli ospedali militari di tutto il paese, deceduti successivamente a causa delle ferite riportate, o ancora più arduo stimare le vittime in aree periferiche o in luoghi dove la repressione iraniana non ha fornito alcun bilancio. L'impressione quindi è che ci possano essere numeri ancora più alti dietro la fine della proteste. Tutto questo mentre nel frattempo la Guida Suprema del paese pare essere scomparsa nel nulla e, secondo fonti vicine all'opposizione, si troverebbe in un rifugio sotterraneo a Teheran dove vivrebbe nascosta. Non è la prima volta che questa ipotesi circola: già durante la “guerra dei 12 giorni” – il conflitto scoppiato tra Iran e lo stato ebraico lo scorso anno – si vociferava che Khamenei si fosse rifugiato in un bunker sotterraneo inaccessibile e altamente fortificato. Oggi come allora, per l'Ayatollah e il suo entourage il timore è lo stesso: un attacco Usa o di Israele, o combinato, che lo tolga di mezzo. Tutto questo perché nel frattempo Donald Trump continua a minacciare il paese, dicendo che gli Usa stanno monitorando la situazione e che una grande flotta statunitense si sta dirigendo verso l'Iran. Nel frattempo, come spesso accade, Teheran ha mostrato i muscoli e smentito i racconti occidentali. Il console iraniano a Mumbai ha sostenuto pubblicamente che Khamenei abbia “personale di sicurezza a proteggerlo” ma che non si debba “pensare che sia nascosto in un bunker o in un rifugio”. Nel frattempo dal Medio Oriente giungono notizie sui dispiegamenti Usa nell'area: secondo due funzionari di Washington, il Pentagono avrebbe inviato nell'area la portaerei Lincoln, tre cacciatorpedinieri lanciamissili e una dozzina di caccia F-15. Secondo invece i media israeliani, il capo del Comando centrale degli Stati Uniti, l'ammiraglio Brad Cooper, è giunto nel paese per un incontro coi vertici militari locali. E sempre in Israele sono arrivati il genero di Trump, Jared Kushner, e il suo inviato, Steve Witkoff, per parlare col premier Benyamin Netanyahu proprio di Iran e di Gaza.
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