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Istituto Carducci occupato e devastato. "Senza prove non pagano né gli alunni né i genitori"
Oggi 27-05-26, 09:01
Studenti liberi di occupare e devastare le scuole della Capitale. A pagare per i danni provocati alle strutture non saranno né gli allievi né i loro genitori. A meno che il singolo istituto non dia prove concrete, studente per studente, delle azioni vandaliche compiute all'interno dell'edificio scolastico durante l'occupazione. Questa la prospettiva tracciata dai magistrati del Consiglio di Stato, i quali si sono ritrovati a prendere in esame le proteste della mamma e del papà di un ragazzo che frequenta la sede di via Asmara dell'istituto di istruzione superiore «Giosuè Carducci» e che ha preso parte all'occupazione effettuata il 16 novembre del 2025, occupazione durata solo ventiquattro ore ma dagli effetti letteralmente devastanti. Giusto per avere un'idea del caos provocato dai vandalismi di alcuni studenti - incappucciati e armati di spranghe - è sufficiente dire che, proprio a causa dei danni arrecati all'istituto durante una sola giornata di occupazione, la scuola poté riaprire solo il primo di dicembre. Furono necessari ben quattordici giorni per ridare dignità (ed agibilità strutturale) al plesso di via Asmara. Drammatico il panorama con cui dovettero confrontarsi i vertici della scuola, una volta rientrati nell'istituto, alla fine di ventiquattro ore di devastazione: lavagne e sedie distrutte, banchi spaccati, prese elettriche divelte dalle pareti, computer e monitor danneggiati con l'acqua, estintori staccati dai murati e svuotati nell'istituto, distributori automatici presi d'assalto, saccheggiato il bar dell'istituto. Come ciliegina sulla torta, poi, sfondate le porte della presidenza e della segreteria didattica, e i registri abbandonati nei corridoi e, addirittura, lanciati dalle finestre dell'istituto. All'epoca, in decine di scuole superiori della Capitale furono messe in scene azioni di protesta per solidarietà, almeno ufficialmente, verso il popolo palestinese e contro la guerra portata avanti da Israele. In realtà, l'occupazione fu, in alcune occasioni, solo la valvola di sfogo per studenti «specializzati» in vandalismo. Per uno degli allievi del «Carducci» furono adottati provvedimenti drastici: sospensione per venti giorni e obbligo di risarcire la scuola sborsando quasi 10 mila euro. A contestare la linea dura, ovviamente, i genitori dello studente, i quali si sono visti dare ragione solo in parte. Confermata dai giudici la sospensione per venti giorni scolastici inflitta allo studente, con «l'obbligo dell'istituto scolastico di approntare le misure idonee a garantire la continuità dello studio autonomo da parte dell'alunno, in modo da non pregiudicarne irreparabilmente il profitto». Cancellata, invece, la richiesta di risarcimento - per 9 mila e 777 euro - avanzata dall'istituto scolastico per i danni cagionati alla struttura durante le ventiquattro ore di occupazione. Ciò perché «è mancata l'indicazione del contributo causale apportato dallo studente» alla devastazione della scuola, hanno messo nero su bianco i magistrati del Consiglio di Stato.
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