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La Cgil perde sempre più iscritti, così fa cassa con gli stranieri
Oggi 04-03-26, 10:13
Per anni, la sinistra ha ripetuto come un mantra che «gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare». Tra questi «lavori», ora possiamo includere pure il tesseramento alla Cgil, in particolare alla Federazione lavoratori dell'agro-industria (Flai). Nel 2025, su 232mila iscritti alla categoria, la presenza di lavoratori stranieri è cresciuta da 78mila del 2024 a 81mila, arrivando al 35 per cento del tesseramento complessivo. Sotto la spinta di una simile platea, lo scorso febbraio, è nato così il primo coordinamento nazionale migranti della Flai Cgil, un organismo che unirà i già presenti diciotto coordinamenti regionali. Questi verranno affiancati da altre associazioni e organizzazioni che si occupano di migrazione, come la Ong Mediterranea Saving Human, la quale traghetta migranti in Italia sotto la guida dell'antagonista Luca Casarini. Tra i primi obiettivi della Flai, quello di «costruire insieme alla Cgil le condizioni per una grande mobilitazione nazionale che respinga il tema odioso della remigrazione», ha spiegato Matteo Bellegoni, capo dipartimento politiche migratorie e legalità della Flai Cgil. «Superare il limite linguistico e culturale e spiegare quali sono i loro diritti: sono persone che hanno pagato dai 10 ai 16 mila euro, a volte anche 18 mila, per venire qui», ha commentato l'avvocato Fabienne Cotza dello studio Buccioni & Lanzilao, convenzionato con il sindacato. Ciò documenta ancora una volta che l'immigrazione clandestina non riguarda persone che scappano dai Paesi d'origine a causa della guerra e della povertà. La stragrande maggioranza degli immigrati cerca fortuna nel nostro Paese, spesso privi di documenti e visto, finanziando il business dei trafficanti di esseri umani. Per quanto riguarda la Cgil a livello complessivo, gli iscritti sono in continua diminuzione. In dieci anni, sono passati da 5.482.401 a 5.172.844. Di questi, il 47 per cento è pensionato. Nel 2024, ben il 18 per cento degli iscritti alla Cgil era straniero, con un aumento di 8.195 tesserati. Nel 2023, l'aumento si era attestato al 17,74 per cento. Ciò potrebbe essere il motivo che ha spinto il sindacato rosso alle campagne di tesseramento rivolte agli stranieri. Dopo la sua elezione, la prima visita ufficiale del segretario generale Maurizio Landini fu nel centro di accoglienza per richiedenti asilo di Palese, in provincia di Bari, dove aveva incontrato i 545 ospiti. Il Patronato Inca Cgil gestisce una rete globale che «garantisce assistenza, tutela e rappresentanza anche fuori dall'Italia, tramite associazioni di diritto locale convenzionate». Era stato fondato negli anni '50 per assistere gli emigrati italiani all'estero. Poi, quarant'anni dopo, ha ampliato la sua missione, aprendo sedi nei Paesi d'origine dei migranti stranieri. Tra questi, troviamo il Marocco, la Tunisia e il Senegal. I servizi gratuiti sono rivolti sia agli stranieri che hanno lavorato regolarmente in Italia sia agli immigrati di altri Stati che necessitano assistenza legata al welfare, e comprendono: pratiche fiscali e amministrative italiane, traduzioni, diritto di soggiorno e permanenza, contratti di lavoro e affitto, corsi di lingua italiana, riconoscimento titoli di studio e ricongiumento familiare. Circa 200mila persone all'anno beneficiano delle prestazioni dell'Inca Cgil. Mentre le casse si svuotavano per la diminuzione sistematica degli iscritti, la Cgil si è trasformata a tutti gli effetti in un sindacato multiculturale grazie ai fondi del Fami dell'Unione europea, quasi 3,2 milioni di euro negli ultimi tre anni. Una prima quota di 980mila euro è stata destinata all'Inca per il progetto Shubh, un programma per sostenere i titolari di protezione internazionale in un percorso di autonomia socio-economica. La seconda fetta di soldi dei contribuenti europei, pari a quasi 1,5 milioni di euro, riguarda il progetto Form@, il quale offre percorsi di informazione e orientamento in Senegal a figli, coniugi e genitori di cittadini senegalesi residenti in Italia, che hanno effettuato richiesta di ricongiungimento familiare. Del valore di 650mila euro, il programma Form2@ elargisce gli stessi servizi in Albania, Egitto, Marocco e Tunisia.
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