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La governance del capitale biologico nella leadership maschile contemporanea
Oggi 19-02-26, 10:52
La leadership maschile contemporanea si confronta con un livello di complessità decisionale crescente, caratterizzato da esposizione prolungata allo stress, responsabilità economiche significative e carico cognitivo continuativo nel tempo. In questo scenario, la funzione sanitaria rimane prevalentemente orientata alla prevenzione delle patologie conclamate, mentre riceve minore attenzione il territorio intermedio in cui la stabilità fisiologica inizia a modificarsi prima che emerga una diagnosi. Tra l'assenza di malattia e la presenza di patologia esiste una zona clinicamente silenziosa ma fisiologicamente rilevante, in cui si osservano variazioni progressive della composizione corporea, oscillazioni ormonali subcliniche, alterazioni metaboliche borderline e riduzione della capacità di recupero. Tali fenomeni non configurano necessariamente uno stato patologico, ma incidono in modo cumulativo sulla resilienza sistemica e sulla continuità delle funzioni cognitive e decisionali. Nel contesto della classe dirigente maschile, spesso collocata nella seconda metà della vita, queste modificazioni assumono un significato che va oltre la dimensione individuale. La qualità del giudizio, la tolleranza allo stress, la lucidità strategica e la stabilità emotiva costituiscono variabili determinanti nei processi decisionali ad alto impatto. Ignorare la dimensione fisiologica di tali variabili significa trascurare un fattore strutturale della leadership contemporanea. Il concetto di capitale biologico consente di inquadrare questa problematica in termini sistemici. Esso rappresenta l'insieme integrato delle risorse fisiologiche e neurocognitive che sostengono la stabilità funzionale dell'individuo nel tempo, configurandosi come un margine di manovra che può essere preservato, orientato o progressivamente eroso. La sua gestione non può essere affidata esclusivamente alla logica reattiva della cura, che interviene quando la soglia clinica è superata, ma richiede un modello di governance capace di integrare valutazione longitudinale, gerarchizzazione delle priorità e intervento proporzionato. La distinzione tra prevenzione e preservazione diventa in questo senso centrale. La prevenzione mira a ridurre la probabilità di un evento patologico; la preservazione agisce sulla traiettoria, proteggendo l'integrità strutturale del sistema prima che il rischio si traduca in danno manifesto. Nel caso della leadership maschile, preservare il capitale biologico non rappresenta un atto individualistico o performativo, ma una forma di responsabilità coerente con la funzione decisionale esercitata. Introdurre la governance del capitale biologico nel dibattito sulla leadership non significa medicalizzare la classe dirigente, bensì riconoscere che la stabilità decisionale si fonda anche su una base fisiologica monitorabile e orientabile nel tempo. La medicina resta centrale nella diagnosi e nel trattamento della patologia; tuttavia, accanto alla cura, emerge la necessità di un livello complementare di governo della traiettoria biologica, capace di integrare dati, priorità e interventi in una visione coerente e continuativa. In un'epoca in cui la leadership è analizzata attraverso lenti economiche, psicologiche e organizzative, la dimensione biologica rimane spesso implicita. Renderla esplicita non significa ridurre la leadership alla fisiologia, ma riconoscere che la continuità decisionale e la resilienza strategica sono sostenute anche da un'infrastruttura biologica che può essere preservata attraverso disciplina, misura e visione nel tempo. Nota dell'Autrice La riflessione proposta nasce dall'esperienza clinica maturata nel confronto con uomini impegnati in contesti ad alta responsabilità decisionale, nei quali la stabilità fisiologica rappresenta una variabile spesso implicita ma strutturalmente rilevante. Negli ultimi anni ho approfondito e strutturato un modello orientato alla governance del capitale biologico maschile nella seconda metà della vita, con particolare attenzione alla continuità decisionale e alla preservazione della traiettoria fisiologica nel tempo. Il presente contributo si inserisce in questo percorso di studio e applicazione clinica. Dott.ssa Angela Maurizi Urologa-Androloga PhD Tecnilogie Avenzate in Chirurgia
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