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La profezia di Thiel su tecnologia e cristianesimo. L'evento top secret
Oggi 16-03-26, 08:57
Tra i giudizi avventati che le lezioni romane di Peter Thiel hanno suscitato, c'è stata la sentenza per cui il pensiero cattolico non sarebbe compatibile con la cosiddetta tecno-destra. A differenza di quel che accade con l'intelligenza artificiale, che sbaglia per dei fenomeni di surriscaldamento, si può supporre che, nel caso di un simile (pre)giudizio umano, l'allucinazione abbia origine nell'ignoranza invincibile. Si può forse dimenticare che è dal pensiero cattolico che scaturì il modello universitario europeo, con tutte le innovazioni tecnologiche che ne seguirono? O scordarsi che erano devoti cattolici scienziati del calibro di Georges Lemaitre, il cosmologo gesuita che teorizzò il Big Bang, o quel padre Gemelli che promosse dei progressi fondamentali nella psicologia del lavoro? Anche se è un investitore e non uno scienziato in senso stretto, Thiel è un interlocutore importante per chi guarda alla cultura e al progresso del sapere da una prospettiva cattolica e conservatrice. L'imprenditore americano è consapevole che lo sviluppo tecnologico a cui assistiamo, in una forma sempre più accelerata, trae le sue origini da pratiche del sapere e istituzioni profondamente religiose. Cattolico egli stesso, benché controverso, Thiel si serve di immagini bibliche che non ha inventato lui e che fino a non molto tempo fa erano costanti nell'auto-comprensione dell'Occidente. I concetti di Armageddon e Anticristo, in particolare, servono a spiegare che la civiltà contemporanea si trova di fronte a una falsa dicotomia: da un lato, la minaccia di una catastrofe globale (nucleare, ambientale, etc.) e forme di millenarismo sempre più insistenti; dall'altro, l'uso di quella prospettiva antitecnologica come uno spauracchio, per favorire un ordine mondiale assoluto che controlla tutti e previene qualsiasi cambiamento. E proprio la stasi è quanto di meno conservatore vi sia, perché il conservatore autentico si interroga costantemente su che cosa merita di essere salvato e che cosa, invece, va superato e questo è il motore di ogni innovazione. La risposta a questa preoccupazione, per Thiel, è altrettanto compatibile con una prospettiva cattolica: sforzarsi di tracciare una terza via, per quanto stretta e controintuitiva, e superare visioni del mondo superficialmente alternative e limitate al qui ed ora, senza riferimenti trascendenti. Il fatto che la sua proposta avvenga in un contesto riservato non tradisce chissà quale complotto, ma solo l'esigenza di svolgere una conversazione delicata lontano dagli schiamazzi e, appunto, dall'ignoranza invincibile. Non stupisce che chi sa assai poco di cattolicesimo o di Peter Thiel (e si affretta ugualmente a emettere le proprie sentenze su entrambi) resti chiuso in piccole questioni tattiche, il referendum, i rapporti con la stampa, le cortesie istituzionali a senso unico, che non importano a nessuno se non a chi ci ha costruito una carriera; e che resti confuso (o ‘allucinato') dalla possibilità che il pensatore e imprenditore americano abbia davvero delle proposte articolate, che meritano ascolto, silenzio e carità intellettuale, tutte pratiche del pensiero che sono tipiche del cattolicesimo tradizionale. La vera domanda allora è: chi è l'oscurantista?
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