s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
La sberla di Castro jr a Salis&Co. «I cubani vogliono il capitalismo»
Oggi 01-04-26, 10:16
Convinti di conoscere la realtà di Caracas meglio dei Venezuelani, di comprendere le arzigogolate dinamiche di Teheran in modo più lucido rispetto agli iraniani e di analizzare senza fallo il futuro di L'Avana con maggiore sangue freddo dei Cubani. La sinistra da salotto, quella con la villetta in collina e la boria nell'anima, ha ricevuto l'ennesimo schiaffo in faccia. Che è arrivato pochi giorni dopo il rientro da Cuba dell'europarlamentare di Avs, Ilaria Salis, dalla "missione" della Flotilla «Nuestra America». In realtà, come è noto, la donna che occupava le case (altrui) è giunta nell'isola caraibica in aereo. Perché compagna col pugno sinistro alzato sì, contro Trump anche, preferibilmente però seduta in business class su un comodo volo intercontinentale. E mentre i nipotini di Carlo Marx si erigevano a rebeldes, uniti contro l'embargo dei cattivoni per eccellenza (gli Americani), Sandro Castro, nipote del defunto leader Fidel Castro, durante un'intervista alla Cnn, spiegava quale fosse la realtà nei cuori (e nella testa) del suo popolo. «Credo che la maggior parte dei cubani voglia essere capitalista, non comunista». Un concetto netto, tagliente, che lascia poco all'immaginazione, ma che appare come un gancio da knockout rivolto sulla mandibola degli attivisti che sognano (ancora) il Sol dell'Avvenire. «A Cuba ci sono molte persone che pensano in chiave capitalista. Ci sono molte persone qui che vogliono praticare il capitalismo nel rispetto della sovranità nazionale», ha aggiunto il giovane influencer di 33 anni, criticato dall'universo castrista al potere sull'isola per i suoi video ironici, che gli hanno però regalato una certa notorietà sui social (oltre 150.000 follower su Instagram. Il nipote di uno dei capisaldi del comunismo (reale) planetario ha ricordato come i suoi video siano girati «su una situazione tesa e triste», riferendosi alle crescenti tensioni tra L'Avana e Washington, che hanno ulteriormente accelerato il collasso economico di Cuba. «Almeno cerco di rendere felici le persone, di far spuntare un sorriso sui loro volti. Non mi permetterei mai di deridere una situazione che vivo anch'io – ha aggiunto - Dobbiamo aprire il modello economico, eliminare la burocrazia», ha sostenuto a proposito di un eventuale controllo sulla nazione caraibica da parte degli Stati Uniti. «Sono un rivoluzionario, ma un rivoluzionario di idee, di progresso, di cambiamento», ha aggiunto, facendo capire che oggi la difesa cocciuta del comunismo degli anni Sessanta è del tutto antitetico allo sviluppo economico, al futuro e, soprattutto, alla felicità del popolo cubano. La critica all'attuale presidente Miguel Díaz-Canel è netta e perentoria: «Secondo me non sta facendo un buon lavoro».
CONTINUA A LEGGERE
6
0
0
Guarda anche
Libero Quotidiano
Greta Thunberg zittita dall'esule cubana: "Fai un favore a tutti noi"
Il Tempo
12:08
