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La supercazzola di Arcuri. Un'arringa infinita in cui spazia da Freud al Papa, ma non spiega nulla
Oggi 29-07-26, 07:31
«Sai che intenzioni ho? Di seppellire la Colosimo sotto una montagna di documenti». Ascoltando l'audizione dell'ex commissario Domenico Arcuri in Commissione Covid tornano alla mente le parole che Roberto Scarpinato pronunciò al telefono con l'ex pm Gioacchino Natoli. Arcuri inizia a parlare alle 10.30, va avanti fino alle 14.50, prendendo due piccole pause, e si interrompe solo perché i lavori alla Camera obbligano il presidente Lisei a fermare l'audizione. Il testo che l'ex commissario legge conta 314 pagine, in cui si ripercorre per filo e per segno non solo l'attività del Comitato tecnico scientifico, ma anche l'atmosfera che si respirava in quei giorni. Il tutto condito da una serie di citazioni che vanno da «Lutto e melanconia» di Sigmund Freud all'enciclica di Papa Leone XIV, passando per Albert Einstein, Jane Austen, Hans Kelsen e Hannah Arendt. Una serie infinita di dettagli da cui però non si riesce a rispondere alla domanda fondamentale: dove sono finiti i 900 milioni di euro (a favore di chi ancora non lo sappiamo), sulla ormai nota maxi commessa da 1 miliardo e 250 milioni di euro per 800 milioni di mascherine dalla Cina? Arcuri spiega che non ci fu nessuna maxi commessa, ma si trattò di sei diverse commesse. Precisazione puntuale. Non la dobbiamo più chiamare maxi commessa? Va bene, però i numeri sempre quelli sono quando si va ad analizzare il volume complessivo degli ordini fatte in Cina. Secondo Arcuri i circa 85,5 milioni di euro da attribuire a soggetti non identificati, derivanti dai 19 centesimi di differenza per singola mascherina, erano già indicati nell'offerta commerciale e servivano a coprire imballaggio, sdoganamento, trasporto e consegna, non commissioni occulte. Per l'ex commissario era necessario andare in Cina a rifornirsi di mascherine perché né la Protezione civile né Consip riuscivano a procurarle. Bene, però questo non toglie il fatto che si doveva andare a prendere mascherine certificate e non qualsiasi tipo di dispositivi di protezione individuale. Ma per Arcuri quelle mascherine cinesi non erano farlocche. Bene, resta da spiegare il motivo per cui, all'epoca dei fatti, il funzionario Miguel Martina denunciò il fatto che si stessero sdoganando mascherine inidonee. L'ex commissario non fa mai riferimento alla denuncia del funzionario. Inoltre non spiega come mai il verbale CCT (prot. 7789/RI, 25 marzo 2020) istituzionalizzò la rinuncia ai controlli sostanziali previsti dal Codice Doganale dell'Unione (artt. 46, 188, 189). Quelle mascherine presentavano il marchio CE ma senza i quattro numeri identificativi che dovevano certificare i Dpi di III categoria. Per non parlare del fatto che nei primi mesi del 2020 l'Agenzia delle Dogane autorizzò le mascherine «ictu oculi» ossia a colpo d'occhio; senza cioè sottoporle a dei test di laboratorio. Capitolo controlli sulle spese. Arcuri spiega in un passaggio che fu lui a chiedere che nel team del Cts prendesse parte anche un magistrato della Corte dei Conti. Benissimo, il punto è che la presenza di un magistrato non equivale al controllo istituzionale dell'organo Corte dei conti. Non a caso la regolamentazione delle eventuali verifiche della Corte dei Conti arrivò dopo e prevedeva un controllo volontario. Le questioni in ballo sarebbero ancora molte, ma concentriamoci su un ultimo tema: la circolare 18/2026 delle Agenzie della Dogane. Quella con cui si stabilisce che lo sdoganamento di una merce non equivale alla sua autorizzazione al commercio. Una circolare che la stessa Agenzia ha sospeso il 13 luglio 2026 proprio perché continuava ad essere male interpretata. Non è un caso che dopo la citazione di Arcuri in commissione esce un comunicato proprio dell'Agenzia per chiarire che anche all'epoca non avesse valenza retroattiva. A quel punto Arcuri, nella seconda parte della sua audizione in serata, tenta la spiegazione dicendo che lui si riferiva non tanto a quella circolare quanto al suo contenuto pressoché identico a una norma contenuta nel Cura Italia. Della serie, se per la circolare delle Dogane non era possibile c'era comunque una norma del Cura Italia che permetteva di farlo.
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