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Lazio, nessuna congiura. Più facile inventare complottismi che dare risposte
Oggi 15-07-26, 09:49
Caro Direttore, nessuna congiura. La narrazione è sempre la stessa: se sono due, uno deve aver convinto l'altro; se sono dieci, c'è un organizzatore; se sono mille, una cabina di regia; se diventano trentamila, scatta il complotto. Ed ecco il paradosso: per qualcuno, tutto questo non può essere accaduto per fede, passione ed esasperazione di un popolo. Deve esserci, per forza, una regia. È un modo tanto comodo quanto antico di evitare la domanda vera. È più facile inventarsi una macchinazione che dare delle risposte. Come quelle poste dal nostro giornale e alle quali “Lotito il Superbo” non risponde. Le tante personalità che hanno aderito alla protesta non possono aver partecipato semplicemente da tifosi: devono avere qualcuno dietro. A cominciare da Francesco Rocca, governatore del Lazio e per decenni eroico presidente della Croce Rossa, fino a Mauro Masi, oggi presidente del Fucino e grand commis d'État che ha attraversato i principali centri del potere, da Banca d'Italia a Palazzo Chigi. E poco importa se lo abbiano detto a chiare lettere. Se poi è Il Tempo a raccontare la protesta, ponendo mesi fa per primo la domanda su quanti soldi servano davvero per il Flaminio, allora i dietrologi di professione si convincono che ci sia la mano dell'editore. Anche Angelucci ha smentito in modo categorico: il gruppo non si occupa di sport. Se non, in maniera generosa ed encomiabile, dell'ippoterapia attraverso lo straordinario centro Buon Respiro di Viterbo. È il cortocircuito della dietrologia: si prova a delegittimare le persone. Report ha fatto scuola; gli imitatori non mancano. E se a scrivere è anche uno che avrebbe sussurrato ai potenti, il caso è chiuso. Poco importa che una fotografia lo ritragga, a dieci anni, mentre abbraccia all'Olimpico l'allenatore della Lazio: certe passioni vengono da molto prima di qualsiasi sospetto. Schopenhauer ci ha scritto un libro. Piuttosto, c'è da chiedersi perché una manifestazione di trentamila persone, pacifica, ordinata e civile, che attraversa Roma per contestare la gestione della propria squadra, trovi così poco spazio sui quotidiani nazionali e nelle principali televisioni. Ma i tifosi laziali, che sanno soffrire, sono fiduciosi: i presidenti passano, la Lazio resta.
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