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“Senza alcuna credibilità”. Violante attacca Askatasuna e chi giustifica le violenze
Oggi 03-02-26, 09:10
"Non è la borghesia torinese che conosco io. Certamente c'è una parte dell'intellettualità di Torino che non definirei giustificatrice, ma quantomeno comprensiva nei confronti di spiriti insurrezionali, di rottura degli equilibri. Mi riferisco al ruolo storico dell'azionismo, ma anche alla cultura salesiano-cattolica, e alla tradizione socialista e comunista. Nella nostra cultura di sinistra c'è un po' questa ispirazione. E dentro ci sono finite scelte meno responsabili. Non si può non capire che se da varie parti d'Europa viene gente chiamata a raccolta da Askatasuna, è chiaro che non vengono per farsi una passeggiata sul Lungo Po". È l'analisi di Luciano Violante, ex magistrato, in un'intervista al quotidiano "La Stampa". "Chi ha rotto il patto è stato Askatasuna. Sono stati loro a sfasciare la redazione de 'La Stampa' e a dare l'assalto delle Ogr. In questo modo hanno perso qualunque credibilità come organizzazione. Il collettivo deve riguadagnarsi una credibilità per poter essere un interlocutore, altrimenti non lo è. Mi riferisco ai tentativi che ha fatto il sindaco, secondo me assolutamente apprezzabili, di costruire un rapporto positivo". "Non mi pare si possa parlare di terrorismo come quello che fu. E neppure di quella 'zona grigia' che circondò il fenomeno. A parte il fatto che trasformare il contingente in generale è sempre un errore. Questo fenomeno contingente dei giorni nostri ha la sua pericolosità, certamente, ma anche i suoi limiti e le sue caratteristiche. E non mi pare che nella borghesia italiana ci sia un atteggiamento di indifferenza o neutralità", conclude Violante.
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