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“Volevano uccidere tutta la famiglia”. Il caso ricina è un giallo inquietante: cosa non torna
Oggi 02-04-26, 16:46
Ultime novità sul caso che ha sconvolto il piccolo paese di Pietracatella, in provincia di Campobasso. Gli ultimi esami tossicologici effettuati sul sangue di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, hanno escluso la presenza della ricina, la potente tossina che ha invece provocato la morte della moglie e della figlia quindicenne. Una conferma importante per gli investigatori, che chiarisce come l'uomo è scampato all'avvelenamento, così come la figlia maggiore Alice, che quella sera non era presente in casa. Gianni Di Vita, commercialista e già sindaco del piccolo comune molisano, e la figlia Alice saranno nuovamente ascoltati dai magistrati nelle prossime settimane. Gli interrogatori serviranno a ricostruire nel dettaglio quanto accaduto nella serata del 23 dicembre e nelle ore successive, quando tutto è precipitato. Tutto ha avuto inizio durante la classica cena dell'antivigilia di Natale. La famiglia Di Vita si riunisce come ogni anno nella loro casa a Pietracatella, ma poco dopo il pasto Antonella e la figlia Sara accusano malori improvvisi. Entrambe vengono trasportate d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli di Campobasso, dove i medici inizialmente ipotizzano un'intossicazione alimentare. Anche Gianni viene ricoverato, ma, pur colto da malore, non presenta tracce di ricina. In un primo momento cinque medici dell'ospedale sono stati iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo, accusati di non aver riconosciuto la gravità dei sintomi delle due donne e di aver ritardato i soccorsi. A fine marzo 2026, gli esiti più approfonditi delle analisi tossicologiche hanno rivelato la presenza di ricina nei corpi di Antonella e Sara. È una tossina naturale, estremamente potente e letale anche in piccole dosi, ricavata dai semi della pianta di ricino. La scoperta ha trasformato il caso da presunta intossicazione accidentale a duplice omicidio premeditato, con la Procura di Larino che coordina le indagini e indaga contro ignoti. Gli investigatori ipotizzano che la sostanza sia stata somministrata all'interno della casa, probabilmente attraverso cibo o bevande, anche se i dettagli sulla dinamica esatta restano ancora da chiarire. Una delle domande principali riguarda la provenienza della ricina: non è una sostanza facilmente reperibile e richiede competenze chimiche specifiche per essere estratta e purificata. Gli inquirenti non escludono la possibilità che sia stata acquistata tramite il dark web, ma valutano anche la pista interna alla famiglia o a persone vicine, dato che la sostanza è stata somministrata nella casa di famiglia. La cognata di Di Vita, in un'intervista a TgCom, ha ipotizzato una possibilità inquietante: "Forse volevano uccidere tutta la famiglia". È un sospetto che gli investigatori non trascurano, considerando che marito e figlia maggiore sono rimasti illesi. Pietracatella è un paese di appena 1.200 abitanti: la notizia dell'avvelenamento deliberato ha lasciato la comunità attonita, e molti residenti faticano a credere che un atto così efferato possa aver avuto origine dall'interno della comunità. La casa resta sotto sequestro per consentire ulteriori accertamenti scientifici, mentre ogni nuova testimonianza e ogni accertamento forense potrà essere decisivo per individuare i responsabili di uno dei casi più inquietanti della cronaca recente italiana.
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