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Liguria, primo suicidio assistito. Luciano: "Mia libertà è dire basta"
Oggi 04-03-26, 17:56
Si chiamava Silvano, il 56enne genovese affetto da sclerosi multipla progressiva che lo scorso 26 febbraio è deceduto dopo l'autosomministrazione di un farmaco per il fine vita fornito dal Servizio sanitario nazionale. Il paziente ha atteso un anno dal momento della richiesta ed è diventato la 12esima persona in Italia a rientrare in questa procedura, la prima in Liguria. In assenza di medici Asl disponibili a vigilare sulla procedura, Silvano è stato assistito dal dottor Mario Riccio, medico anestesista, consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni, che nel 2006 si era occupato già di Piergiorgio Welby e di alcuni pazienti che hanno avuto accesso al suicidio medicalmente assistito. La malattia aveva reso il paziente tetraplegico, recandogli gravi difficoltà nella comunicazione e nella deglutizione. Questo lo costringeva a richiedere un'assistenza continuativa per ogni attività, dalla più semplice alla più complessa. Mangiare, bere, assumere farmaci, muoversi erano tutte azioni impossibili da eseguire senza un aiuto. Silvano aveva un catetere vescicale permanente ed era sottoposto a manovre meccaniche per l'evacuazione, dunque le condizioni cliniche e le sofferenze erano diventate per lui intollerabili. Nel giugno 2025 l'azienda sanitaria aveva comunicato il parere positivo sulla sussistenza dei requisiti, senza tuttavia indicare le modalità esecutive della procedura. Si è reso così necessario l'intervento dei legali di Silvano, coordinati dall'avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell'Associazione Luca Coscioni. Solo a seguito di formale diffida e messa in mora, e ulteriori diffide nei mesi successivi, la Asl ha trasmesso, lo scorso ottobre, la relazione finale contenente anche le modalità operative e Silvano, dopo un anno dalla richiesta, ha scelto di procedere. ''La mia libertà di scelta è quella di dire basta alle sofferenze, è amore per me, per chi sono e sono stato. Mi auguro vivamente che la mia lotta - aveva detto Silvano in un suo appello - possa servire ad altri nella mia stessa condizione per non dovere attuare la volontà di autodeterminarsi in altri Paesi, lontano da tutto e da tutti. Chiedo, in primis, alla Regione Liguria di garantire tempi certi di risposta e verifica delle condizioni e al Parlamento italiano che legiferi per rispettare la libertà di scelta dei malati che oggi non possono accedere al fine vita con un percorso chiaro e rispettoso delle nostre scelte. Il silenzio non deve più essere fonte di sofferenza per le persone che vivono la mia stessa situazione''.
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