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L'inerzia del Csm sul pm De Pasquale: condannato ma resta al suo posto
Oggi 14-03-26, 09:35
Si sono perse le tracce del procedimento, aperto ormai da anni al Consiglio superiore della magistratura, per incompatibilità ambientale nei confronti di Fabio De Pasquale, condannato in primo e secondo grado per omissione di atti d'ufficio. La storia professionale di De Pasquale attraversa oltre trent'anni di giustizia italiana. Magistrato della Procura di Milano, il suo nome emerge nei primi anni Novanta. Nel 1992 è tra i pm che indagano Giorgio Strehler, direttore del Piccolo Teatro, accusato di truffa. L'inchiesta produce un'enorme eco mediatica e colpisce uno dei più importanti registi. Strehler reagisce con parole durissime contro quella che definisce la «faccia oscura» della giustizia. Nel 1995 verrà assolto da tutte le accuse. Pochi mesi dopo morirà. Un anno dopo De Pasquale entra in un'altra vicenda drammatica della stagione di Mani Pulite: l'indagine sul presidente dell'Eni Gabriele Cagliari. Già detenuto per altre inchieste, Cagliari riceve una nuova ordinanza di custodia cautelare richiesta proprio dal magistrato milanese. Dopo un interrogatorio nel quale si dichiara fiducioso di poter ottenere la scarcerazione, l'imprenditore rimane in carcere. Il 20 luglio 1993 viene trovato morto a San Vittore con un sacchetto in testa. Il suicidio provoca un'ondata di polemiche, ispezioni ministeriali e procedimenti giudiziari che si concluderanno con archiviazioni. De Pasquale diventa uno dei pm più noti conducendo il processo Mediaset che porterà, nel 2013, alla condanna definitiva di Silvio Berlusconi per frode fiscale. Quella sentenza avrà effetti politici dirompenti: l'ex presidente del Consiglio perderà il seggio in Parlamento in virtù della Legge Severino. L'ultimo capitolo della sua carriera è il processo per corruzione internazionale relativo all'acquisizione di una licenza petrolifera in Nigeria da parte di Eni. L'accusa sosteneva che dietro l'operazione da oltre un miliardo di dollari si nascondesse un gigantesco sistema di tangenti. Nel marzo 2021 il Tribunale di Milano smonta l'impianto accusatorio e assolve tutti gli imputati con formula piena, tra cui l'amministratore delegato Claudio Descalzi. Ma il punto più grave non è l'assoluzione. Nelle motivazioni della sentenza i giudici sottolineano che non aveva depositato documenti potenzialmente decisivi per la difesa. Il tribunale definisce «incomprensibile» tale scelta. Da questa circostanza nasce una indagine a Brescia per omissione di atti d'ufficio nella quale De Pasquale viene condannato. Si attende ora la Cassazione. La circostanza più curiosa in questa vicenda riguarda però l'atteggiamento del Csm. L'organo di autogoverno non ha mai concluso, dopo averlo descritto come un magistrato privo dei requisiti di imparzialità ed equilibrio, la valutazione sulla sua incompatibilità ambientale o funzionale. Nel sistema ordinamentale della magistratura la «pregiudiziale penale» vale per il procedimento disciplinare, ma non per la procedura di incompatibilità ambientale o funzionale che risulta aperta da circa cinque anni. Sono numerosi i precedenti nei quali il Csm ha portato avanti tali procedure pur in presenza di procedimenti penali o disciplinari pendenti per gli stessi fatti. Si possono ricordare i casi del pm fiorentino Paolo Barlucchi e dei colleghi Cesare Sirignano o Stefano Fava, sottoposti contemporaneamente a procedimenti penali, disciplinari e a procedure di incompatibilità senza che il Csm sospendesse quest'ultime in attesa dell'esito definitivo dei processi. Ma non solo. Il Csm su questa vicenda aveva anche avviato una attività istruttoria, disponendo addirittura una trasferta al palazzo di giustizia Milano a gennaio 2022. Eppure, a distanza di anni, tutto sembra essersi fermato, facendo emerge una incredibile asimmetria. Un amministratore pubblico può essere rimosso dalla propria funzione sulla base di una sentenza di primo grado (che potrebbe essere ribaltata in appello o in Cassazione). Un magistrato condannato in primo e secondo grado resta invece al suo posto. Il "caso" De Pasquale rappresenta allora non soltanto una vicenda giudiziaria controversa, ma soprattutto un simbolo delle contraddizioni dell'autogoverno della magistratura e dei suoi evidenti "doppi standard" rispetto ad altri settori della vita pubblica. Con un "retropensiero": non è che qualcuno ha deciso di aspettare che De Pasquale sia prima andato in pensione?
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