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L'odio rosso uccide il 25 aprile. Aggressioni ed ebrei cacciati al grido: "Siete delle saponette mancate"
Oggi 26-04-26, 07:42
«Siete solo saponette mancate». La frase detta all'indirizzo della Brigata Ebraica ha caratterizzato la giornata di ieri. Un 25 aprile che in due piazze simboliche, Roma e Milano, ha mostrato fino in fondo la deriva che già alla vigilia si vedeva nei manifesti, nei post, nelle convocazioni militanti. La Liberazione piegata a tribunale ideologico, il corteo trasformato in filtro politico e la memoria ridotta a recinto da cui espellere chi non si allinea. A Milano il corteo, al quale secondo l'Anpi hanno partecipato circa 100mila persone, si è fermato per circa due ore a causa delle contestazioni allo spezzone della Brigata Ebraica, poi costretto a uscire scortato, protetto e isolato dal resto della manifestazione, accompagnato verso via Fatebenefratelli tra contestazioni, tensioni e insulti. Una scena che da sola basta a raccontare il fallimento politico della giornata alla quale l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e le comunità ebraiche in Italia avevano deciso di non partecipare ufficialmente nel rispetto dello Shabat, giorno del riposo ebraico. Ma la stessa comunità aveva lasciato libertà di scelta ai singoli. E così, a Milano la Brigata Ebraica ha scelto di unirsi al corteo. Ma la "cacciata" era stata annunciata e il post dei Giovani palestinesi d'Italia, diffuso nel pomeriggio dopo le tensioni, lo scrive con brutalità soddisfatta: «Cacciato lo spezzone sionista dal corteo del 25 aprile a Milano». Sotto, ancora più esplicito, il bilancio politico della giornata: «Cacciati i sionisti della Brigata Ebraica e il loro intero spezzone sionista e filo-Usa dal corteo nazionale del 25 aprile». E infine la rivendicazione del metodo: una folla che blocca il corteo per più di due ore fino a quando gli indesiderati non vengono isolati e cacciati. Insieme alla Brigata ebraica anche una rappresentanza di iraniani «che manifestavano con noi - ha detto il il presidente del Museo della Brigata ebraica, Davide Romano - sono stati spostati dalla polizia a seguito delle pressioni di gruppi estremisti di sinistra che ne volevano impedire il passaggio. Un atto intollerabile, che non può e non deve passare sotto silenzio». Alla fine tutti sono usciti dal corteo da via Senato scortati dai City Angels e dalle forze dell'ordine. Una delegazione, composta tra gli altri dall'ex parlamentare Pd e presidente di Sinistra per Israele Emanuele Fiano, dal consigliere comunale di Azione Daniele Nahum, dallo stesso Davide Romano e dal presidente della comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi, è stata ricevuta dal questore Bruno Megale. Per Romano «il diritto a commemorare il contributo eroico della Brigata ebraica alla liberazione dell'Italia dal nazifascismo - un contributo di sangue, sacrificio e determinazione - è stato negato da chi si arroga il monopolio della memoria e della piazza. Ma la violazione non si ferma qui. Insieme a noi marciavano cittadini iraniani, ucraini, georgiani, anch'essi colpiti dall'intolleranza di chi non tollera la presenza del "diverso"». A Roma non è andata meglio. La giornata si è aperta con l'aggressione al gruppo di +Europa arrivato al corteo con bandiere europee, ucraine, iraniane, palestinesi, venezuelane e del Rojava. Tutto è cominciato nei pressi di Porta San Paolo quando, poco prima delle ore 11, una decina di manifestanti ha raggiunto l'area della Piramide Cestia sventolando bandiere ucraine. Le forze dell'ordine sono intervenute per evitare che la situazione degenerasse. In quei momenti alcuni manifestanti, riconducibili all'area dell'estrema sinistra, avrebbero utilizzato spray urticante anche in direzione di agenti in borghese. La tensione è poi rientrata con l'allontanamento dei manifestanti pro-Ucraina, rimasti sotto monitoraggio delle forze dell'ordine. Ma la bandiera ucraina è stata incendiata. Quella europea hanno provato a strapparla. Ci sono stati spintoni, tentativi di allontanamento, la necessità di mettersi sotto tutela dentro una manifestazione che avrebbe dovuto essere il luogo più elementare della libertà democratica. Matteo Hallissey, presidente di +Europa e Radicali Italiani, è stato soccorso dal 118 a causa di un'aggressione con spray al peperoncino che gli ha causato l'abrasione corneale provocata appunto dallo spray urticante. Prima del corteo, Cambiare Rotta Roma aveva convocato la piazza con un testo che opponeva due campi morali assoluti. Da una parte i giovani gappisti di via Rasella, Gramsci, Cuba, Palestina, i popoli ribelli. Dall'altra i sostenitori del vecchio ordine, l'imperialismo Usa, il riarmo dell'Unione europea, Giorgia Meloni. «Vecchi nemici, nuove resistenze, ricacciamoli nelle fogne, costruiamo il mondo nuovo», è stato lo slogan di lancio della giornata. «La memoria non si cancella - recitava il post. Alle provocazioni dei fascisti rispondiamo scendendo in piazza. All'omaggio dell'esempio glorioso dei partigiani di ieri, uniamo l'impegno per formare le nuove resistenze, la battaglia contro il governo Meloni che ha già ricevuto un primo schiaffo con la vittoria del NO al referendum, la battaglia internazionale e internazionalista contro il Blocco di Cuba, contro le aggressioni imperialiste, contro un futuro di leva militare e guerra totale». Una mobilitazione militante già pensata come scontro, dunque, con il 25 aprile usato come infrastruttura simbolica per regolare i conti del presente dove gli scontri interni alle frange estremiste della sinistra sono, se possibile, più cruente di quelle con gli "avversari". Bersaglio del 25 aprile nella Capitale, infatti, è stato anche il sindaco Roberto Gualtieri. Da sotto il palco nel parco Schuster, punto di arrivo del corteo dell'Anpi per il 25 aprile, una donna ha iniziato ad inveire contro il primo cittadino: «Fascista» e «il Comune di Roma ha fatto un accordo con i sionisti». Alla contestazione la piazza ha risposto con fischi nei confronti della donna mentre i manifestanti applaudivano e incitavano Gualtieri e un'altra voce dal palco riprendeva la donna. «I fascisti non sono qui, sono altrove. Sono al governo». «Grazie a tutti - ha risposto il sindaco dal palco - Ma sono cose che succedono. A noi le piazze piacciono vere. Ne abbiamo fatte tante di assemblee». A Bologna, poi, un uomo con bandiere dell'Ucraina e dell'Europa è stato allontanato dal corteo antagonista intitolato «Blocchiamo la guerra, mandiamo a casa il governo Meloni, rompiamo con il modello Lepore». L'episodio sarebbe avvenuto in mattinata nei pressi di piazza dell'Unità, in zona Bolognina. Il video dell'allontanamento, pubblicato online, ha suscitato polemiche e le reazioni di diversi esponenti politici. Nel corso della manifestazione, inoltre, si è registrato anche un lancio di verdure contro la sede bolognese di Fratelli d'Italia. Partito da piazza dell'Unità il corteo, al quale hanno preso parte circa 5 mila attivisti, si è fermato davanti alla sede di FdI in via Stalingrado, presidiata dalle forze dell'ordine, dove è cominciato il lancio di ortaggi. La stessa sede, nelle scorse settimane, era già stata oggetto di imbrattamenti. Una giornata politicamente rivelatrice, che ha mostrato chi considera ancora il 25 aprile una memoria comune e chi invece lo vuole trasformare in una dogana ideologica.
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